DEXTER: RESURRECTION
Creata da Clyde Phillips

Conclusasi con uno scoppiettante season finale – che lascia la porta aperta a una possibile prosecuzione della storia – Dexter: Resurrection riesce a centrare il bersaglio che la precedente, faticosa New Blood aveva suo malgrado mancato: il personaggio di Michael C. Hall ritrova molta della sua verve sanguinaria e crudelmente ironica, e l’ambientazione newyorchese sembra fargli bene. Per fortuna, non solo un’operazione-nostalgia. Su Paramount+.
Ancora redivivo, ancora spietato
Chi scrive deve ammettere di essersi accostato con un certo scetticismo a questa Dexter: Resurrection, annunciato “ritorno dal regno dei morti” di quello che è stato il serial killer televisivo più popolare dell’ultimo ventennio. Brucia ancora, in questo (almeno per quanto ci riguarda) la cocente delusione del “primo” ritorno del personaggio interpretato da Michael C. Hall, quella Dexter: New Blood che sembrava aver stravolto basi narrative e mood delle sue storie, elidendone quasi del tutto l’ironia e trasponendole in un contesto plumbeo (à la Fargo) che poco si addiceva al Dexter che conoscevamo. In questo senso, l’accoglienza tiepida riservata al prequel Dexter: Original Sin – unita alle voci dei tanti fans che, già delusi dalle ultime stagioni della serie storica, non avevano trovato in New Blood una conclusione degna all’arco narrativo del personaggio – ha probabilmente convinto la produzione a tentare per Dexter la carta della vera e propria “resurrezione”. Resurrezione fisica ma anche metaforica, come sarà chiaro vedendo per intero la serie, conclusasi venerdì 5 settembre con la distribuzione del season finale su Paramount+; ma soprattutto, per quanto ci riguarda, una resurrezione che ci ha sorprendentemente restituito un Dexter molto vicino a quello che conoscevamo. Non proprio uguale – ma sarebbe stato irrealistico chiederlo, visti gli anni del personaggio e del medium che lo ospita; ma certo più coerente con la sua natura rispetto alle sue ultime, poco entusiasmanti incarnazioni.
La resurrezione non è un pranzo di gala

È superfluo, comunque, specificare che bisogna fare un notevole esercizio di sospensione dell’incredulità per accogliere le premesse di questa Dexter: Resurrection: questo non solo perché il personaggio, nel finale della serie precedente, era caduto per un colpo di fucile in pieno petto sparato da suo figlio Harrison, ma anche perché le sue malefatte erano state definitivamente smascherate dall’agente di polizia Angela Jones, dopo che la sua fuga aveva lasciato dietro di sé almeno un cadavere innocente. Se il mancato decesso viene giustificato con l’accelerazione della coagulazione sanguigna, dovuta alla temperatura sotto lo zero che avrebbe evitato l’immediato dissanguamento (molto opinabile, ma tant’è) ancora più complicato è accettare la totale riabilitazione del nome del personaggio, conseguente alla scelta dell’ex partner di scagionarlo del tutto dalle accuse, addossandosi (addirittura!) la morte di un collega. Ma d’altronde, vista la dichiarata scelta di campo della serie, si tratta in un certo senso di un limite intrinseco: non si può andare a cercare la logica in un quella che viene presentata come una resurrezione, che riguardi una divinità, un serial killer, o chiunque altro. La sorpresa, come abbiamo poc’anzi annunciato, sta invece nella complessiva riuscita dell’operazione: risultato da un lato di un setting più consono a Dexter (New York non è Miami, ma neanche il raggelante borgo innevato di Iron Lake) dall’altro di scelte di casting decisamente azzeccate (Peter Dinklage e Uma Thurman su tutti, ma non solo) che aggiungono sostanza a un intreccio decisamente più “dexteriano” del precedente.
Un figlio, un ex amico, e tanti nuovi nemici

