CHIARA

CHIARA

Biopic teso a raccontare i primi anni di predicazione di una santa meno popolare di altri, Chiara emana un fascino strano ma innegabile, che va oltre il carattere “protofemminista” del personaggio. Un fascino che si accompagna all’enigmaticità – insieme così spirituale e carnale – del personaggio interpretato da Margherita Mazzucco. In concorso alla 79a Mostra del Cinema di Venezia.

Carnale e spirituale Chiara

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L’ultimo dei film italiani presentati nel concorso di questa 79a edizione della Mostra del Cinema di Venezia è, probabilmente, quello che ha lasciato più perplessi (quando non proprio contrariati) i giornalisti presenti al Lido. Il nuovo film di Susanna Nicchiarelli Chiara, biopic sulla figura di Chiara d’Assisi, va a terminare quella che la regista stessa ha definito una “trilogia involontaria” di figure femminili: tre titoli (tutti e tre presentati, in anni diversi, nella manifestazione veneziana) che non potrebbero raccontare personaggi più diversi e afferenti a contesti lontani nello spazio e nel tempo: dall’invecchiata cantante dei Velvet Underground del film del 2017 Nico, 1988 alla Eleanor Marx di Miss Marx (datato 2020), arrivando ora alla santa “protofemminista” che fu vicina a Francesco d’Assisi. Abbiamo usato le virgolette perché, ovviamente, utilizzare in modo letterale un concetto come quello di femminismo non avrebbe molto senso, nel contesto raccontato dal film; mentre più interessante è esaminare il modo in cui questo lavoro coglie le peculiarità del personaggio, con la sua capacità di incarnare una soggettività capace di mettere in crisi (a modo suo) un modello profondamente sessista di rapporto con la fede. Un modello che, nel film, viene messo in discussione più con la presenza e la testimonianza che con azioni concrete, limitate anche dal periodo preso in esame (gli anni giovanili del personaggio).

Una leader involontaria

Chiara, Margherita Mazzucco in una scena del film
Chiara, Margherita Mazzucco in una scena del film di Susanna Nicchiarelli

Il film di Nicchiarelli racconta appunto i primi anni dell’attività della fondatrice delle Clarisse, con la fuga da casa all’età di diciotto anni e il ricongiungimento con l’amico Francesco, la scelta di povertà e una serie di conflitti con la realtà cristiana (e maschile) che le gravita intorno: dapprima col padre, esponente della nobiltà, e coi suoi emissari – che reputano intollerabile la scelta di povertà e testimonianza attiva da parte di una donna – poi col cardinale Ugolino, esponente papale che vede con sospetto e con malcelata ostilità l’attività della giovane donna; uno scontro che successivamente coinvolge lo stesso Francesco, piegatosi ai dettami della gerarchia papale che ha imposto la separazione fisica dei suoi frati dalle consorelle di Chiara. La giovane donna, con la sua decisione e il suo carisma, conquista gradualmente un seguito sempre maggiore, rendendosi anche protagonista di apparenti prodigi, che le fanno da subito guadagnare la fama di santa e taumaturga. Una popolarità che la stessa Chiara vive con disagio, fedele alla sua idea originaria di essere semplicemente “sorella” e non leader.

La teoria del tutto

Chiara, Margherita Mazzucco e Andrea Carpenzano in una scena del film
Chiara, Margherita Mazzucco e Andrea Carpenzano in una scena del film di Susanna Nicchiarelli

A indispettire parte della critica italiana, in questo Chiara, potrebbe essere stata la sostanziale staticità del film, con la scelta di raccontare una fase della vita della protagonista all’insegna di una ricerca intima – e di un conflitto con l’istituzione combattuto essenzialmente sul piano di idee e concetti, più che di azioni concrete. Quello di Susanna Nicchiarelli è un film da un lato molto dialogato e psicologico – teso principalmente a descrivere un microambiente sociale, con l’inquietudine personale di una sua esponente destinata a diventarvi centrale – dall’altro quasi contemplativo, tutto teso a valorizzare le scenografie che ricreano quel medioevo rurale e misterico in cui il personaggio si immerge. La protagonista interpretata da Margherita Mazzucco entra subito (forse suo malgrado) in risonanza tanto con le future consorelle, quanto con l’ambiente naturale che la circonda e la ingloba; la sua presenza, così come la perenne inquietudine dipinta sul suo volto, esprime una femminilità che spesso, più che la santità, pare adocchiare quasi la stregoneria. Un sentore che, consapevolmente o meno, arriva ad abbattere barriere e divisioni artificiali tra sacro e profano, cristiano e pagano; a esprimere una trasversale ricerca della trascendenza, nel segno di quel rapporto col tutto che la conclusiva recita del Cantico delle Creature esprime in modo eloquente.

Un fascino inesprimibile e innegabile

Chiara, Margherita Mazzucco in una sequenza del film
Chiara, Margherita Mazzucco in una sequenza del film di Susanna Nicchiarelli

Reso ostico (anche) dalla scelta del volgare d’epoca come lingua principale (a tratti lo sguardo ai sottotitoli diventa quasi necessario), Chiara è un film ambizioso, statico quanto affascinante, sempre alla ricerca di un (im)possibile approccio laico e decentrato alla materia del racconto. Nella ricercata aspirazione alla trascendenza della sua azione, nell’intransigente volontà di opporsi al predominio maschile nell’ambiente che la circonda, la protagonista emana in realtà un’irriducibile carnalità; una carnalità espressa sul viso dal suo enigmatico sorriso, sostanziata in quelle danze e canti che fanno assumere al film, per larghi tratti, le caratteristiche di uno stralunato e magnetico musical. La trascendenza si fa carnale in quei prodigi (non) voluti che immediatamente procurano al personaggio la popolarità che l’avrebbe poi accompagnata; ma anche in uno scontro che in singoli episodi (la violenza della prima irruzione dei nobili, l’ostentato banchetto papale di fronte alla protagonista) si sposta sul piano di una sanguigna concretezza, ricordando a Chiara – e allo spettatore – quanto la storia sia calata in un contesto spietatamente umano e materico. La scelta di chiudere il film con una canzone contemporanea (così palesemente stridente col resto della colonna sonora) può certo lasciare perplessi, senza tuttavia cancellare il fascino – a tratti difficile da fissare in modo netto, ma innegabile – che la visione ha espresso.

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Scheda

Titolo originale: Chiara
Regia: Susanna Nicchiarelli
Paese/anno: Italia, Belgio / 2022
Durata: 106’
Genere: Drammatico, Biografico
Cast: Andrea Bruschi, Andrea Carpenzano, Carlotta Natoli, Luigi Lo Cascio, Paola Tiziana Cruciani, Valentino Campitelli, Flaminia Mancin, Giulia Testa, Luigi Vestuto, Margherita Mazzucco, Mattia Napoli, Paolo Briguglia, Giulia Testi
Sceneggiatura: Susanna Nicchiarelli
Fotografia: Crystel Fournier
Montaggio: Stefano Cravero
Musiche: Anonima Frottolisti
Produttore: Marta Donzelli, Gregorio Paonessa
Casa di Produzione: Rai Cinema, Tarantula, Vivo Film
Distribuzione: 01 Distribution

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Marco Minniti
Giornalista pubblicista e critico cinematografico. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it e Quinlan.it. Dal 2018 sono consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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