SO COSA HAI FATTO

SO COSA HAI FATTO

Sul solco dei nuovi capitoli di Scream – ma senza i loro intenti di decostruzione – il nuovo So cosa hai fatto è un divertissment nostalgico che guarda allo slasher e alla sua rivisitazione nineties, teso a blandire l’appassionato di horror con una vicenda giocata tra il piacere del riconoscimento e il gusto per le pur presenti variazioni. Esile, ma consapevole e in definitiva ben messo in scena.

Ricordo di un’estate. Di sangue.

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Dopo Scream, So cosa hai fatto. Era quasi inevitabile che, nel perdurante clima di revival anni ‘90 che stiamo vivendo (gli ‘80 sembrano aver parzialmente perso la loro presa sul pubblico: ma, prima di dirlo con sicurezza, dobbiamo attendere l’ultima stagione di Stranger Things) l’altra saga teeen slasher per eccellenza di quel decennio trovasse il suo nuovo epigono. Un epigono che invero, nello specifico, era già stato preceduto dal poco fortunato revival televisivo omonimo targato Amazon, del 2021; ma che qui, nella formula, sembra guardare piuttosto al meccanismo narrativo della saga “cugina”, replicandone per grandi linee la logica. In effetti, proprio com’era stato per Scream, il film diretto da Jennifer Kaytin Robinson va a riportare in vita un franchise che già a suo tempo aveva dato nuova linfa a un filone che in quel periodo sembrava avviato verso un lento declino: ma, proprio come fu per i rispettivi capostipiti, l’operazione qui presentata è insieme più filologica e meno raffinata rispetto a quella della saga più nota. Quella a cui siamo di fronte è infatti la ripresa, un po’ nostalgica, di un divertissment al sangue che ancora una volta non mostra pretese di decostruzione, ma piuttosto di giocosa celebrazione. In regia stavolta – e forse non a caso – troviamo una cineasta specializzata nel campo della teen black comedy indipendente (al suo attivo la serie Sweet/Vicious e il film Netflix Do Revenge, sorta di reimagining al femminile dell’hitchcockiano L’altro uomo). E la strada, come già era stato per i due nuovi episodi di Scream – che ne avevano persino descritto la logica – è di nuovo quella del newquel: ci si ricollega ai film storici (in particolare, nel caso specifico, all’originale di Jim Gillespie del 1997, e al suo sequel di un anno dopo) affiancando i protagonisti di allora a un nuovo e più giovane gruppo di personaggi, e replicandone in modo più o meno fedele la struttura.

La Southport dei nuovi e dei vecchi segreti

So cosa hai fatto, Madelyn Cline, Chase Sui Wonders, Jonah Hauer-King, Sarah Pidgeon, Tyriq Withers in una scena del film
So cosa hai fatto, Madelyn Cline, Chase Sui Wonders, Jonah Hauer-King, Sarah Pidgeon, Tyriq Withers in una scena del film

Coerentemente con la scelta nel segno del newquel, questo nuovo So cosa hai fatto presenta un nuovo assassino, che fa sua – seguendo anche in questo una formula à la Scream – l’iconografia del predecessore: impermeabile nero, cappello e volto coperto, oltre all’immancabile uncino che ne aveva fatto la personificazione di una lugubre leggenda metropolitana. Proprio a quella leggenda, e soprattutto al massacro del 1997 che l’aveva trasformata in realtà, fa riferimento la premessa del film: la cittadina costiera di Southport, nel Nord Carolina, sembra aver definitivamente riassorbito i traumi di quei tragici eventi, occultati e ridotti (di nuovo) a storia da fuoco di bivacco, mentre tutti – a cominciare dallo spregiudicato immobiliarista Grant Spencer, da tempo impegnato a “ripulire” il nome della cittadina – si preparano a celebrare la tradizionale ricorrenza del 4 luglio. Ricorrenza, quest’ultima, che vede la reunion di cinque amici in occasione della festa di fidanzamento di una di loro, Danica, promessa sposa proprio a Teddy, rampollo della ricca famiglia Spencer. Ed è proprio quest’ultimo, in stato di ebbrezza dopo una corsa in macchina a fine party, a provocare l’irreparabile: mentre il giovane gioca a fare il temerario al centro della carreggiata, un’auto sopraggiunta all’improvviso sbanda fuori strada per evitarlo, precipitando giù dal pendio. I cinque, per non essere accusati di omicidio colposo, decidono di non rivelare alla polizia l’accaduto, stringendo tra loro un esplicito patto: ma esattamente un anno dopo, in occasione del loro nuovo incontro per il Giorno dell’Indipendenza, un biglietto anonimo ricevuto da Danica con la scritta “So cos’hai fatto la scorsa estate” fa piombare di nuovo loro – e l’intera cittadina – nell’incubo. Un incubo che anche stavolta vedrà il suo prevedibile affastellarsi di cadaveri.

