GLI ORSI NON ESISTONO

GLI ORSI NON ESISTONO

Gli orsi non esistono, ultima fatica di Jafar Panahi, può essere a tutti gli effetti definito una vera e propria dichiarazione d’amore alla settima arte, che si sviluppa sul grande schermo proprio attraverso la messa in scena di due (tre?) storie d’amore. Premio Speciale della Giuria alla 79a Mostra del Cinema di Venezia.

Il potere della settima arte

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In seguito a una sentenza nel 2010, al celebre regista iraniano Jafar Panahi è vietato girare film per vent’anni. Eppure, come ben sappiamo, il cineasta (per fortuna) non ha avuto paura di infrangere le regole, realizzando, dalla suddetta sentenza fino a oggi, ben cinque film. Cinque film spesso realizzati nelle condizioni più impensabili (basti pensare al recente Taxi Teheran, girato, appunto, interamente all’interno di un taxi) che hanno anche ottenuto importanti riconoscimenti nell’ambito di festival internazionali. L’ultimo di questi, appunto, è Gli orsi non esistono, il quale, in concorso alla 79a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è stato insignito del Premio Speciale della Giuria.

Tre storie

Gli orsi non esistono, una scena del film
Gli orsi non esistono, una scena del film di Jafar Panahi

Gli orsi non esistono può essere a tutti gli effetti definito il film più metacinematografico di Jafar Panahi. Un film che è una vera e propria dichiarazione d’amore alla settima arte e che si sviluppa sul grande schermo proprio attraverso la messa in scena di due (tre?) storie d’amore. In primo luogo, abbiamo una coppia che tenta di scappare clandestinamente dall’Iran, la cui storia viene messa in scena dallo stesso regista a distanza, mentre si trova nascosto in un piccolo paesino della Turchia ed è solito fornire indicazioni alla troupe da remoto. La seconda storia d’amore è quella di una futura sposa che viene quasi casualmente filmata in atteggiamenti intimi con il suo amante prima delle nozze (previste con un uomo che non ama, ma che, tuttavia, deve sposare per rispettare le tradizioni). La terza, ovviamente, è la storia d’amore tra Panahi e il Cinema.

Cinema e metacinema

Questa ultima storia d’amore, dunque, si palesa immediatamente sullo schermo, proprio in apertura di questo Gli orsi non esistono, nel momento in cui l’inquadratura che ci mostra la coppia di clandestini alle prese con l’organizzazione della fuga si rimpicciolisce per poi comparire sullo schermo di un computer. Anche all’interno di un angusto rifugio, Jafar Panahi – attualmente di nuovo in carcere, motivo per il quale non ha potuto essere presente a Venezia – riesce a regalarci un film in cui l’estremo realismo ben si coniuga con un importante lirismo di fondo. La macchina da presa del regista (il più delle volte adoperata, per forza di cose, da amici o collaboratori) osserva i personaggi con rispetto e riverenza, empatizza con loro, cerca di “guardare oltre”.

Puro realismo

Gli orsi non esistono, una sequenza del film
Gli orsi non esistono, una sequenza del film di Jafar Panahi

In questo suo importante lungometraggio, dunque, Panahi rifiuta volutamente ogni qualsivoglia (in questo caso superfluo) virtuosismo registico. La realtà ci viene mostrata così com’è. Unico filtro: l’obiettivo della macchina da presa. (Anche) per questo motivo, quindi, Gli orsi non esistono potrebbe essere definito un film ruvido, spesso doloroso (soprattutto se si pensa alle particolari condizioni in cui lo stesso è stato girato), ma anche fortemente complesso e stratificato, con la non sempre scontata finalità di esortare lo spettatore a riflettere, ad agire, a non restare semplicemente a guardare le immagini che gli si palesano davanti agli occhi. Perfettamente in linea, d’altronde, con l’intera filmografia del cineasta iraniano.

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Cinema e politica

Ed ecco che, immediatamente, ripensiamo all’ottimo Taxi Teheran, al suo importante potere politico e alla sua complessa raffinatezza, nonostante le condizioni in cui è stato realizzato. Anche qui – proprio come ne Gli orsi non esistono – il regista non ha esitato a comparire in prima persona davanti alla macchina da presa. Anche qui, un grande affresco di un paese con tutte le relative problematiche legate a leggi ormai obsolete e tradizioni sta a costituire un importante tassello del cinema contemporaneo. Alla Mostra del Cinema di Venezia, tale messaggio è arrivato forte e chiaro. Il premio a Panahi era praticamente annunciato. E speriamo, finalmente, possa avere un proprio peso anche al di fuori della celebre manifestazione festivaliera.

Gli orsi non esistono, la locandina del film

Scheda

Titolo originale: Khers nist
Regia: Jafar Panahi
Paese/anno: Iran / 2022
Durata: 106’
Genere: Drammatico
Cast: Bülent Keser, Sinan Yusufoglu, Bakhtiyar Panjeei, Jafar Panahi, Mina Kavani, Mina Khosrovani, Naser Hashemi, Reza Heydari, Vahid Mobasheri
Sceneggiatura: Jafar Panahi
Fotografia: Amin Jafari
Montaggio: Amir Etminan
Produttore: Jafar Panahi
Casa di Produzione: Celluloid Dreams
Distribuzione: Academy Two

Data di uscita: 06/10/2022

Trailer

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Marina Pavido
Dopo la laurea in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione presso l’Università La Sapienza di Roma, mi sono diplomata in regia e sceneggiatura presso l’Accademia di Cinema e Televisione Griffith di Roma, con un workshop di critica cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Dal 2013 scrivo di cinema con il blog Entr’Acte, con il quotidiano Roma e con le testate CineClandestino.it, Mondospettacolo, Raccontardicinema, Cabiria Magazine, e, ovviamente, Asbury Movies. Presidente del Circolo del Cinema "La Carrozza d'Oro", nel 2019 ho fondato la rivista Cinema Austriaco.

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