AL PROGREDIRE DELLA NOTTE
Opera seconda di Davide Montecchi, Al progredire della notte è un horror che rielabora suggestioni e atmosfere ben riconoscibili (Argento e Avati in primis) riuscendo tuttavia a innestarle in un contenitore ricco di fascino archetipico, e delineando un viaggio in un’oscura location che, per la protagonista, diventa immersione nei pericolosi e affascinanti territori dell’inconscio. Disponibile in streaming on demand.
Voci notturne
Arrivati alla metà di questi anni ‘20 (fa strano dirlo, per chi è nato un po’ prima della fine del secolo scorso) il cinema italiano di genere che fu – in particolare quello dei sempre ricordati anni ‘70 – continua a ispirare epigoni, derivati e interessanti varianti sul tema. Se è vero che tarda a consolidarsi, almeno a livello mainstream, la più volte promessa rinascita di una tradizione in realtà mai morta – ma semmai, semplicemente, invisibilizzata e relegata al circuito indie – è pur vero che tale circuito continua a mostrare una propria, intrinseca vitalità; e lo fa spesso attingendo, quanto a suggestioni visive e tematiche di partenza, proprio al cinema di quei mai dimenticati “padri” (o forse, visto il cinquantennio ormai intercorso, faremmo meglio a dire nonni). Sia quel che sia, è abbastanza evidente il debito di questo interessantissimo Al progredire della notte, opera seconda di Davide Montecchi (classe 1981, al suo attivo il precedente A Lonely Place, 2015) con quella stessa tradizione cinematografica; e in particolare con due dei suoi esponenti più rappresentativi – ancora attivi seppur con diverse fortune – ovvero Dario Argento e Pupi Avati. Faremmo tuttavia un torto a limitare alla filiazione dai due maestri i motivi di interesse di questo secondo lavoro di Montecchi, che pure non nasconde di averne assorbito, in misure diverse, la lezione; in questa sorta di fiaba nera ambientata tra il bosco e la provincia, romanzo di (tras)formazione tardivo e sui generis in chiave horror, il gusto tematico e visivo mutuato dall’horror argentiano e dal gotico padano di Avati si fonde con suggestioni tutte contemporanee; nonché con una traiettoria di crescita personale, per la giovane protagonista (un’efficace Lilly Englert) del tutto peculiare.
Due donne, una casa, uno strano passatempo

Descriveremo il meno possibile, del plot di Al progredire della notte, centrato perlopiù su due personaggi: la ventitreenne Claudia (la già citata Englert), che ha appena preso in affitto una stanza in un’isolata casa di provincia allo scopo di partecipare a un corso di sopravvivenza, e la padrona di casa Letizia (Lucia Vastini), donna eccentrica che sostiene di poter parlare coi morti tramite una strana radio modificata. Claudia – ragazza piena di insicurezze e oppressa da un lato da una madre possessiva e maniaca del controllo, dall’altra da un compagno tirannico e poco empatico – si mostra da subito incuriosita verso lo strano passatempo della donna; ma alcune inquietanti parole apparentemente pronunciate dalle “voci” provenienti dall’apparecchio, seguite da strani sogni che turbano successivamente il suo sonno, finiscono per convincere Claudia che la sua ospite non è forse la donna innocua che sembrava; e che forze malvagie potrebbero essere all’opera tra le mura del casolare.
Da un altro luogo, verso l’oscurità

Si muove dapprima lungo coordinate ben note, Al progredire della notte, avvolgendo lo spettatore con un coté visivo che rimanda principalmente al Dario Argento più fiabesco e onirico (Suspiria, in primis, ma anche il successivo Phenomena) e al “gotico padano” di Avati, evocato in particolare nella resa notturna della desolata località di provincia. La scelta di centrare la storia principalmente sulle due donne, tuttavia, e le suggestioni psicoanalitiche da subito richiamate dal soggetto, portano presto il film di Montecchi su altri e distinti territori – seppur confinanti con quelli della tradizione appena evocata. In particolare, la scelta di aprire il film con un video social girato dalla protagonista – le cui immagini ritroveremo più avanti, con una propria specifica funzionalità – àncora saldamente la storia alle pratiche social e di perenne iperconnessione tipiche della contemporaneità, facendo in questo risaltare ancor più il carattere di outsider (quasi da personaggio proveniente da un altro spazio/tempo) della stessa Claudia; un carattere che trova il suo inquietante complemento nel fare eccentrico ed enigmatico di una donna che sembra aver scelto i morti quali suoi interlocutori privilegiati; nonché in una casa di campagna in cui, al posto di cellulari e schermi piatti, troviamo vecchie radio e televisori a tubo catodico che ci si stupisce – o meglio, ci si inquieta, e non poco – nel vedere ancora capaci di restituire qualche immagine. Questo calcolato straniamento, accentuato ancor più dalla location isolata e dal suggestivo elemento del bosco circostante, risulta del tutto funzionale al clima fiabesco e metaforico della storia, evocato tuttavia con una certa originalità e senza ricorrere ai più smaccati formalismi.
L’inconscio, il viaggio, l’emersione

Irretisce da subito visivamente, Al progredire della notte, soprattutto in virtù di una regia che sa valorizzare al meglio le due location principali (gli oscuri, labirintici interni del casolare, le poche e ben dosate sequenze in esterno) e di una fotografia che rimarca al meglio il clima da fiaba dark della storia. Tuttavia, gli inserti onirici disseminati a più riprese nel film, certe digressioni tipicamente lynchiane della seconda parte, e il gioco costante tra realtà, suggestione e allucinazione tessuto dalla storia (che tuttavia non ne cancella gli elementi concreti) fanno in modo che il film di Davide Montecchi mantenga una sua specifica identità e personalità. Il viaggio della protagonista, o meglio la sua immersione negli oscuri dedali della casa, assumono così il senso archetipico di un viaggio interiore, e di una rigenerazione che passa inevitabilmente per l’oscurità e la presa di petto – stavolta scelta e non imposta – delle proprie paure. Temi universali e già abbondantemente esplorati dal cinema, che il film di Montecchi tuttavia riesce a portare avanti con gusto e stile, appoggiandosi anche sull’ottima prova delle due protagoniste: l’obliqua e inquietante donna di mezza età tratteggiata da Lucia Vastini, in questo, riesce quasi a oscurare il personaggio della fragile Englert; ma si sa che questo è il rischio che si corre, da sempre, quando un “cattivo” – definizione comunque riduttiva – viene reso con tanta efficacia. Un “limite” minore, che non inficia la resa complessiva di un film che probabilmente avrebbe meritato una ben più ampia visibilità.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: Al progredire della notte
Regia: Davide Montecchi
Paese/anno: Italia / 2025
Durata: 90’
Genere: Horror
Cast: Lucia Vasini, Ioana Laura Jitariuc, Lilly Englert, Pier Sandro Freglio
Sceneggiatura: Davide Montecchi
Fotografia: Fabrizio Pasqualetto
Montaggio: Matteo Santi
Musiche: Enrico Zavatta
Produttore: Davide Montecchi, Dario Laudati, Elisa Giardini, Leonardo Kurtz
Casa di Produzione: Meclimone Produzioni Cinematografiche
Distribuzione: Meclimone Produzioni Cinematografiche
Data di uscita: 23/01/2025

