ENCANTO: PRESENTATO ALLA STAMPA IL NUOVO FILM DISNEY

ENCANTO: PRESENTATO ALLA STAMPA IL NUOVO FILM DISNEY
Il nuovo film d’animazione della Disney, Encanto, è stato presentato dai registi Byron Howard, Jared Bush e Charise Castro Smith, insieme ai produttori, in un interessante incontro stampa via Zoom.

Arriverà in sala il 24 novembre, il prossimo film d’animazione targato Disney Encanto, per poi approdare un mese dopo sulla piattaforma Disney+. Una strategia diversa dal solito, quella della casa di Topolino, che punta a massimizzare il potenziale del film per la sala senza perdere il suo appeal “natalizio” – sfruttato tutto per la distribuzione in streaming. Sicuramente un buon compromesso, dopo l’uscita esclusiva per la piattaforma – che tante discussioni aveva provocato, specie nel caso del film del 2021 – degli ultimi due lungometraggi Pixar Soul e Luca.
È un film, Encanto, che immerge la poetica Disney (e i tipici numeri musicali dei prodotti dello studio, qui affidati alle canzoni di Lin-Manuel Miranda) nella “magica” realtà di una famiglia allargata della Colombia, in cui tutti (o quasi) hanno una capacità speciale che è anche un potere magico. Solo Mirabel, la protagonista, sembra essere priva di qualsiasi potere: e solo lei si rivelerà in grado di salvare la casa, e la famiglia stessa, dalla minaccia che sembra gravare su di essa.
In attesa dell’uscita, i registi Byron Howard e Jared Bush, la co-regista Charise Castro Smith, e i produttori Clark Spencer e Yvett Merino hanno presentato il film ai giornalisti italiani, in una interessante conferenza stampa via Zoom.

Come avete esplorato e portato sullo schermo i rapporti all’interno delle famiglie?
Byron Howard: Abbiamo iniziato a parlarne già cinque anni fa. Volevamo fare un film su una famiglia estesa, che è una cosa molto rara nell’animazione: di solito si esplora solo un nucleo familiare classico, mentre qui ci sono ben 12 personaggi principali.
Jared Bush: La cosa è divertente, perché per fare un buon film d’animazione serve molta ricerca, e la nostra ricerca in questo caso è stata molto approfondita. Molti di noi hanno famiglie complicate, come quella che si vede nel film: la famiglia è una cosa bellissima, ma spesso anche complicata.
Charise Castro Smith: Volevamo immergerci in una realtà familiare ed esplorarne tutti i ruoli archetipici: qui, tutti i ruoli sono chiaramente riconoscibili. Per ogni ruolo, volevamo andare sotto la superficie e analizzare cosa c’è nel profondo.
Yvett Merino: Le famiglie sono spesso complicate: per fare questo film abbiamo parlato molto tra noi, poi tornavamo a casa e parlavamo coi membri delle nostre singole famiglie. La nostra prima ricerca è stata questa.
Clark Spencer: Uno dei temi forti è quello dei sacrifici fatti dalla generazione più anziana (che qui è rappresentata dalla matriarca, Abuela). Capire Abuela, da dove viene, e il motivo per cui cerca di proteggere la famiglia, la casa e le persone, significa cercare di capire il sacrificio di tutte quelle persone più anziane per le generazioni più giovani.

Encanto conferenza stampa

Un altro tema sembra essere quello del peso delle aspettative, e le “crepe” che si aprono in una famiglia apparentemente perfetta…
Byron Howard: Ogni personaggio è un simbolo visuale. Sono archetipi: tutti abbiamo una famiglia che ci chiede certe cose, cose spesso difficili da realizzare. Tutti hanno delle aspettative, legate ai ruoli. In molte famiglie c’è una pressione di cui non si parla, che resta inespressa. Mirabel, qui, è una specie di catalizzatore, e viene colta mentre trova il suo ruolo. Anche per Lin è stata una opportunità musicale molto speciale: nel film c’è uno spettro molto ampio di tipi di musica, ogni canzone rappresenta una tipologia espressa dai membri della famiglia.
Jared Bush: Ci sono sia aspettative buone che cattive, basti pensare al personaggio di Bruno. A me è piaciuto esplorare entrambe le cose.
Charise Castro Smith: Quello delle aspettative è un tema di cui abbiamo parlato molto, così come dell’effetto dei social media, del loro modo di trasmettere il lato apparentemente migliore e più perfetto della vita delle persone. Mirabel passa attraverso questi aspetti di ognuno, per trovare invece le sue debolezze: questa è una lezione utile per capire chi siano davvero le persone.
Yvett Merino: Sia il personaggio di Isabel che quello di Luisa fanno uno sforzo ogni giorno per stare nel loro ruolo: il film cerca invece di guardare le cose più a fondo, di superare ciò che si vede delle persone ogni giorno.
Clark Spencer: Tutti i personaggi possono essere in qualche modo esagerati, magari simbolici, ma in fondo sempre realistici. È questo il bello dell’animazione, esagerare le cose per renderle simboliche e rappresentare la realtà.

