BELLE

BELLE
di Mamoru Hosoda


A metà tra il romanzo di formazione e l'avventura fantasy e sci-fi, Belle fatica a trovare una propria identità e originalità. In crisi d'ispirazione il regista Mamoru Hosoda, che da uno spunto interessante non riesce a trarre una storia altrettanto interessante, né a far partecipare lo spettatore alle vicissitudini della protagonista, a differenza del pubblico virtuale del film conquistato dalle doti canore. Ad Alice nella Città nella Festa del Cinema di Roma 2021.

Un'eredità pesante e una crisi senza fine

Fino a qualche anno fa Mamoru Hosoda veniva indicato da appassionati ed esperti di animazione giapponese come il più degno erede del lascito artistico di Hayao Miyazaki, che aveva come al solito annunciato un suo ormai improbabile ritiro. Difficile tuttavia indicare il motivo di tale incoronazione, per le evidenti differenze di stile e temi che separano i due registi. A unire Hosoda e Miyazaki, allora, forse solo la ricerca di un’emotività pura, cristallina e potente anche quando le loro storie si fanno complicate.

Belle, l’ultima fatica del 51enne regista di Toyama, tuttavia non può vantare né sofisticazione della trama né l’esito finale della commozione. Allo stesso tempo il racconto si fa sempre più farraginoso di minuto in minuto, con salti logici importanti e mancanza di coerenza interna che ne mina per l’appunto un messaggio molto positivo, per quanto sofferto.

Si conferma così la parabola discendente di Mamoru Hosoda, regista che aveva sorpreso tutti con il leggero e divertente La ragazza che saltava nel tempo, si era riconfermato con l’avvincente Summer Wars e si era imposto con un capolavoro conclamato come Wolf Children. I successivi The Boy and the Beast e Mirai avevano iniziato a mostrare il fianco a una mancanza di ispirazione, pur mantenendosi oltre la sufficienza, mentre l’ultima pellicola pare davvero un ritorno al quasi anonimato. In uscita il 20 gennaio 2022 per la distribuzione di Koch Media e I Wonder Pictures. In concorso nella sezione Alice nella città della Festa del Cinema di Roma 2021.

La Bella Magical Girl e la Bestia
Belle (2021) recensione

E dire che lo spunto di Belle sarebbe anche interessante. Ancora sconvolta dalla perdita della madre in giovane età, morta tentando di salvare una sua coetanea dall’annegamento, la liceale 17enne Suzu fatica enormemente a uscire dall’isolamento e e a sviluppare un rapporto con i compagni di classe e col padre, chiusosi in un sordo dolore.

Anche la passione di una volta, il canto, viene sepolta dal trauma, ma la scoperta della nuova app U – a metà tra social media e realtà virtuale – le permette di sfogare il suo talento artistico creando l’identità virtuale di Belle. Suzu, la cui identità, come quella degli altri utenti, rimane nascosta, diventa così una star mondiale; tuttavia la comparsa di un misterioso Dragone nel mondo virtuale smuove qualcosa nella ragazza e la porta a riconsiderare le sue priorità e la sua stessa ragione d’essere.

Una giovane delicata e insicura, simile a una principessa, e una Bestia (così viene chiamato con disprezzo il Dragone dalla polizia di U) violenta e feroce, ovviamente incompresa: il riferimento palese è al La Bella e la Bestia di disneyana memoria, comprensivo anche di coreografia danzante in volo, mentre un altro modello è quello delle magical girl dell’animazione seriale nipponica (si pensi a Creamy per avere un immediato riscontro). Due citazioni che purtroppo rimangono inerti e servono solamente a rimpolpare una narrazione esangue, che fatica sempre a decollare e a trovare un vero motivo di interesse.

J-Pop, lustrini e poca sostanza
Belle (2021) recensione

A frenare il film è quella che potremmo definire genericità: nelle canzoni di Belle, banalissimo e datato J-Pop; nell’estetica dei personaggi principali e secondari – anche per quel che riguarda gli avatar di U; nelle motivazioni delle azioni di Suzu e degli altri, corrette ma già viste tante altre volte; nella svogliatezza con cui viene raffigurato il mondo virtuale, al cui confronto certi romanzi cyberpunk della prima ora risultano avanguardia; e infine in una risoluzione freddamente anticlimatica che arriva dopo un momento molto più forte.

Rimangono sottotraccia alcune suggestioni che avrebbero meritato uno sviluppo maggiore, come quello di una protagonista respingente, in preda a crisi di pianto forsennato e dall’evidente disagio psichico, frenata da forti problemi relazionali. E invece i problemi di Suzu vengono usati come il più classico degli imprevisti per ritardare alcuni snodi della trama, in fatto di agnizioni e confessioni, mentre miglior sorte avrebbero merito alcuni personaggi ancillari e le loro dinamiche.

Altra felice intuizione è il modo in cui la tecnologia viene dipinta come un mezzo per recuperare i punti di forza nascosti di un utente, attraverso l’analisi delle sue ferite e debolezze, per quanto tutto ciò rimanga un processo non descritto che ha qualcosa di magico e ben poco di verosimile. Alla fine anche la scoperta della vera identità della Bestia, che sposta il baricentro emotivo del film di Mamoru Hosoda verso un’attitudine aperta nei confronti del prossimo, è una sorpresa che cade nel vuoto, perché mal preparata da un’opera più interessata a stupire con effetti speciali roboanti e scintillanti che a emozionare o avvincere.

Belle (2021) poster locandina

Titolo originale: Belle
Regia: Mamoru Hosoda
Paese/anno: Giappone / 2021
Durata: 121’
Genere: Animazione, Drammatico, Fantastico
Cast: Ermhoi, Fuyumi Sakamoto, Hana, Ikura, Kaho Nakamura, Ken Ishiguro, Kenjirô Tsuda, Kôji Yakusho, Mami Koyama, Mamoru Miyano, Michiko Shimizu, Ryô Narita, Ryôko Moriyama, Sachiyo Nakao, Shôta Sometani, Sumi Shimamoto, Takeru Satoh, Tina Tamashiro, Toshiyuki Morikawa, Yoshimi Iwasaki
Sceneggiatura: Mamoru Hosoda
Musiche: Ludvig Forssell, Taisei Iwasaki, Yûta Bandoh
Produttore: Yohann Comte, Yûichirô Saitô
Casa di Produzione: Dentsu, Kadokawa, Nippon Television Network (NTV), Studio Chizu, Toho
Distribuzione: I Wonder Pictures, Koch Media

Data di uscita: 20/01/2022

Alessio Cappuccio

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