Al centro della trama di Dexter: Resurrection – a cui faremo solo i pochi accenni necessari – c’è di nuovo il rapporto tra il protagonista e suo figlio Harrison (che anche qui ha il volto di Jack Alcott) da lui rintracciato a New York – dove lavora come fattorino in un hotel – e appena finito in un brutto guaio che gli ha attirato addosso le attenzioni della polizia locale. Alla prevedibile riconciliazione tra padre e figlio (non crediamo di svelare nulla di sconvolgente, dicendolo) si accompagna l’ingresso di Dexter in un singolare club per serial killer gestito dal milionario Leon Prater (Peter Dinklage) con l’aiuto della sua guardia del corpo Charlie (Uma Thurman), la ricomparsa del vecchio amico Angel Batista (David Zayas) – trasformatosi per l’occasione in un antagonista, dopo aver intuito il segreto dell’ex collega – e la caccia intentata contro Dexter e Harrison dalla scaltra ispettrice di polizia Claudette Wallace (Kadia Saraf), a sua volta mobilitata dal mai sopito fiuto di Batista. A guidare il vecchio “Macellaio di Bay Harbour” – etichetta di cui un po’ il nostro si sente usurpato – ci sarà di nuovo il fantasma di Harry Morgan (che riprende il suo volto di James Remar), padre adottivo e inventore del “codice” che guida le azioni del killer; viene invece accantonata la figura parimenti fantasmatica della sorella Debra, che nella serie precedente aveva preso – a nostro avviso un po’ gratuitamente, e comunque in modo tutt’altro che convincente – proprio il ruolo che era stato di Harry. La componente puramente nostalgica evocata dalla serie (in certa misura inevitabile) viene comunque esaurita praticamente tutta nel primo episodio, che vede un Dexter tra la vita e la morte confrontarsi coi fantasmi di vecchi amici e (soprattutto) nemici: tra questi, oltre all’annunciata apparizione del Trinity Killer col volto di John Lithgow, il vecchio collega/nemico James Doakes interpretato da Erik King, il poliziotto-killer Miguel Prado col volto di Jimmy Smits, e il rimpianto (malgrado tutto) fratello biologico eliminato dal protagonista alla fine della prima stagione, il “killer del camion frigo” Brian Moser (che riprende il volto di Christian Camargo). Il sentore di (allucinata) “rimpatriata” presente in questo sequel, comunque, si ferma sostanzialmente qui, al netto di qualche breve concessione e apparizione di vecchi personaggi nel prosieguo della storia (vediamo en passant i volti dell’inconfondibile Vince Masuka di C.S. Lee e del poliziotto Joey Quinn interpretato da Desmond Harrington). Ma i motivi di interesse di queste nuove avventure di Dexter, per fortuna, sono altrove.
Un Dexter uno e trino

A stupire positivamente, in un’operazione-revival che sembrava destinata in partenza al fallimento, c’è soprattutto il buon equilibrio tra passato e presente, che è poi l’elemento la cui mancanza – sempre a nostro avviso – aveva fatto fallire la precedente New Blood. La piena riabilitazione del nome del protagonista (improbabile quanto si vuole) che fa da premessa a questa Dexter: Resurrection, permette al personaggio di tornare ad assumere quell’aura impassibile da “good old boy” della porta accanto, da insospettabile bravo cittadino americano – qui non più ematologo della polizia, ma autista privato di taxi, in omaggio all’inflessibile flessibilità del mondo del lavoro nel 2025 – che fa di nuovo brillare di una una luce grottesca e crudelmente ironica le sue azioni sanguinose. Persino le inevitabili parentesi melò che coinvolgono il personaggio di Harrison – che fa una positiva evoluzione, risultandoci molto più simpatico rispetto a quello che avevamo visto in New Blood – non disturbano più di tanto, andando anzi ad alimentare il contesto di “doppia vita” (il borghese padre di famiglia da una parte, lo spietato serial killer dall’altra) che ha sempre rappresentato un po’ il marchio di fabbrica del personaggio. Doppia vita che qui invero diventa addirittura tripla, vista il pericoloso “gioco” in cui il protagonista si immerge una volta entrato nel club di Prater, e le inevitabili sovrapposizioni e sconfinamenti tra le diverse maschere che di volta in volta è costretto a indossare.
Un nuovo inizio?

