SILVIO SOLDINI PRESENTA IL SUO 3/19 CON KASIA SMUTNIAK E FRANCESCO COLELLA

SILVIO SOLDINI PRESENTA IL SUO 3/19 CON KASIA SMUTNIAK E FRANCESCO COLELLA
Pensato prima che la pandemia cambiasse il modo di raccontarci anche al cinema, 3/19 si colloca alla perfezione in una realtà che ha dovuto fare i conti con la morte e l’elaborazione del lutto.

3/19 è la cifra con cui viene identificato il corpo di una persona non riconosciuta dall’obitorio comunale di Milano. Nello specifico è evidenziato l’anno e il numero in lista raggiunto. Da questo elemento fortemente impersonale, però, Silvio Soldini, in collaborazione con gli sceneggiatori Davide Lantieri e Doriana Leondeff, è riuscito a raccontare una storia che va profondamente nel personale. Grazie al personaggio di Camilla, instancabile avvocato per un’importante azienda finanziaria, porta sul grande schermo una vicenda dai molto sottotesti che, partendo da un evento del tutto casuale come un incidente, innesca un processo irreversibile di cambiamento personale nell’animo della sua protagonista.

Morte, vita, ricchezza, povertà, assenze, presenze, riconoscibilità e anonimato. Tutto sembra convergere nella necessità di rielaborare un lutto, per poter procedere attraverso la vita, seguendo magari dei percorsi diversi. Di questo e di molto altro il regista, insieme al cast composto da Kasia Smutniak, Francesco Colella e Caterina Forza, hanno parlato durante la presentazione stampa del film a Roma. 3/19 sarà in sala dall’11 novembre, distribuito da Vision Distribution.

Nel tuo cinema hai sempre dato largo spazio ai personaggi femminili. Con Camilla, però, ci troviamo di fronte ad una personalità profondamente diversa rispetto alle donne che hai raccontato fino a questo punto. Com’è stato costruito questo personaggio e cosa ti ha attratto di lei?
Silvio Soldini: Effettivamente Camilla è diversa dalle donne, che ho raccontato fino a questo punto. Apparentemente sembra poco umana, completamente assente di empatia, ma doveva avere queste caratteristiche proprio per condurla in un viaggio interiore verso la rinascita. D’altronde questo è un film dove gli opposti sono importanti, praticamente essenziali, partendo proprio da due destini che si scontrano casualmente, dando vita all’intero procedimento narrativo. Da una parte c’è una donna del ricco mondo occidentale e dall’altra un ragazzo straniero che scappa dalla guerra. Questa è la prima e più importante dualità, da cui partano tutte le altre.
Doriana Leondeff: Io credo che Camilla sia imparentata, in qualche modo, con le altre donne raccontate da Silvio. Tutte sono in cerca di qualche cosa per poter arrivare altrove, in un punto diverso rispetto a quello di partenza. Oltre al tema dell’identità, comunque, il nostro intento era quello di raccontare personaggi che iniziano a prendersi cura di se e degli altri. La stessa Camilla viene spostata dalla sua traiettoria iniziale da un caso improvviso e, grazie a questo, si mette in ascolto del mondo intorno a lei.

Camilla fa parte di una realtà sociale privilegiata. È una professionista con una vita lavorativa intensa ed una privata quasi assente. Come hai lavorato su di lei, quale aspetto ti ha conquistato?
Kasia Smutniak: È vero. Al centro della storia c’è una donna realizzata, che lavora nell’alta finanza. Intorno a lei c’è una Milano moderna, proiettata verso il futuro. L’aspetto che mi ha attratto maggiormente, però, è stato il cambiamento, l’evoluzione che subisce quasi in modo inconsapevole. Silvio, poi, ha utilizzato la macchina da presa per ottenere un punto di vista veramente ravvicinato, tanto che lo spettatore ha la sensazione di assistere in modo intimo a quello che accade nel suo animo. Per me, che ho vissuto dei profondi cambiamenti durante il corso della mia vita, questo film ha rappresentato un’esperienza davvero intensa.

Ad accompagnare il personaggio di Camilla verso una realtà intima ed emotiva diversa da quella conosciuta fino a quel momento è Bruno, direttore dell’obitorio di Milano. Nonostante passi gran parte delle sue giornate in un luogo deputato alla morte, il suo spirito sembra essere sempre leggero e delicato. Come hai lavorato su questo personaggio?
Francesco Colella: Bruno è un dono ricevuto da Silvio. Solitamente quando si affronta un nuovo ruolo, ci si affida alla propria professionalità che, spesso, diventa anche uno schermo protettivo. In questo caso, però, ogni forma di tutela personale è crollata perché ho capito che stavo partecipando a qualche cosa d’importante. Questo vuol dire che Bruno è migliore di me e seguire le sue azioni è stata una sorta di educazione sentimentale. Cercare di essere all’altezza di quest’uomo, in modo particolare, mi ha migliorato. Di lui, in particolare mi ha colpito l’equilibrio grazie al quale riesce a lavorare sempre a contatto con il dolore e la perdita. Due elementi, come l’elaborazione del lutto, che la nostra società tende ormai a negare costantemente.

In effetti, il tema della morte è centrale. Dipende forse anche dall’ombra un po’ pesante che la pandemia ha lasciato anche sul cinema?
Silvio Soldini: In realtà, durante la scrittura non siamo partiti dal concetto di morte. Lentamente, passo, dopo passo, il tema ha trovato il proprio spazio. Allo stesso modo, però, avviene anche per gli aspetti più vitali. Un valore aggiunto in questa storia, però, si deve all’incontro con il vero direttore dell’obitorio, che ha contribuito in modo molto evidente a definire il personaggio di Bruno.

Anche il personaggio di Camilla trae ispirazione da una donna che avete incontrato?
Kasia Smutniak: Non da una, ma da molte. Da tutte le avvocatesse che ho incontrato per costruire il personaggio. Mi sono trovata di fronte a delle donne molto forti che hanno dovuto accettare molte rinunce nel nome di un successo professionale. Di fronte a loro mi sono resa conto di quanto sono stata fortunata. Non ho dovuto rinunciare a molto per costruire la mia carriera. Non è un caso, infatti, che la famiglia rimane l’elemento centrale della mia vita. Camilla è nata così, senza troppa progettazione da parte mia. D’altronde io lavoro in modo istintivo, mi faccio guidare dal regista. Mi piace essere una materia da maneggiare e plasmare.

Un altro personaggio fondamentale in questa vicenda è la città di Milano. In che modo è stata messa al servizio della storia?
Silvio Soldini: E’ vero. Milano è molto visibile. La vediamo dalle finestre delle case e dei grattacieli, dominandola dall’alto. Poi c’è la sua visione dal basso, quella delle strade dove scende Camilla e dei luoghi che non avrebbero mai frequentato prima del suo scontro imprevisto. Credo che sia una città capace di diventare molto facilmente personaggio.

Tiziana Morganti

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