GREY’S ANATOMY, DICIOTTO ANNI IN SALA OPERATORIA CON MEREDITH

GREY’S ANATOMY, DICIOTTO ANNI IN SALA OPERATORIA CON MEREDITH
Dal settembre 2005 Grey’s Anatomy, creatura televisiva di Shonda Rimhes, ha conquistato l’affetto del pubblico raccontando amori, fallimenti e successi professionali di un gruppo di specializzandi diventati adulti. Scopriamo insieme i segreti di un successo straordinario.

Quando il gioco si fa duro: gli inizi

Non riesco a trovare una ragione per la quale vorrei fare il chirurgo. Riesco a trovarne migliaia per cui dovrei smettere. Rendono apposta le cose difficili. Abbiamo delle vite nelle nostre mani. Arriva un momento in cui diventa più che un semplice gioco. E puoi fare quel passo in avanti, oppure voltarti e andare via. Potrei mollare, ma c’è un problema… mi piace troppo l’arena.”

Era il 6 settembre 2005 quando, per la prima volta, il pubblico italiano sente la voce di Meredith Gray, al secolo Ellen Pompeo accompagnarlo con le sue riflessioni all’interno del primo episodio di Grey’s Anatomy. Da quel momento, i suoi pensieri in apertura e chiusura di ogni puntata diventano una cifra stilistica, che determina in modo netto uno dei medical drama di maggior successo della storia della televisione. All’alba della prima messa in onda americana dell’ABC, però, nessuno avrebbe scommesso molto sull’accoglienza entusiasta che avrebbe ricevuto il progetto scritto e prodotto da Shonda Rimhes .

A dire il vero, prima dell’avvento della sua gallina dalle uova d’oro, anche il nome della Rihmes si perdeva facilmente tra i titoli di testa di altri progetti e non riecheggiava certo come sinonimo di un sicuro successo televisivo. Sta di fatto che la serie, progettata come una semplice midseason, ben presto ha attratto l’attenzione del pubblico tanto da diventare la produzione di punta su cui l’ABC continua a concentrare le sue forze produttive.

Ma qual è il segreto del successo di Grey’s Anatomy? Cosa ha reso questa serie tv così attraente dal punto di vista narrativo tanto da farle conquistare il ruolo di protagonista assoluta all’interno di un vasto, quasi immenso, mondo di medical drama? Indubbiamente i punti di forza sono l’aspetto umano della narrazione, che si sovrappone e intreccia con la modernità nella ricostruzione della vita ospedaliera, sempre più vicina al reale, soprattutto in sala operatoria.

Un aspetto, questo, che non è assolutamente secondario e che, già, in passato, ha decretato il successo dell’ormai storica creatura di Michael Crichton. E.R. – Medici in prima linea, infatti, ha portato per la prima volta lo spettatore all’interno dell’azione di un pronto soccorso, cercando di ricreare i tempi, le indecisioni e i drammi che si condensano in un primo soccorso. Da questo punto di vista, dunque, Grey’s Anatomy deve molto al percorso professionale e privato compiuto dai dottori Green, Ross e Carter, portando il tutto verso una nuova era narrativa.

Shonda Rimhes, infatti, orchestra una coreografia della vita ospedaliera in cui il tavolo operatorio diventa un co-coprotagonista. Un aspetto, questo, che ha attirato sulla serie tv critiche da parte di alcuni medici perché inaccurata nella presentazione dei casi clinici. La Rimhes, però, non si è fatta minimamente scalfire dai suoi detrattori, continuando a utilizzare la materia medica e chirurgica come una continua pressione psicologica, grazie alla quale far evolvere emotivamente i suoi personaggi. E, visti, i risultati, aveva ragione lei.

Cristina e Meredith: storia di un’amicizia
Grey's Anatomy

Chiudi il becco, sono la tua persona.”