Certo, non manca qualche incongruenza e forzatura, nello svolgimento di Dexter: Resurrection, e si sente invero un po’ la mancanza di quella componente romantica (il cui ricalco era stato tentato, con poca convinzione, nella serie precedente) che aveva di volta in volta donato una spessore tragico o crudelmente grottesco (il più delle volte entrambe le cose) alle vicende del personaggio. Nei primi episodi la serie sembra in effetti tentare un po’ timidamente quella strada, con l’apparizione di un singolo personaggio – evitiamo di rivelare nel dettaglio quale – che tuttavia esce altrettanto rapidamente di scena. Un altro dei limiti di questa comunque soddisfacente resurrezione sta in effetti, se vogliamo, nel potenziale sfruttato solo in parte di molti personaggi e archi narrativi, che paiono destinati a ulteriori sviluppi nelle ipotetiche, successive stagioni: prima su tutti, la già citata detective Claudette Wallace interpretata da Kadia Saraf (attrice finora praticamente sconosciuta) la cui resa dei conti col protagonista, in effetti, sembra solo rimandata. E in questo senso, di fatto, una prosecuzione della serie – vista anche la sua complessiva, buona accoglienza – sembra oggi più che mai probabile: la frazione finale dell’episodio conclusivo, in questo senso, appare come una chiara dichiarazione d’intenti – specie dopo due finti “addii” che, pur se per ragioni diverse, non avevano parimenti convinto i fans. La cancellazione dopo una sola stagione di Dexter: Original Sin (prequel concepito in un momento in cui un ritorno in prima persona di Michael C. Hall nei panni del personaggio pareva improbabile) rivela in questo senso molto delle intenzioni della produzione; intenzioni che al momento sembrerebbero aver trovato le giuste condizioni per realizzarsi. Insomma, anche se non è ancora ufficiale, sembrerebbe the Bay Harbour Butcher is here to stay. Il fan affezionato che alberga dentro di noi non può che rallegrarsene.
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Scheda
Titolo originale: Dexter: Resurrection
Creata da: Clyde Phillips
Regia: Monica Raymund, Marcos Siega
Paese/anno: Stati Uniti / 2025
Genere: Drammatico, Poliziesco, Thriller
Cast: David Dastmalchian, Peter Dinklage, John Lithgow, James Remar, Jimmy Smits, Dominic Fumusa, Marc Menchaca, Michael C. Hall, Bryan Lillis, C.S. Lee, David Zayas, Eric Stonestreet, Uma Thurman, Christian Camargo, Darius Jordan Lee, Desmond Harrington, Emilia Suárez, Eric Tabach, Erik King, Jack Alcott, JillMarie Lawrence, Kadia Saraf, Liam Delgado, Ntare Guma Mbaho Mwine, Reese Antoinette, Sharon Hope
Sceneggiatura: Marc Muszynski, Nick Zayas, Hilly Hicks Jr., Scott Buck, Scott Reynolds, Tony Saltzman, Kirsa Rein, Clyde Phillips, Tanner Bean, Katrina Mathewson, Alexandra Franklin
Fotografia: Ramsey Nickell, Radium Cheung, Joe Collins
Montaggio: Perri B. Frank, Katie Ennis, Sean Cusack, Louis Cioffi
Musiche: Pat Irwin
Produttore: Alexandra Franklin, Marc Muszynski, Casey Grace Murtagh, Nick Zayas, Monica Raymund, Michael Amodio, Ryan McCormick
Casa di Produzione: Clyde Phillips Productions, John Goldwyn Productions, Counterpart Studios, Showtime Studios, The Colleton Company
Distribuzione: Paramount+
Data di uscita: 11/07/2025