Nostalgia, nostalgia assassina

So cosa hai fatto, una spaventosa sequenza del film
So cosa hai fatto, una spaventosa sequenza del film

Questo So cosa hai fatto versione 2025 ammicca fin dalla sua prima sequenza, in modo esplicito, agli spettatori dell’originale: la lunga carrellata sul mare che lambisce la località costiera di Southport, e la rapida introduzione del gruppo di protagonisti – dai tratti quasi interamente sovrapponibili a quelli storici – rendono subito chiaro che questa è un’operazione dichiaratamente, e se vogliamo anche smaccatamente, nel segno della nostalgia. Un richiamo nostalgico che si immerge convintamente nei colori, nelle idiosincrasie e nei rituali post-adolescenziali propri della stagione estiva (malgrado l’età degli interpreti – vecchio problema dei film americani – non sia proprio quella giusta); il momento ideale per la (ri)comparsa – in fondo anch’essa rassicurante – di un serial killer “balneare” che il grande schermo pareva aver messo anzitempo in soffitta. La mancanza, nel film di Robinson, del tocco autoironico e consapevolmente sornione che aveva caratterizzato la sceneggiatura dell’originale del 1997 (non a caso opera di Kevin Williamson) viene compensata dalle tante strizzate d’occhio ai fans storici: ci sono i riferimenti diretti e gli omaggi (tra cui un personaggio che di cognome fa Gillespie, chiaro riferimento al regista dell’originale), c’è il prevedibile ritorno dei suoi protagonisti storici (agli annunciati Jennifer Love Hewitt e Freddie Prinze Jr., sopravvissuti agli eventi del 1997, si aggiungono i cammei di una Sarah Michelle Gellar “rediviva” in un’onirica versione lynchiana, e di Helen Shivers, co-protagonista del secondo film); ma soprattutto ci sono quel mood e quell’estetica nineties che a ogni sequenza sembrano ripetere allo spettatore che – malgrado i tentativi del magnate locale di far dimenticare al resto del mondo “glorie” e orrori di Southport – la sua comunità non ha dimenticato la sua storia. E che in fondo reimmergersi di nuovo nel 1997, oltre che piacevole – per chi è al di qua dello schermo – può essere anche catartico per i suoi personaggi, in funzione di allontanamento ed esorcizzazione del male.

Ludica esilità

So cosa hai fatto, Madelyn Cline in un momento del film
So cosa hai fatto, Madelyn Cline in un momento del film

Certo, il carattere giocoso e nostalgico del nuovo So cosa hai fatto – quel susseguirsi di fantasiosi omicidi che, più che spaventare, mirano a blandire e far sentire a casa lo spettatore – non può cancellare l’esilità del suo plot, anch’essa mutuata dal concept della saga e in qualche modo parte della sua identità. Un’esilità che qui, vista la scelta di ripercorrere in modo molto fedele la struttura narrativa dell’originale, fa sì che il piacere della visione risulti più all’insegna del gusto per il riconoscimento (e dell’eventuale sorpresa per le variazioni) piuttosto che in uno spiazzamento che – persino nel plot twist degli ultimi minuti – di fatto non arriva mai. Proprio in questa dialettica, tra consapevole ripetizione e divertito “tradimento” delle aspettative, va letta anche la scelta di rovesciare la dinamica dell’evento che innesca il racconto: l’incidente stradale iniziale, per come viene descritto, può mettere a dura prova la sospensione dell’incredulità, rischiando di fornire all’intera vicenda una base ben fragile (un conto è sentirsi in colpa per aver investito qualcuno, un conto aver indirettamente provocato l’uscita di strada di un’auto, il cui conducente non ha saputo frenare in tempo); ma in fondo la sua scarsa credibilità mette da subito le carte in tavola e fa capire, in modo chiaro, che a Southport la verosimiglianza non è di casa. Ma le favole nere, le leggende metropolitane e i killer armati di uncino, quelli sì, continueranno a lungo a popolare le sue storie. A beneficio di chi vorrà ascoltarle, ovviamente, intorno a un falò o davanti a uno schermo cinematografico.

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Locandina

So cosa hai fatto, la locandina italiana del film

Gallery

Scheda

Titolo originale: I Know What You Did Last Summer
Regia: Jennifer Kaytin Robinson
Paese/anno: Canada, Stati Uniti, Australia / 2025
Durata: 111’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Sarah Michelle Gellar, Jonah Hauer-King, Madelyn Cline, Austin Nichols, Billy Campbell, Brandy Norwood, Chase Sui Wonders, Freddie Prinze Jr., Gabbriette, Jennifer Love Hewitt, Joshua Orpin, Nick Farnell, Sarah Pidgeon, Tyriq Withers
Sceneggiatura: Sam Lansky, Jennifer Kaytin Robinson
Fotografia: Elisha Christian
Montaggio: Saira Haider
Musiche: Chanda Dancy
Produttore: Matt Gustafson, Neal H. Moritz
Casa di Produzione: The South Australian Film Corporation, Ontario Creates, Screen Gems, Original Film, Columbia Pictures
Distribuzione: Eagle Pictures

Data di uscita: 16/07/2025

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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