Byron e Jared, voi avete collaborato già in Zootropolis. Com’è cambiato da allora il vostro modo di lavorare insieme?
Byron Howard: Ci conosciamo da 10 anni, ed è una benedizione lavorare insieme. Stavolta volevamo fare un musical, ed è stato questo che ci ha spinto a imbarcarci in questo progetto. Lo abbiamo pensato insieme. Ed è stato bello lavorare con uno come Jared, che ha un grande senso del realismo magico.
Jared Bush: La questione qui era: come facciamo a fare un musical d’animazione diverso dal solito? Come possiamo spingere in avanti i limiti del genere? Questo film per noi era un mistero: volevamo celebrare una famiglia estesa, che è una cosa che di solito l’animazione non fa. Ci sono ben 12 personaggi, una cosa che non era mai stata fatta: il film dà come la sensazione di stare lì dentro la casa, con loro. Non vedo l’ora di lavorare di nuovo con Byron.

Encanto conferenza stampa

Charise, lei ha attraversato vari generi nella sua carriera, compreso l’horror. Come ha fatto?
Charise Castro Smith: Mi piace molto lavorare tra i vari generi. Mi piacciono le storie con un forte contenuto emotivo, e quelle in grado di costruire dei mondi. Mi piacciono gli horror, e mi piacciono anche le storie familiari, come questa: credo sia tutto connesso.

Di quale talento particolare il mondo avrebbe bisogno, per le sfide di oggi?
Byron Howard: Il film è incentrato sulla prospettiva, parla del modo di guardare e vedere. Mirabel ha come degli occhiali speciali per vedere la sua famiglia e il mondo. Il vero superpotere è quello di vedere oltre le nostre differenze, e capire che ognuno ha il suo fardello da portare, a prescindere dalla sua categoria.
Jared Bush: Questo è un film sulla famiglia, ma il messaggio vale per tutti i tipi di rapporti, compresi quelli tra amici. Molti di noi passano attraverso le stesse sfide: quindi capire l’altro aiuta la comunicazione. Il potere di cui c’è bisogno è l’empatia.
Charise Castro Smith: Servono comunicazione, empatia, compassione: Mirabel queste caratteristiche le ha.
Yvett Merino: C’è bisogno di prendersi il tempo, di avere la pazienza di capire chi si ha di fronte. Viviamo in un mondo di estremi: invece bisognerebbe aspettare e sforzarsi di capire l’altro.
Clark Spencer: Questa è una storia sulla prospettiva, sulla comprensione e sull’aprirsi alle possibilità altrui. È questo il talento che serve.

Perché proprio l’ambientazione in Colombia?
Jared Bush: Il film lo abbiamo iniziato cinque anni fa, allora volevamo fare un musical: avevamo appena finito Oceania. Così abbiamo pensato a un musical ambientato in America Latina, ci sembrava una buona idea ambientarlo in quella parte del mondo. Serviva uno storyteller che avesse una prospettiva forte, e che però potesse includere tante prospettive diverse, un numero enorme di prospettive. Volevamo creare un mondo latinoamericano fantastico. Molti di quelli che ci hanno aiutato in Zooptropolis erano colombiani: la Colombia è proprio al centro dell’America Latina, ci sono tutte le componenti di quella parte del mondo riassunte, ed è anche una delle nazioni con più biodiversità del mondo. È poi è la patria del realismo magico, che ci è servito da ispirazione per il film.

Come avete inventato i poteri di ogni personaggio?
Charise Castro Smith: Abbiamo lavorato sui ruoli archetipici, e da lì siamo partiti per costruire ogni singolo potere. Il film è basato su realismo magico, quindi quei ruoli volevamo renderli grandi ed eccessivi e gioiosi.

Parlateci di come avete animato le parti cantate. Quale delle scene ha richiesto maggior lavoro?
Byron Howard: Abbiamo cercato di capire cosa un personaggio potesse esprimere, in ogni scena: è stata molto impegnativa quella iniziale di Isabel sulla famiglia Madrigal, quando lei danzando introduce ogni singolo membro della famiglia. È stata una scena molto varia, difficile da realizzare. E poi, penso a quella della canzone We don’t talk about Bruno, che era quasi una canzone con atmosfere thriller.

Encanto conferenza stampa

Ci sono delle similitudini tra il personaggio di Bruno, che predice sventure alla famiglia, e quello di Cassandra? Vi siete ispirati a lei, o ad altri personaggi della mitologia?
Jared Bush: Di solito alla Disney ci si orienta più verso le favole, mentre qui volevamo fare qualcosa di diverso: c’è soprattutto il realismo magico, quello di autori come Gabriel Garcia Marquez e Isabelle Allende. Volevamo buttarci negli archetipi familiari: ognuno di noi cercava di ritrovarli in se stesso. La nostra prima fonte comunque è stato il realismo magico, e le tradizioni di base delle famiglie colombiane.

Anche in Luca c’è un personaggio che si chiama Bruno. Perché avete scelto proprio questo nome?
Charise Castro Smith: Questa è una coincidenza divertente, strana. Nel nostro caso, il personaggio all’inizio si chiamava Oscar, ma ci serviva qualcosa che si adattasse meglio alla canzone. Il nome era perfetto per il pezzo che fa “We don’t talk about Bruno-no-no-no”. Ci scusiamo con tutti i Bruno del mondo! Ma è un gran personaggio.

Nel film ci sono ben tre generazioni di donne. Il vostro è un nuovo modo di raccontare la figura femminile?
Yvett Merino: Penso che i ruoli della donna siano molto diversi nelle varie parti del mondo. Qui abbiamo cercato di esplorare la figura della donna matriarca: anche nella mia famiglia era così, le decisioni importanti le prendeva mia madre. Avevamo un gruppo che era esso stesso un po’ una famiglia: e al nostro interno parlavamo molto di come le nostre famiglie fossero simili o diverse.

Marco Minniti

Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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