Il cuore narrativo di Grey’s Anatomy è rappresentato essenzialmente dai rapporti personali che si creano tra i diversi protagonisti. Giovani e spinti dal desiderio d’imparare, oltre che di emergere, il gruppo degli specializzandi entrati nel programma del Seattle Grace Hospital, crea sinergie, conflitti e alleanze naturali rappresentando anche il fulcro intorno al quale costruire tutto il corpo narrativo. Il gruppo iniziale, quello che conquista l’attenzione del pubblico e che lo accompagnerà in modo invariato almeno per tre stagioni, è composto da personaggi entrati ormai nella mitologia di Grey’s Anatomy, la cui uscita dalla serie viene ancora raccontata con una nota di rimpianto. Parliamo del cinico, almeno all’inizio, Alex Karev, della determinata Isobel Stevens, del dolce George O’Malley, della fredda, della talentuosa Cristina Yang e, ovviamente, della tormentata Meredith Gray.

In modo particolare il rapporto tra queste due giovani donne diventa una delle colonne portanti di tutta la serie, andando a definire i contorni di un’amicizia nata dalla riconoscibilità e accettazione dell’altro. Grazie a Cristina, interpretata da Sandra Oh, e Meredith, dunque, dire a qualcuno “sei la mia persona ed io sono la tua” è diventata una dichiarazione incondizionata di sorellanza, destinata a scontrarsi perennemente con il lato oscuro dell’altro ma a vincere comunque resistenze e conflitti.

Meredith e Cristina, infatti, non sono certo delle anime gemelle. Sicuramente non al primo sguardo. Shonda Rimhes ha tratteggiato due personalità profondamente diverse che, però, riescono a costruire un legame consanguineo rafforzato da un progetto di vita comune e, soprattutto, dall’assenza di giudizio nei confronti delle differenze dell’altro. Cristina è la razionalità, la freddezza che tende a mantenere tutti gli aspetti della sua vita, professionale e privata, sotto un controllo distaccato. Al contrario Meredith porta con se il caos emotivo nato da un continuo senso di inadeguatezza, a causa del confronto perenne con una madre talentuosa, e una gestione altrettanto confusa della vita privata, provocata dall’assenza del padre.

In modo incredibile la razionalità esasperante della prima e l’emotività esponenziale della seconda riescono a costruire un dialogo d’amore in cui, però, sono bandite note melense. Il linguaggio d’affetto tra le due, infatti, vive più di una liturgia di atteggiamenti che di pure espressioni verbali. Meredith e Cristina sono amiche a modo loro e lo dimostrano fino alla fine. Fine al saluto che si scambiano prima che la Yang parta per una nuova avventura professionale; chiuse in una stanza dell’ospedale a ballare, a fare festa, esattamente come ogni volta che la vita era diventata troppo pesante.

Meredith e Derek: un legame indissolubile
Grey's Anatomy

Non so se mi fido, mi voglio fidare di te ma non so se mi fido. Però cercherò di fidarmi di te perché credo che insieme potremmo essere straordinari piuttosto che ordinari separati.”

Chiunque abbia seguito Grey’s Anatomy fin dai suoi primi passi conosce alla perfezione queste parole e sa che definiscono un momento essenziale nella storia d’amore tra Meredith e Derek, alla pari di “scegli me, ama me.” Perché se non è possibile pensare di costruire una serie tv dalla struttura corale senza una storia d’amore portante, Grey’s Anatomy è riuscita a consegnare alla fantasia del pubblico la migliore. Un legame che, ancora oggi, nonostante il personaggio del dottor Shepherd sia uscito drammaticamente dalla serie alla decima stagione, viene rimpianto dal pubblico, lasciando nella vita di Meredith un vuoto ben definito e visibile, anche dal punto di vista narrativo.

