SETTEMBRE, UN FILM SULLE EMOZIONI QUOTIDIANE VISSUTE TRA DRAMMA E IRONIA
Dopo un passato come sceneggiatrice, Giulia Steigerwalt passa dietro la macchina da presa con Settembre, lungometraggio dall’anima corale, in grado di divertire e attrarre lo sguardo con le piccole cose della vita. Tra gli interpreti Barbara Ronchi, Thony, Andrea Sartoretti, Tesa Litvan, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Rebeggiani e Luca Nozzoli.
La quotidianità non è mai lineare, soprattutto per quanto riguarda le emozioni che la caratterizzano e l’atmosfera che si crea. Per questo motivo, dunque, nella vita reale non è assolutamente raro passare da una potenziale tragedia all’ironia nella frazione di un secondo. Ed è proprio per questo che anche il racconto cinematografico non dovrebbe avere nessun tipo di remora o timore nel mantenersi in equilibrio tra questi due modi espressi così in ambivalenza.
Una sfida che Giulia Steigerwalt, dopo una lunga esperienza come sceneggiatrice, cerca di mettere in pratica per la sua prima regia, consegnando un film che, nella sua normalità tematica, rappresenta un gioiello capace di emozionare e divertire allo stesso tempo. Prodotto da Rai Cinema e distribuito da 01 Distribution dal 5 maggio con 250 copie, Settembre ci porta dentro l’esistenza di diversi personaggi che, attraverso un viaggio trasversale tra età diverse e condizioni di vita opposte, cercano di liberarsi da un sentore di malinconia e tristezza per raggiungere la felicità.
E, per ognuno di loro, questa ha una forma e un significato diverso. Così, attraverso le esistenze di Guglielmo, Francesca, Debora, Alberto, Ana e i giovanissimi Maria e Sergio, ci s’interroga su cosa vuol dire essere all’interno di una coppia, sul significato del “noi”, sull’abitudine all’invisibilità per terminare con un dramma che non si realizza capace d’innescare una reazione vitale inaspettata. Perché, quando meno ce lo aspettiamo, siamo pronti a quel gesto di assoluta libertà e rivoluzione grazie al quale dare finalmente una voce alle proprie emozioni. A presentare il film alla stampa romana, oltre alla regista, anche il cast composto da Barbara Ronchi, Thony, Andrea Sartoretti, Tesa Litvan, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Rebeggiani e Luca Nozzoli.

In questa tua prima regia sembra che tu sia riuscita a convogliare sia la sensibilità artistica che quella personale, costruite con il lavoro e le esperienze degli ultimi anni. Come sei riuscita ad attingere a tutti questi elementi per creare un corpo narrativo unico, dotato di grande emotività?
Giulia Steigerwalt: Effettivamente è stato proprio così. Posso dire che questo film è frutto di un percorso iniziato molto tempo fa. Tutto nasce dallo studio della recitazione, poi della scrittura e, per finire, l’esperienza del set. Ognuno di questi è un tassello che, messo insieme agli altri, ha definito l’anima di questa esperienza.
Il film nasce da un corto che è stato accolto con grande entusiasmo. Com’è stato ampliare una narrazione più sintetica trasformandola in un viaggio nelle emozioni dal respiro ampio?
Giulia Steigerwalt: In realtà è avvenuto esattamente il contrario. La sceneggiatura del lungo esisteva già. Nonostante questo, però, ho pensato che, come prima esperienza dietro la macchina da presa, fosse meglio iniziare un passo alla volta e, quindi, da un progetto più contenuto. Per questo motivo ho deciso di estrapolare la vicenda dei due ragazzi, Maria e Sergio, per realizzare il corto.
Settembre è un film con al centro le vicende, forse piccole, ma essenziali per molte persone. Tra queste ci sono i personaggi di Francesca e Debora, due donne infelici all’interno dei rispettivi matrimoni che, però, non riescono ancora a verbalizzare queste loro sensazioni. Come siete riuscite a ricreare sul set il rapporto personale e intimo che nasce tra queste due donne?
Barbara Ronchi: Il merito va assolutamente a Giulia che ci ha scelto. Con Thony non ci eravamo mai incontrate prima. Nonostante questo, però, nel momento in cui abbiano iniziato la lettura del copione, si è creata un’alchimia immediata. Questo è stato fondamentale per dare onestà e realismo sul set al sentimento che lega Francesca e Debora. D’altronde, mi sono resa conto molto presto di quanto fosse facile amare Thony. Non ho dovuto fare altro che lasciarmi trasportare da queste sensazioni.
Thony: È vero. Con Barbara non ci eravamo mai conosciute eppure, fin dalla prima lettura, ci cercavamo con gli occhi mentre leggevamo le battute e definivamo i personaggi. La sintonia, dunque, è nata in modo veramente naturale.

Nelle relazioni tra i diversi personaggi e, soprattutto, nell’assenza di parole all’interno dell’ambito famigliare, gli uomini rappresentano probabilmente la parte più fragile e imperfetta che, però, non viene mai giudicata. Com’è stato interpretare uno di questi uomini in difficoltà?
Fabrizio Bentivoglio: È vero, nella narrazione di Giulia non c’è mai crudeltà nei confronti degli uomini. Anzi, anche nelle loro imperfezioni, vengono raccontati con equilibrio e una sorta di comprensione. Per quanto riguarda, poi, gli inevitabili difetti di questi uomini, sono quelli che accomunano molti dei miei simili. Sostanzialmente credo che ci sia una grande impreparazione all’invecchiamento. È come se la mia generazione non avesse messo in conto che questo potesse accadere.
Andrea Sartoretti: La loro bellezza è che sono personaggi assolutamente reali. Alberto, per esempio, ama sua moglie Francesca. Nonostante questo, però, non riesce più a vederla. E credo che un atteggiamento simile lo avesse anche nei confronti della madre. Il problema è che mai nessuno l’ha ripreso, e lui ha continuato a perseverare in questo errore.
Chiudiamo con la coppia di personaggi più giovani di questo film, Maria e Sergio, interpretati da Margherita Rebeggiani e Luca Nozzoli. Voi, due siete stati l’elemento d’unione tra il cortometraggio iniziale e il lungometraggio. Com’è stato ritornare sul set nei panni di questi due ragazzi dopo un po’ di tempo?
Luca Nozzoli: Devo dire che per me è stato un bene. Se avessimo realizzato subito il film, probabilmente, non mi sarei sentito pronto. Durante le riprese del cortometraggio, infatti, mi sentivo un po’ bloccato. Tornando dopo questa esperienza, invece, ho sentito più sicurezza e credo di essermi mostrato sicuro. Ero finalmente pronto.
Margherita Rebeggiani: Io avevo paura che sarebbe stato difficile ritrovare la concentrazione. In sostanza non sapevo se sarei riuscita ad essere la stessa Maria del cortometraggio. Per aiutarmi a superare questi dubbi è stato essenziale il supporto di Giulia, che mi ha dato sicurezza. In questo modo ritornare sul set non è stato poi così difficile.
