IL MIO AMICO PINGUINO
Diretto dall’esperto David Schurmann – che lo riempie del suo sguardo empatico e partecipe sul mondo non umano – Il mio amico pinguino è un intelligente esempio di cinema per famiglie, che alla semplicità unisce la capacità di trattare in modo convincente (e meno scontato del solito) il tema del contatto interspecie.
L’amicizia che non ti aspetti
Nell’ambito di quello che chiamiamo cinema per famiglie, specie quello incentrato sul tema archetipico dell’amicizia interspecie, capita ormai molto raramente di vedere prodotti che non siano realizzati con lo stampino, o non si limitino ad adeguarsi stancamente su formule paradisneyiane (con tutte le criticità di questa definizione) ormai rodate da decenni. Fa piacere, quindi, specie nell’Anno Domini 2025 (anche se questo lavoro in realtà risale a un anno fa) trovare un sala un film come questo Il mio amico pinguino. Questo non perché il film diretto da David Schurmann (oltre che cineasta, documentarista, scrittore e naturalista) si discosti in modo eclatante dai paletti di un genere che di fatto non consente grandi spazi di manovra, almeno nell’impianto di base; ma perché in questo lavoro, co-produzione tra Brasile e Stati Uniti, si rileva senz’altro una precisa idea di cinema, una concezione coerente di messa in scena e di racconto per immagini – e qui il background del regista conta tanto – della vita (anche sociale) di una specie non umana. Non che questo risultato non sia mai stato ottenuto in passato, ma il merito di Schurmann è stato quello di aver saputo innestare questo sguardo nel tessuto di un classico film per famiglie, capace di parlare con efficacia al suo pubblico di riferimento.
Il vecchio e il pinguino

Al centro del plot de Il mio amico pinguino c’è quella che – con le dovute concessioni alle necessità narrative e cinematografiche – è la ricostruzione di una storia vera: l’insolita amicizia tra il pescatore brasiliano João Pereira de Souza (interpretato qui da un inedito Jean Reno) e il pinguino Dindim, da lui rinvenuto vicino alle rive del suo villaggio costiero, in fin di vita e coperto dal petrolio fuoriuscito dalla perdita di una petroliera. L’uomo – un lutto familiare alle spalle mai dimenticato, che l’ha portato a estraniarsi dagli altri membri della comunità – riesce a curare l’animale e a rimetterlo in sesto, stabilendo con lui un legame affettivo sempre più forte. Da allora, e per molti anni, Dindim torna a far visita a João al termine della stagione invernale, percorrendo migliaia di miglia a nuoto per trascorrere i mesi più caldi in compagnia del suo nuovo amico umano.
Un incontro rigenerante

La prima peculiarità che salta all’occhio nella trama del film di David Schurmann – tale da differenziarlo da tanti altri esempi dello stesso filone – è il fatto che al classico bambino protagonista si sostituisca qui un personaggio anziano, col volto di un Jean Reno disarmante per la spontaneità e l’efficacia della sua prova attoriale. Nel prologo di Il mio amico pinguino, in realtà – su cui evitiamo di dilungarci – il regista gioca un po’ con questa aspettativa, mettendo in primo piano proprio dei bambini nel contesto comunitario del villaggio, e dando l’impressione di voler narrare l’ennesima storia “ad altezza bambino”; un’impressione poi smentita tanto bruscamente quanto efficacemente, attraverso l’evento che segna la premessa della storia e il successivo passaggio ai giorni nostri (gli eventi ebbero in realtà luogo nel 2016). Un passaggio narrativo segnato anche dalle oscillazioni della fotografia (prima ricca di toni caldi e luminosi, successivamente segnata da una predominante di grigio – ben visibile anche nelle scene diurne – e poi gradualmente restituita a tonalità più calde e vive) a segnare il percorso di caduta e rinascita, ma forse dovremmo dire rigenerazione, dell’anziano protagonista. Protagonista che di suo risulta delineato in modo semplice ma credibile, specie nella resa di un agire quotidiano che lo allontana dallo stereotipo dell’uomo indurito e reso insensibile dal lutto.
Due mondi a confronto

Poi c’è lo sguardo partecipe, diremmo empatico, del regista Schurmann sul mondo dei pinguini, reso in molte sequenze prive dell’elemento umano (la presenza dei tre ricercatori nella base argentina – necessità narrativa comunque da adempiere – resta quasi sempre sullo sfondo); uno sguardo capace di raccontarne tanto l’elemento sociale quando quello individuale (singolare o “anormale”, a seconda dell’ottica di ognuno dei tre osservatori) e di farlo dialogare con un paesaggio che, nella sua alternanza di asperità e spazi riadattabili (la tana di Dindim “creativamente” rielaborata) diventa elemento centrale del racconto. Spazio ovviamente sempre giustapposto a quello sociale del villaggio, che gradualmente riacquista luce e vita tanto agli occhi del protagonista quanto a quelli del pubblico.
Si potrebbe forse obiettare sull’estrema semplicità della drammaturgia vera e propria di questo Il mio amico pinguino – tutta concentrata nell’ultima mezz’ora, e più convenzionale per come viene portata avanti; ma anche in questi frangenti il regista evita di calcare la mano sulla commozione di grana più grossa, tenendo intelligentemente sottotraccia una componente melò che resta comunque parte integrante della storia. Nonostante gli sviluppi più che prevedibili – e l’altrettanto prevedibile “chiusa” con le immagini, sui titoli di coda, dei due reali protagonisti degli eventi – non si ha mai l’impressione di essere ricattati; e per una volta una buona “confezione” – necessaria visto il target dell’operazione – va d’accordo con l’autentico piacere della visione. Una sorpresa di cui non possiamo che rallegrarci.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: My Penguin Friend
Regia: David Schurmann
Paese/anno: Stati Uniti, Spagna, Brasile / 2024
Durata: 97’
Genere: Drammatico, Avventura
Cast: Adriana Barraza, Jean Reno, Alexia Moyano, Amanda Magalhães, Beatriz Lima, Duda Galvão, Fernando Lufer, José Trassi, Juan José Garnica, Juan Queiroz, Maurício Xavier, Nicolás Francella, Pedro Caetano, Pedro Urizzi, Rafael Pimenta, Ravel Cabral, Roberto Borenstein, Rochi Hernández, Thalma de Freitas, Wilson Rabelo
Sceneggiatura: Paulina Lagudi Ulrich, Kristen Lazarian
Fotografia: Anthony Dod Mantle
Montaggio: Teresa Font
Musiche: Fernando Velázquez
Produttore: Juan Cano Nono, Robin Jonas, Ramiro Navarro, Jonathan E. Lim, Shaked Berenson, Lila Rodrigues, Justine Otondo, Steven P. Wegner, Nicolas Veinberg, Andreas Wentz, Patrick Ewald
Casa di Produzione: Schurmann Filmes, Content Studios, City Hill Arts, Ventre Studio, Sur-Film
Distribuzione: Leone Film Group
Data di uscita: 11/09/2025