Perché, però, la storia d’amore tra Meredith e Derek ha rappresentato questo forte archetipo romantico? Indubbiamente molto dipende da una particolare sinergia tra le caratteristiche del Dottor Stranamore, come viene chiamato Derek dagli specializzandi, e le difficoltà poste dalla natura sospettosa e spesso autolesionista di Meredith. Come se non bastasse, poi, la Rimhes arricchisce il loro personale racconto con degli ostacoli tanto semplici quanto efficaci per mettere sotto pressione personaggi e protagonisti. Non tutti sanno, infatti, che Ellen Pompeo e Patrick Dempsey, ad esempio, sono venuti a conoscenza del matrimonio di Derek solo al termine della prima stagione. In questo modo i due attori hanno mostrato una sorta di naturale sorpresa nei confronti di questo inaspettato twist e delle sue conseguenze. Un aspetto che, oltretutto, rende meno perfetta l’immagine dell’altrimenti inattaccabile Dottor Shepherd. Bello, talentuoso, gentile, dotato di un sorriso disarmante e di una folta capigliatura, il personaggio di Derek doveva essere in qualche modo “sporcato” per rendere il suo percorso, e quello della coppia, più interessante.

Allo stesso modo anche il loro amore è straordinariamente “imperfetto” con allontanamenti, incomprensioni, cadute e un linguaggio che, anche in questo caso, abbandona qualsiasi normale e prevedibile accezione romantica per vivere attraverso delle scelte personali. Maredith e Derek, dunque, sono piuttosto ordinari separati ma, insieme, sono eccezionali. Lo sono in modo così evidente e definitivo che, dopo la morte di Shepherd, non è stato possibile trovare un’alternativa altrettanto valida da affiancare alla Pompeo. Un altro twist imposto dalla Rimhes e di cui, forse, si è pentita.

Ai giorni futuri
Grey's Anatomy

Passiamo tutta la vita a preoccuparci del nostro futuro. A pianificare il futuro. A cercare di prevedere il futuro. Come se prevederlo potesse in qualche modo attutire i colpi. Ma il futuro cambia sempre. Il futuro è la dimora delle nostre paure più profonde. E delle nostre speranze più folli. Ma una cosa è certa, quando alla fine si rivela, il futuro non è mai come l’avevamo immaginato.”

Oggi, Grey’s Anatomy ha raggiunto la diciottesima stagione e sembra che continuerà fino a quando la sua protagonista non deciderà di lasciare Meredith al suo destino. Si tratta di una decisione saggia? Probabilmente la serie è arrivata a un punto in cui si dovrebbe pensare con molta serietà alla sua chiusura. Nonostante, infatti, gli autori abbiano cercato di cavalcare l’attualità portando i protagonisti e l’ospedale nella drammatica lotta al Coronavirus, l’ultima stagione, attualmente visibile in contemporanea con gli Stati Uniti su Disney+, mostra evidenti segni di stanchezza dal punto di vista narrativo. La stessa Shonda Rimhes ha abbandonato parzialmente la sua creatura, esattamente come hanno fatto gran parte del cast originale e dei protagonisti più amati.

Le ultime uscite che hanno rappresentato un colpo doloroso per la serie sono state quelle di Jackson Avery, interpretato da Jesse Williams, e di Alex Karev che dalla prima stagione ha il volto di Justin Chambers. In modo particolare quest’ultimo, inserito come un personaggio secondario di cui sbarazzarsi velocemente, nel corso del tempo è diventato uno dei protagonisti più amati, stringendo con Meredith un profondo legame di amicizia che, in qualche modo, ha sostituito quello con Cristina. All’assenza di un cast originale indimenticabile poi corrisponde anche la poca consistenza dei nuovi specializzandi che non hanno nemmeno un briciolo della personalità dei primi.

Su di loro, infatti, fino ad ora gli sceneggiatori non sono riusciti a creare nuove situazioni, dovendosi piuttosto affidare a ritorni eccellenti. Patrick Dempsey e Chyler Leigh, la dolce Lexie Gray, infatti, sono stati richiamati per un incontro extra corporale mentre Meredith si trova in coma. Diremmo che, arrivati a questo punto, sia arrivato il momento di accompagnare la dottoressa Gray verso un nuovo incarico e di spegnere definitivamente i riflettori sulla sua vita, prima di dover affrontare, magari, incresciose “resurrezioni” in stile Bobby di Dallas.

Tiziana Morganti

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