NORTH SEA

NORTH SEA
di John Andreas Andersen


Presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma, North Sea prosegue nella rilettura (o meglio, nel recupero) dei canoni “classici” del disaster movie per opera del norvegese John Andreas Andersen: la componente grafica e di intrattenimento non è mai disgiunta dall’attenzione per le psicologie, e il racconto, pur in una certa inevitabile prevedibilità, intrattiene con ritmo e mestiere.

Ecologia di un disastro

Tra le anteprime mondiali di un certo rilievo di questa sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, una delle più significative è senz’altro questo North Sea, nuovo disaster movie firmato dal regista norvegese John Andreas Andersen. Un cineasta, Andersen, che ha alle spalle una solida esperienza come direttore della fotografia, e che tre anni fa si era già cimentato con il genere catastrofico nello spettacolare The Quake – Il terremoto del secolo, arrivato nelle nostre sale nell’estate 2019. Ora, con premesse simili nella coniugazione del tema affettivo e familiare con quello di una catastrofe collettiva – ma distinte nell’afflato ambientalista, assente dal film precedente – il regista torna a esplorare dal suo punto di vista un genere storicamente appannaggio – soprattutto – del cinema hollywoodiano. Un punto di vista, quello di Andersen, che conferma lo studio attento dei classici del genere di marca anglosassone (tra tutti, L’inferno di cristallo e L’avventura del Poseidon) e che unisce la sempre presente inclinazione per la componente spettacolare e “fisica” del filone, con un’attenzione mai trascurata per il lato narrativo e per la costruzione di un efficace climax nel racconto. Un climax che qui si nutre di un punto di vista di partenza femminile, quello di Sofia, addetta a una piattaforma petrolifera che si troverà a fronteggiare un disastro di dimensioni potenzialmente spaventose.

Il contrappasso allo sfruttamento

La narrazione di North Sea muove le mosse proprio dalla scoperta, risalente ormai a oltre mezzo secolo fa, di una serie di importanti giacimenti petroliferi nel Mare del Nord, con la successiva decisione del governo norvegese di dar luogo a un intensivo programma di estrazione. A raccontare la spregiudicata avventura il responsabile del programma Ecofisk, sullo sfondo di un misto di immagini di repertorio e di ricostruzione filmata; in seguito, l’azione si sposta ai giorni nostri, in un setting che vede la ricercatrice Sofia e la sua famiglia soggiornare in una piccola località nei pressi della piattaforma estrattiva. La donna, insieme al collega e amico Arthur, viene convocata d’urgenza sulla piattaforma nel momento in cui un cedimento improvviso del fondo subacqueo provoca il parziale collasso della struttura; l’evento provoca ingenti danni e un numero imprecisato di vittime, ma purtroppo siamo solo all’inizio. Il cedimento dà luogo infatti a un danno strutturale alla piattaforma, che finisce per sversare una quantità imprecisata di petrolio nelle acque continentali. Il danno ambientale diventerebbe catastrofico laddove il petrolio dovesse raggiungere le coste, provocando il collasso di tutte le attività economiche dei centri costieri. Sofia, suo marito Stian e Arthur si troveranno così impegnati nel difficile compito di limitare il più possibile i danni.

La via europea al disaster movie
North Sea (2021) recensione

Se il disaster movie americano, negli ultimi anni, si è mosso soprattutto nel recinto di una sua variante più muscolare e grafica (come nel vacuo San Andreas), esempi di genere come North Sea cercano al contrario una declinazione più europea e meno tonitruante del filone: come già nel precedente The Quake – Il terremoto del secolo, la prima metà del film di John Andreas Andersen è dedicata soprattutto allo studio dei caratteri e a un minimo di introduzione “scientifica” degli eventi. Pur laddove la cornice ecologista della vicenda finisce per risultare un po’ forzata (della narrazione in stile finto documentario che apre e chiude il film finiamo presto per dimenticarci) la componente psicologica e familiare del racconto fa di nuovo il suo con efficacia: pur senza la dettagliata introduzione del background dei personaggi, che aveva caratterizzato il film precedente (favorita dal fatto che si trattava di un sequel) i caratteri di Sofia, Stian e Arthur mostrano l’efficace fragilità degli eroi per caso, lontanissimi dagli stereotipi e capaci di generare empatia proprio in virtù della loro studiata verosimiglianza. Nonostante una durata relativamente limitata per lo standard dei blockbuster occidentali (circa un’ora e tre quarti), North Sea si prende tutto il tempo per preparare al meglio gli eventi, diluendo l’azione in tutta la sua prima parte per poi colpire duro, con un’efficace crescendo, nella seconda metà.

Tra scienza e intrattenimento

Se nella sua attenzione alle psicologie e alla costruzione narrativa North Sea sembra rifarsi ai classici del genere degli anni ‘70, l’ancoraggio alla credibilità del racconto richiama il recente (e quasi dimenticato) Deepwater – Inferno sull’oceano, indirettamente citato all’interno della storia (nell’evento di cronaca che lo ha ispirato). In questo, il film di Andersen riesce a smarcarsi dal piccolo limite che aveva caratterizzato quest’ultimo, forse troppo ricco di dettagli tecnici – anche in virtù del suo ancoraggio con gli eventi che lo ispirarono – a scapito della leggibilità e del ritmo dell’azione. Qui, il mix risulta complessivamente riuscito: e se i principali snodi di trama (compreso lo sbocco conclusivo del racconto) finiscono per essere un po’ prevedibili, la regia ad alta tensione riesce a supplire bene a quelli che restano limiti fisiologici del racconto (e in parte del genere). L’intrattenimento, di quelli solidi e intelligenti, in definitiva non manca.

North Sea (2021) recensione

Titolo originale: Nordsjøen
Regia: John Andreas Andersen
Paese/anno: Norvegia / 2021
Durata: 104’
Genere: Catastrofico, Drammatico
Cast: Anders Baasmo Christiansen, Arild Sondre Sekse, Bjørn Floberg, Halfdan Hallseth, Henrik Bjelland, Kristine Kujath Thorp, Mathilde Austegard Ypsøy, Pål Anders Nordvi, Rolf Kristian Larsen
Sceneggiatura: Harald Rosenløw-Eeg, Lars Gudmestad
Fotografia: Pål Ulvik Rokseth
Montaggio: Christian Siebenherz, Kalle Doniselli Gulbrandsen
Produttore: Catrin Gundersen, Magnus Thomassen, Martin Sundland, Olav Mellgren, Therese Bøhn
Casa di Produzione: Fantefilm

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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