RESIDENT EVIL: LA SERIE

RESIDENT EVIL: LA SERIE

Creata da Andrew Dabb

Voto: 5

Dal 14 luglio su Netflix, la serie live action ispirata al franchise legato ai videogiochi della Capcom non è un prodotto riuscito: incapace di abbracciare la propria identità, non brilla per originalità, creatività o cura. Si salva il Lance Reddick di The Wire.

Una trasposizione da dimenticare

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C’è una differenza consistente tra la prima e la seconda parte di Resident Evil: La serie – da 14 luglio su Netflix – ed è forse per quello che alla critica sono stati forniti, inizialmente, solo i primi quattro (di otto) episodi. La cesura è dettata dalla necessità di fornire agli spettatori più vocali e fanatici – gli stessi che investono cifre ingenti nei videogiochi e nel merchandise, ovvero la vera fonte di reddito di cinema e televisione – quello che si aspettano, ovvero zombie e splatter; mentre quello che vuole fare Andrew Dabb, showrunner della produzione, è raccontare la genesi della pandemia che trasforma in mostri e morti viventi come un thriller politico-aziendale e un dramma familiare.

Tra presente e passato

Resident Evil, Lance Reddick in una sequenza della serie
Resident Evil, Lance Reddick in una sequenza della serie Netflix

Billie e Jade sono due sorelle “mezze gemelle”: sono nate contemporaneamente da due mamme diverse grazie all’inseminazione artificiale. Il padre è Albert Wesker, un uomo dalla figura imponente e intimidatoria nonché lo scienziato che ha messo a punto Joy, uno psicofarmaco che inibisce gli stati depressivi conferendo una sensazione di gioia, serenità ed euforia. Lo ha sviluppato in seno alla Umbrella Academy, azienda farmaceutica potentissima capitanata da Evelyn, il Ceo giovane, affamato di soldi e senza scrupoli che si aggira per i corridoi dei laboratori e le sale dell’amministrazione come l’incrocio tra una mistress BDSM e un ufficiale nazista. Queste sono le figure chiave di una storia che re-inquadra la genesi della diffusione del letale T-virus al centro della Ip della Capcom come il risultato finale di una lunga serie di esperimenti genetici in un 2022 che ospita cloni, figlie dell’eugenetica e armi biologiche ben più avanzate di quanto vorrebbero di fatto farci credere i governi e le grandi zaibatsu.

Quello che non funziona

Resident Evil, Turlough Convery ed Ella Balinska in una scena della serie
Resident Evil, Turlough Convery ed Ella Balinska in una scena della serie Netflix

Resident Evil: La serie è per i primi quattro episodi quello che ci si aspetterebbe da una serie ispirata ai videogiochi horror che in un paio di decenni hanno generato anche otto pellicole cinematografiche (alcune memorabili, altre dimenticabilissime), ovvero tanta azione, tanto splatter, tanto horror. La narrazione è fratturata in due epoche storiche, il 2022, che costituisce nell’ottica dello show il passato, e il 2036, il presente nel quale lo spettatore segue Jade nella sua missione scientifica per osservare gli “zero” e trovare un modo per controllarli. La giovane madre, moglie, guerriera e scienziata è l’eroina dello show senza macchia e senza personalità ma dal look impeccabile: truccata con cura, perfettamente depilata e con un’acconciatura modaiola, si aggira nei territori conquistati dai mostri con fare deciso, schivando aggressioni e inseguimenti, mentre morti viventi, insettoni giganti e l’Umbrella le danno la caccia. È tutto molto già visto e poco avvincente, e sebbene ci sia un mostro davvero carino – e molto godzilliano – per il resto la confezione è il riciclo di set ed effetti speciali già dispiegati nel franchise.

Meno horror

Resident Evil, Paola Núñez in una sequenza della serie
Resident Evil, Paola Núñez in una sequenza della serie Netflix

A fare la differenza in Resident Evil: La serie è l’approccio di Dabb che si manifesta pienamente nella seconda parte della stagione: a lui interessa poco la parte horror e molto quella della disamina: in primis, dell’avido e spietato mondo delle corporation disposte a tutto per i profitti, che emanano tramite i social e l’opinione pubblica un’immagine positiva e rassicurante per poi ricorrere alle più orribili sperimentazioni e al più efferato sfruttamento per i propri scopi. L’altro tema caro a Dabb sono le relazioni familiari. In questo senso Wesker e Evelyn sono speculari: si disprezzano, si manipolano e blandiscono e ricattano a vicenda ma sono molti simili nella loro crudeltà e freddezza che si trasforma in debolezza, senso di protezione e indulgenza nei confronti dei figli. Il rapporto tra le gemelle – per certi versi antitetiche, Jade è pragmatica e protettiva, Billie impulsiva e fragile – e tra queste e il padre è il fulcro della narrazione, specialmente della seconda parte. La loro è una realtà asettica e finta come gli ambienti dell’Umbrella, soffocante e falsamente amichevole come la famigerata cittadina di Raccoon City, la futura ground zero della pandemia.

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Quello che serve

Resident Evil, un'agghiacciante scena della serie
Resident Evil, un’agghiacciante scena della serie Netflix

È evidente l’analogia tra l’atmosfera surreale della vera pandemia che abbiamo vissuto nella realtà in questi due anni e quella paranoica e cospirazionista che informa lo show, guardacaso uscito con due anni di ritardo sulla tabella di marcia a causa del Covid. Ma è altrettanto evidente che l’aria di compromesso che tira tra il voler dare la quota di horror e sbudellamenti cui ambisce il pubblico con il voler soddisfare le mire narrative di Dabb non funziona. Non c’è davvero niente di nuovo o entusiasmante in Resident Evil: La serie, e non aiuta che a parte il Lance Reddick di The Wire (l’interprete di Wesker), attore di tangibile caratura, il resto del cast sia scarsamente talentuoso, ancor meno coinvolto, e che si approcci allo show esattamente come la produzione: senza attenzione e cura dei dettagli, senza ispirazione, senza creatività.

Resident Evil, la locandina della serie

Scheda

Titolo originale: Resident Evil
Creata da: Andrew Dabb
Regia: Rachel Goldberg, Rob Seidenglanz, Batan Silva, Bronwen Hughes
Paese/anno: Stati Uniti / 2022
Genere: Horror, Fantascienza, Azione
Cast: Ella Balinska, Lance Reddick, Paola Nuñez, Turlough Convery, Adeline Rudolph, Ayushi Chhabra, Bjorn Steinbach, Connor Gosatti, Hanni Heinrich, Lea Vivier, Mpho Osei Tutu, Rizelle Januk, Siena Agudong, Tamara Smart, Tetiana Gaidar
Sceneggiatura: Lindsey Villarreal, Kerry Williamson, Andrew Dabb, Tara Knight, Garett Pereda, Shane Tortolani, Mary Leah Sutton
Fotografia: Carmen Cabana
Montaggio: Todd Desrosiers, John Fitzpatrick, Evan Schrodek, Evan Heiss
Musiche: Gregory Reveret
Produttore: Martin Moszkowicz, Andrew Dabb
Casa di Produzione: Constantin Film, Moonlighting Films
Distribuzione: Netflix

Data di uscita: 14/07/2022

Trailer

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Lorenza Negri
Giornalista pubblicista, persona per niente seria. Fissata con gli anni ’80, la fantascienza e l’horror, i film di arti marziali e le serie coreane, i cartoni animati e i manga. E altre cose, ma non ne scrivo.

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