EDDINGTON
di Ari Aster

A rimpinguare la scarna lista delle pellicole inerenti un argomento forse ancora troppo fresco per essere portato sullo schermo, ci pensa Eddington. Il viaggio in questa immaginaria cittadina del New Mexico in piena pandemia di Covid-19 troverebbe il suo motivo d’essere in uno scontro politico che passa per le teorie del complotto e i dibattiti sull’uso delle mascherine. Ma, almeno nelle ambizioni, dovrebbe esserci molto altro. Quella di Ari Aster è un’opera che rimane vittima di quella stessa superficialità dalla quale vorrebbe mettere in guardia. In concorso al 78° Festival di Cannes, poi nella sezione Best of 2025 della Festa del Cinema di Roma, e dal 17 ottobre in sala.
Tutto il mondo è paese
Nessun posto è davvero lontano o si può isolare dal resto del pianeta, anche se parliamo di una piccola città che sorge nel nulla, al confine con una riserva indiana. Lo sceriffo Joe Cross (Aster ricorre ancora una volta ad un ottimo Joaquin Phoenix come protagonista del suo film) e il sindaco uscente Ted Garcia (Pedro Pascal) si fronteggiano nella corsa all’elezione di nuovo primo cittadino di Eddington. Un confronto politico tra due diverse personalità che incarnano da un lato la razionalità opportunistica e progressista politica e dall’altro un’ingenuità e impulsività pronta ad esplodere (di eco trumpiana?). C’è però poco tempo per capire realmente chi è cosa, perché ci sono da fronteggiare uno stato d’animo generalizzato di incertezza e paura, condito da un razzismo neanche troppo nascosto, da rivolte insignificanti in cui anche solo l’uso di un giubbotto antiproiettile assume contorni ridicoli, e da una profonda disinformazione. Mantenere un certo grado di salute mentale può quindi diventare impresa estremamente ardua specie se si ha una situazione familiare fortemente compromessa. Va da sé che il punto di rottura, come insegna Un giorno di ordinaria follia (1993), può essere dietro l’angolo…
Il 44enne regista statunitense Ari Aster, come sempre nella duplice veste di regista e sceneggiatore, ha il pregio di trattare un tema non ancora diffuso. Ad oggi sono ancora pochi i film realizzati sulla pandemia e sugli effetti da essa derivanti, argomento affrontato in maniera più o meno metaforica (28 anni dopo di Danny Boyle, tanto per fare un recentissimo esempio): un momento storico dal quale forse non si è ancora completamente usciti, nonostante siano trascorsi cinque anni. Il modo in cui però Eddington è diretto e soprattutto scritto rende questo ritorno alla normalità ancora più lontano, come un traghetto che invece di arrivare a destinazione, si ritrova a navigare tra la banchisa. Per propria scelta.
Il sonno della ragione

Eddington si pone come una fusione delle precedenti opere di Aster: unisce le conseguenze scaturenti dalla politica più estremista già toccate in Midsommar – Il villaggio dei dannati (2019) per unirle a quelle derivanti da legami familiari fortemente disagiati trattati in Hereditary – Le radici del male (2018) e Beau ha paura (2023). Questi due ingredienti rispecchiano la struttura del film. Una prima parte in cui non c’è niente di particolarmente nuovo, ma in cui quello che viene raccontato risulta comunque abbastanza godibile e coerente ed è capace di rimandare più che altro ad un certo cinema di Altman con il suo campionario sociale (America oggi, 1993). Il punto di vista contrastante su come sindaco e sceriffo gestiscono la situazione pandemica in modo diverso si pone come uno spunto interessante. Eddington imbocca però poi una svolta assumendo la forma di un incubo paranoico che lo fa diventare un mix tra Tarantino e i fratelli Coen (Non è un paese per vecchi): l’analisi e/o la rappresentazione delle angosce, dell’isolamento dell’uomo moderno, incarnate in particolare dallo sceriffo Joe Cross, mancano di coerenza trovando forma solo in un’escalation di violenza che raggiunge l’apice in una terrificante (qualitativamente parlando) scena finale. E in cui soprattutto Aster inserisce troppe cose creando un coacervo di argomenti che rende anche difficile capire cosa si stia vedendo: un thriller politico? Un western moderno come viene spacciato dai più in giro? Una commedia nera sull’America post Covid? In nessuna di queste definizioni Eddington sembra trovare il suo luogo sicuro.
In principio (e alla fine) era il caos

Allo stesso tempo, Eddington mostra infatti come smartphone e social media, continuamente mostrati in primo piano, possano essere un’arma di massa pericolosissima rendendo facile la creazione e la diffusione di fake news, teorie complottiste e sedicenti guru spirituali capaci di attirare seguaci, ancor meglio se fragili emotivamente. In questo senso, nella lotta tra sindaco e sceriffo appare alla fine chiaro il vero vincitore nella disputa. C’è poi anche un filone narrativo che usando le proteste legate al movimento Black Lives Matter, evidenzia le difficoltà specie per le generazioni più giovani di muoversi attivamente all’interno di una cultura estremamente frammentaria e manipolata dai social, che ne mette a repentaglio la (presunta) genuinità di partenza. Il problema di Eddington è dunque quello di rimanere in superficie e banalizzare le questioni raccontate tramite una narrazione in cui il disordine regna sovrano. Si può giustificare tutto questo con la difficoltà di trovare risposte soddisfacenti a questioni sociali di complessa risoluzione? Oppure con l’obiettivo di voler rappresentare una situazione caotica che rispecchia una società in cui diventa molto difficile distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è? In realtà viene più il dubbio, a conti fatti, di trovarsi di fronte più che altro ad un tradimento delle coraggiose ambizioni di partenza, a vantaggio di una sterile osservazione degli eventi narrati resa in maniera più o meno spettacolare ed eccessiva anche nella sua lunghezza (due ore e mezza di film che potevano essere tranquillamente accorciate). E questo, in un momento in cui c’è forse bisogno più che mai se non di risposte, di spunti e di coraggio, è imperdonabile.
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Scheda
Titolo originale: Eddington
Regia: Ari Aster
Paese/anno: Stati Uniti, Finlandia, Regno Unito / 2025
Durata: 148’
Genere: Western, Commedia, Drammatico
Cast: Pedro Pascal, Emma Stone, Joaquin Phoenix, Austin Butler, Clifton Collins Jr., William Belleau, Amélie Hoeferle, David Midthunder, Keith Jardine, Luke Grimes, Micheal Ward, William Sterchi, Cameron Mann, Christine Hughes, David Pinter, Deirdre O’Connell, Elise Falanga, James Cady, Juwan Lakota, King Orba, Landall Goolsby, Matt Gomez Hidaka
Sceneggiatura: Ari Aster
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Lucian Johnston
Musiche: Bobby Krlic, Daniel Pemberton
Produttore: Luca Borghese, Ari Aster, Jean-Paul Chreky, Ann Ruark, Lars Knudsen
Casa di Produzione: A24, Square Peg, IPR.VC, Access Entertainment, 828 Productions
Distribuzione: I Wonder Pictures
Data di uscita: 17/10/2025
