EMILIA PÉREZ

EMILIA PÉREZ

Un famigerato narcotrafficante vuole sottoporsi a un’operazione di cambio di sesso e iniziare una nuova vita. Basterebbe già questo per rendere interessante la visione dell’ultimo film di Jacques Audiard. Se poi la formula usata per raccontare questa storia è quella del musical, allora la curiosità per Emilia Pérez potrebbe essere completa. Premio della Giuria e Prix d'interprétation féminine all’ultimo Festival di Cannes, poi presentato nella sezione Best Of della 19a edizione della Festa del Cinema di Roma.

Audiard l’impavido

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Quando pochi minuti dopo l’inizio del film l’avvocata Rita Moro Castro (Zoe Saldana) inizia a cantare si rimane un po’ spiazzati; difficile immaginare una scena simile durante un processo per omicidio. Vero è che osservando la filmografia di Jacques Audiard si osserva una certa eterogeneità che va oltre alla Palma D’Oro vinta nel 2015 per Dheepan – Una nuova vita: la realtà carceraria de Il profeta (2009), il western de I Fratelli Sisters (2018) e la romantic comedy di Parigi, 13Arr. (2021) tanto per dire qualche titolo. Emilia Pérez rappresenta quindi qualcosa di ulteriormente diverso con cui il regista settantenne parigino si cimenta legando thriller e musical, recitati e cantati in spagnolo. Un espediente volto a dare un tocco emotivo maggiore rispetto al tradizionale dialogo, con le musiche di Clément Ducol e della cantante Camille che spaziano dalla vaginoplastica alla paternità, la maternità e il ricordo di un padre e di un amante perduto. Il film segue infatti l’iter che il boss del narcotraffico Manitas del Monte deve intraprendere per completare il cambio di sesso e diventare così Emilia (Karla Sofía Gascón è la prima interprete apertamente trans a vincere un premio per la sua duplice interpretazione) e l’amicizia che si viene a creare nel tempo con Rita, l’avvocata che lo ha aiutato nel completamente della transizione.

Affreschi femminili

Emilia Pérez, Karla Sofia Gascon in una sequenza del film
Emilia Pérez, Karla Sofia Gascon in una sequenza del film

Emilia Pérez è soprattutto uno sfaccettato affresco di ritratti femminili che è valso il premio a Cannes per le sue quattro interpreti femminili. Di Rita, avvocata pervasa dalla frustrazione di una carriera mai realmente decollata prima dell’incontro con Emilia a causa del profondo sessismo e corruzione nella società messicana. Di Manitas, boss ricchissimo con la consapevolezza di non essere ciò che realmente sente di essere e quindi essere umano non esistente; di Emilia, acclamata salvatrice del popolo costretta a mantenere sottotraccia i suoi legami affettivi ma le cui ferite del passato restano comunque irrisolte. È soprattutto quest’ultima figura ad offrire la possibilità al pubblico di affrontare dilemmi e ambiguità di carattere etico (non nuovi nella filmografia di Audiard). Si può simpatizzare con lei sapendo cosa ha fatto nella sua vita passata? È possibile gettarsi realmente alle spalle centinaia di omicidi? Ma c’è anche Jessi (Selena Gomez), la moglie di Manitas, una donna che sopravvive nel lusso di un mondo violento tutto al maschile. Sono poi anche altre le tematiche che appaiono con l’avanzamento della storia. Il problema della corruzione, della violenza in Messico e delle relative vittime. La sofferenza delle famiglie di queste ultime che hanno ovviamente necessità di mettere un punto sulla loro scomparsa. Emblematica da questo punto di vista è Epifania (Adriana Paz), che solo tramite il raggiungimento della verità e la chiusura di un cerchio può finalmente superare il passato e aprirsi ad altro.

Ricominciare da zero… o quasi

Emilia Pérez, Zoe Saldana in una sequenza del film
Emilia Pérez, Zoe Saldana in una sequenza del film

Ricominciare una nuova vita è difficile ed è qualcosa che pochi riescono a fare. Audiard denota con Emilia Pérez una certa abilità narrativa nel raccontare, in primo luogo, la storia di una persona che aveva tutto ma non la realizzazione della propria essenza, e che arriva pertanto a prendere una decisione difficile. Gli intermezzi musicali per cui passa il racconto non sono tutti pienamente riusciti ma in linea generale risultano capaci di dare maggior forza ai momenti raccontati. Aleggia forse una morale rischiosa in cui il passaggio da spietato narcotrafficante a faro del futuro di una nazione intera non può comunque prescindere dalla violenza, come il climax finale (un po’ affrettato) sembra evidenziare. Ma non si può certo dire che questa ulteriore transizione di genere nella filmografia del regista francese sia un’opera non riuscita.

Locandina

Emilia Pérez, la locandina originale del film
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Scheda

Titolo originale: Emilia Pérez
Regia: Jacques Audiard
Paese/anno: Francia, Belgio / 2024
Durata: 132’
Genere: Commedia, Poliziesco, Thriller, Musical
Cast: Zoe Saldana, Selena Gomez, Edgar Ramírez, James Gerard, Mark Ivanir, Stéphane Ly-Cuong, Adriana Paz, Alejandra Reyes, Anabel Lopez, Braulio Gómez Bernal, Daniel Velasco-Acosta, Eduardo Aladro, Emiliano Hasan, Gaël Murguia-Fur, Jarib dit Javier Zagoya Montiel, Karla Sofía Gascón, Magali Brito, Sébastien Fruit, Tirso Pietriga, Tulika Srivastava, Xiomara Melissa Ahumada Quito
Sceneggiatura: Nicolas Livecchi, Léa Mysius, Jacques Audiard, Thomas Bidegain
Fotografia: Paul Guilhaume
Montaggio: Juliette Welfling
Musiche: Camille, Clément Ducol
Produttore: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne, Valérie Schermann, Delphine Tomson, Anthony Vaccarello, Nicolás Celis, Masha Magonova, Gary Farkas, Jeremy Levinson, David Taghioff, Pascal Caucheteux, Vincent Maraval, Jacques Audiard, Ardavan Safaee
Casa di Produzione: Logical Content Ventures, Saint Laurent, France 2 Cinema, Zima, Page 114, Les Films du Fleuve, Why Not Productions, OCS, Pathé, Ciné+, France Télévisions
Distribuzione: Lucky Red

Data di uscita: 09/01/2025

Trailer

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Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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