QUERIDO FIDEL, LA REGISTA VIVIANA CALÒ PRESENTA LA SUA OPERA PRIMA DOPO IL SUCCESSO AL BIF&ST

QUERIDO FIDEL, LA REGISTA VIVIANA CALÒ PRESENTA LA SUA OPERA PRIMA DOPO IL SUCCESSO AL BIF&ST
Dopo un lungo viaggio partito da Napoli e passato per il Bif&st, dove riceve due riconoscimenti per la regia e l’interpretazione, arriva al cinema Querido Fidel, storia sul sogno e l’utopia che cerca di dare nuova energia vitale per il futuro. A presentarlo alla stampa romana, insieme alla regista anche gli interpreti, Gianfelice Imparato e Alessandra Borgia.

Per portare al cinema Querido Fidel ci sono voluti ben nove anni e un numero infinito di acrobazie produttive. Nonostante la sceneggiatura valida, il coinvolgimento di attori di grande esperienza e l’assegnazione di fondi statali da parte della Regione Campania, il progetto, o meglio, il sogno cinematografico di Viviana Calò sembrava destinato a perdersi in un oblio abitato da altri buoni propositi non concretizzati. La nota dolente di questo film è stata l’aspetto produttivo che ha deluso, e non poco, le aspettative artistiche di una giovane regista. Fino a quando, almeno, la Calò non ha incrociato la sua strada con quella di Altri Sguardi, una giovane e coraggiosa casa di produzione. Grazie a queste sinergie e a una troupe piena di entusiasmo, dal 18 novembre la storia di Emidio e del suo sogno rivoluzionario arriverà sul grande schermo.

Ma chi è esattamente Emidio? Si tratta di un uomo che ha fatto di un sogno sociale il suo modello di vita. Figlio di un italiano che ha lottato accanto a Fidel Castro durante la rivoluzione cubana, continua a credere così fortemente all’ideale socialista da aver trasformato la sua casa in una vera e propria roccaforte di resistenza al consumismo yankee. Una convinzione che viene fortificata da una lettera che, ogni mese, riceve direttamente da Cuba e che porta, niente meno, la firma di Fidel. Ma perché il Generale Castro dovrebbe scambiare consigli e pensieri con un simpatizzante napoletano? Probabilmente non tutto è come appare. A svelare alcuni particolari di questa storia ironica eppur profonda, la regista Vviana Calò e i protagonisti Alessandra Borgia e Gianfelice Imparato.

Il film è pervaso da un forte senso di nostalgia e ironia per un mondo che è svanito. Durante le riprese quale di queste due sensazioni ha prevalso?
Viviana Calò: A prevalere su tutto è stata la fatica. Scherzi a parte, io credo che sia stata dominante l’ironia. In effetti, durante le riprese non ci siamo presi troppo sul serio. Credo che rimarcare la nostalgia sarebbe stato didascalico e avrebbe fatto del male al film. Proprio grazie a questa ironia, poi, la storia è diventata un racconto dedicato a tutta la famiglia. Sfido chiunque a non avere un personaggio così bizzarro e particolare nel proprio nucleo famigliare.

La sua è un’opera prima che lei ha definito quasi un atto eroico. Può dirci qualche cosa di più sulle fasi creative di questa avventura?
Viviana Calò: Lo confermo, è stata un’impresa molto coraggiosa. All’inizio ero seguita da una piccola casa di produzione che, poi, si è tirata indietro non volendo affrontare le difficoltà di un film indipendente. Allora l’ho fatto io senza avere le spalle coperte. Poi ho incontrato Davide Mastropaolo, che si è appassionato al progetto. Comunque, muoversi tra i misteri della produzione è stato veramente complesso, soprattutto se non hai un legame solido con una banca. Per questo dico che ci meritiamo un voto alto per aver portato a termine il film e averlo fatto esattamente come desideravamo. Il tocco finale, però, l’ha dato Dario Formisano. Con la sua saggezza, infatti, ci ha messo sulla giusta carreggiata.
Alessandra Borgia: Conosco la sceneggiatura fin dai primi passi risalenti a ben nove anni fa. Al termine del film sono rimasta favorevolmente sorpresa nel notare come, nonostante tutte le difficoltà, continui a rispecchiare alla perfezione lo spirito della sceneggiatura. E non è un risultato così scontato. Solitamente le intenzioni iniziali e gli umori cambiano per qualche accidente di percorso.
Gianfelice Imparato: Devo ringraziare Viviana, perché mi ha costruito un abito su misura. Io ho vissuto meno le fasi preliminari ma ho capito il valore della sceneggiatura fin dall’inizio. La cosa più importante, però, è che mi sono goduto le riprese. Viviana ha costruito e unito una squadra affiatata. Il loro entusiasmo si sente anche attraverso l’onda emotiva che arriva al pubblico.
Davide Mastropaolo: Per noi questo progetto ha rappresentato la sfida di poter realizzare un film interamente dalla parte di chi il sogno del cinema l’ha vissuto come creativo. Ci siamo incontrati con Viviana quando erano già tre o quattro anni che stava lavorando per realizzare la sua storia. Insieme abbiamo imparato a fare di tutto, dai runner ai commercialisti, sempre mettendo in primo piano la qualità del film. Non volevamo diventare certo quel modello di produttori che stavamo combattendo. Anche per questo abbiamo deciso di costruire una troupe molto giovane, dando a ognuno possibilità espressiva.

La vicenda è ambientata a Napoli che sembra essere la città giusta proprio per il suo fatalismo e per i sogni mancati. In questo senso possiamo dire che si tratta di un altro personaggio?
Viviana Calò: Napoli è assolutamente un altro protagonista. Per sua natura, infatti, offre spazio alla diversità. In ogni vicolo si può trovare una storia assurda che vive accanto a quelle normali senza attrito. Non è accettazione, perché questo prevede un giudizio. In questo caso si parla proprio di accoglienza, di normalità.
Gianfelice Imparato: Una delle ultime belle capacità di Napoli è di accogliere e convivere con le diversità. La città accoglie tutti, anche per un’abitudine storica. Il film non poteva che essere a Napoli che, però, non somiglia a Emidio. Questa, infatti, non si ostina nel sogno e nell’ideale. Anzi, è sempre pronta ad arrendersi.

Il personaggio di Emidio sembra ispirarsi alla tradizione della commedia napoletana senza cadere nei cliché. Come ha lavorato sulla sua interpretazione?
Gianfelice Imparato: Ho affrontato il personaggio evitando di cadere nella macchietta, quindi con serietà. Dovevo essere cosciente della mia sobrietà. Un personaggio può essere delineato con piccoli tratti. Se, poi, si ha a disposizione una sceneggiatura ben fatta, il lavoro dell’attore diventa meno faticoso.

Un altro personaggio centrale è quello della moglie Elena che sostiene il marito e, in gran parte crea la stessa illusione alimentando il sogno. In questo modo si evidenzia il potere rivoluzionario delle donne?
Viviana Calò: La donna ha sempre avuto un ruolo rivoluzionario, le doveva solo essere riconosciuto. In questa storia abbiamo due tipi di femminilità. La prima è quella che supporta in silenzio probabilmente perché non ha gli strumenti culturali per uscire allo scoperto. La seconda, invece, è rappresentata dalla nuova generazione, che spezza le catene perché ha la potenzialità culturale di andare oltre le mura domestiche.

Tiziana Morganti

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