THE MANDALORIAN 3X04

THE MANDALORIAN 3X04

Un episodio che cementa le relazioni e ripercorre in modalità fanservice il passato di Grogu, questo ventesimo di The Mandalorian, che si presenta funzionale a una seconda parte di stagione che, si spera, entrerà nel vivo della narrazione. Su Disney+.

Un episodio di passaggio

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Il quarto episodio – nonché il capitolo venti – della terza stagione di The Mandalorian, diretto da Carl “Greef Karga” Weathers e scritto dagli showrunner Jon Favreau e Dave Filoni, vorrebbe ribattezzare lo show “The Kid”, perché il piccolo Grogu ruba la scena al protagonista eponimo. C’è effettivamente una parte di pubblico che è infatuata di questo spinoff della saga di Guerre stellari per merito esclusivo di Baby Yoda, adorabile mascotte studiata a tavolino per deliziare gli amanti del kawaii, del “carino”. Con i suoi versetti, le sue manine e gli sguardi imbronciati è il protagonista di un altro episodio che privilegia l’interruzione parziale e temporanea della trama orizzontale per divagare e integrare estesi flashback. La scorsa puntata interrompeva gli inseguimenti aerei del mandaloriano e di Bo-katan per spostare l’azione a Coruscant. Questa volta un diversivo che vede i guerrieri del Credo di Mandalore addestrare i trovatelli (e finire per dare la caccia al predatore che vorrebbe darne uno in pasto ai suoi cuccioli) viene troncato e poi ripreso per svelare l’identità del salvatore del Bambino durante un famigerato attacco. La puntata è apparentemente inutile ai fini del proseguimento della narrazione, eppure non è un semplice filler.

Da apprendista jedi a mandaloriano

The Mandalorian, una scena del quarto episodio
The Mandalorian, una scena del quarto episodio

Alla fine dell’episodio precedente abbiamo visto i seguaci del Credo accogliere Din Djarin e Bo-katan – assolti dai loro peccati dopo l’immersione nelle acque sacre – assieme a Grogu. Quest’ultimo, dopo aver rinunciato, almeno per i prossimi cinquant’anni, all’addestramento da jedi, viene arruolato assieme ad altre giovani reclute alle sessioni di training mandaloriane. Djarin è così sicuro della preparazione fisica del bimbo da incitarlo a sfidare un ragazzino molto più grande, ma l’esito del duello è adombrato dall’ennesimo bestione preistorico – dopo il coccodrillo gigante è la volta di uno svolazzante pterosauro – che si porta via la cena per i suoi piccoli: il trovatello Ragnar. L’esiguo plotone si lancia all’inseguimento della creatura, fornendo allo spettatore – che ormai non se lo aspetta, lo pretende – la sua dose di inseguimenti aerei. Ne vale la pena, la CGI questa volta funziona meglio che col coccodrillone e le sequenze di volo sono esaltanti, realistiche e coreografate con sufficiente maestria da farle vivere al pubblico, quasi si trovasse lì.

La quintessenza del fanservice

The Mandalorian, Pedro Pascal con Grogu in una sequenza del quarto episodio
The Mandalorian, Pedro Pascal con Grogu in una sequenza del quarto episodio

Mentre una spedizione guidata dall’esuberante Bo-katan, finalmente di nuovo a capo di un piccolo contingente a cui dare ordini, si dirige verso il nido per salvare il giovanotto (inspiegabilmente ancora vivo) Grogu rivive il trauma della fuga nel flashback del Tempio Jedi mostrando come è sopravvissuto all’Ordine 66. È una deviazione dal gusto di fanservice, anzi, la quintessenza del fanservice. Viene rivelato che a salvare il Bambino è il Maestro Jedi Kelleran Beq (Ahmed Best, o Jar Jar Binks nei prequel di Star Wars). Curiosamente, le sequenze trafelatE di inseguimenti con lo speeder mostrano un livello scarso di qualità tecnica. Grogu patisce il riaffiorare di ricordi dolorosi non solo per deliziare gli spettatori nei modi di cui sopra. La situazione è funzionale e serve anche un altro scopo: gli sceneggiatori vogliono mostrare la transizione del piccolo da jedi a mandaloriano, lo stadio successivo della relazione tra questo e Djarin (da protetto e protettore a figlio e padre), e il processo di addomesticamento del Bambino alla religione e ai valori del Mandaloriano e dei suoi simili.

Verso il cuore della narrazione

The Mandalorian, un momento del quarto episodio
The Mandalorian, un momento del quarto episodio

Allo stesso modo, si vuole instillare un senso di appartenenza in Bo-katan, prima schiva e diffidente nei confronti dei seguaci del Credo e ormai assuefatta al calore della comunità. Auspicabilmente, la divagazione pone le basi per riportare lo show nei binari della trama orizzontale, mostrando Bo-katan guadagnarsi la lealtà della sua nuova comunità e arruolandola nella missione di riconquista di Mandalore (e annessa vendetta nei confronti delle forze imperiali). È vagamente disturbante indagare i metodi di arruolamento di un culto che non solo arruola i più deboli – gli outsider, i reietti, gli abbandonati – ma che li crea (i tenerissimi uccellini giganti diventati orfani e adottati dalla tribù sono in fondo tali per colpa dei mandaloriani). È questo un episodio che offre una buona dose di azione mentre si pone come obiettivo quello di approfondire ed esplorare le dinamiche tra i personaggi. Per quanto non sembri portare da nessuna parte, è verosimilmente l’ultimo di una prima metà di episodi di preparazione all’azione, ovvero una seconda parte della stagione che (si spera) entri finalmente nel vivo.

The Mandalorian 3, la locandina della serie Disney+

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Giornalista pubblicista, persona per niente seria. Fissata con gli anni ’80, la fantascienza e l’horror, i film di arti marziali e le serie coreane, i cartoni animati e i manga. E altre cose, ma non ne scrivo.

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