& SONS

& SONS

L’esordio in lingua inglese dell’argentino Pablo Trapero si presenta dapprima come un family drama abbastanza convenzionale, per rivelare tuttavia, nel dipanarsi della sua narrazione, un’anima più complessa e addirittura spiazzante; & Sons vive principalmente di questo spiazzamento, che pur laddove rischia di allontanare lo spettatore, riesce alla fine a dare sostanza e personalità all’opera. Presentato nella sezione Grand Public della Festa del Cinema di Roma 2025.

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È passata un po’ in sordina, nel cartellone di questa ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma, la presentazione di questo & Sons, nuovo lavoro da regista di Pablo Trapero, nonché suo primo film in lingua inglese. Chi scrive deve ammettere di essersi un po’ stupito, durante la proiezione stampa del film, nel notare l’esiguo numero di giornalisti presenti, probabilmente decimati dalla contemporanea presentazione, nell’altra sala – con una scelta di timing, da parte della manifestazione, non proprio felicissima – dell’atteso Dracula – L’amore perduto di Luc Besson. Sia quel che sia, all’interno di una selezione che sembra ormai puntare principalmente su opere già rodate nei principali festival internazionali (basti guardare la sempre maggior consistenza numerica della sezione Best Of, inizialmente pensata come una sorta di riempitivo) la presenza del nuovo film di Trapero meritava probabilmente di essere messa meglio in evidenza. Se non altro perché il regista argentino, pur nella sua discontinuità (il recente Il segreto di una famiglia, per esempio, era un pasticcio tra politica e temi pseudoqueer, che si lasciava presto archiviare come esperimento mal riuscito) è stato finora capace di offrire quasi sempre una visione personale dei filoni che andava a trattare, riuscendo al contempo a non ripetersi e a puntare sempre – con alterne fortune – a spiazzare lo spettatore. Un obiettivo che anche questo nuovo lavoro, dramma familiare capace di riservare nel corso della sua durata più di una sorpresa – alcune ai limiti della coerenza narrativa – riesce decisamente a raggiungere. Pur a modo suo, e non senza elementi problematici.

Lo straordinario sotto l’ordinaria decadenza

Lo spunto di partenza di & Sons, che trae ispirazione dall’omonimo romanzo di David Gilbert, sembra essere quello del classico family drama con contorno di traumi sepolti nel passato – come ne abbiamo visti più d’uno negli ultimi anni: un vecchio scrittore in disgrazia un tempo baciato dal successo (il notevole Bill Nighy), invecchiato male nonché corroso dal senso di colpa per non essere stato in grado di fare il padre per i due figli ormai lontani, richiama questi ultimi nella vecchia residenza di famiglia, nei dintorni di Londra, perché è convinto di essere sul punto di morire. Ad accogliere Jamie (George MacKay) e Richard (Johnny Flynn) nella gigantesca magione che avevano abbandonato un ventennio prima, c’è soprattutto l’incarnazione stessa dello sfascio della famiglia: il giovane Andy (Noah Jupe), risultato di un’occasionale relazione extraconiugale del padre Andrew con una sconosciuta, mai perdonata dall’ex moglie e dagli altri due figli. Il soggiorno nella vecchia casa di Jamie e Richard (quest’ultimo accompagnato da suo figlio Emmett) inizierà presto a innescare le prevedibili tensioni e recriminazioni familiari; mentre l’incolpevole Andy, preso tra i due fuochi, finirà per legare col quasi coetaneo Emmett. Ma la verità si rivelerà presto molto più complessa di come poteva apparire a prima vista, e diventerà chiaro che dietro l’apparente, ordinaria decadenza di una famiglia intellettuale borghese, si nasconde in realtà un segreto ai limiti dell’incredibile.

Uno spiazzamento fecondo e rischioso

La forza narrativa di & Sons, che si avvale della sceneggiatura dell’ottima Sarah Polley, sta proprio in questo rimescolare le carte una volta arrivato (all’incirca) a metà della sua durata, tradendo non solo le aspettative dello spettatore ma anche, in certo qual modo, i canoni stessi del genere. Non che ai twist narrativi e alle brusche deviazioni di atmosfera non si sia ormai abbondantemente abituati, specie in un cinema che ha ormai eletto la postmodernità (ahinoi) a criterio algoritmico; ma lo script della navigata Polley riesce qui a disseminare la prima parte di tali e tanti elementi di un filone ampiamente codificato (a cominciare dalla figura del vecchio patriarca, la cui immagine decadente sfiora l’enfatizzazione grottesca) che il rovesciamento di prospettiva arriva inatteso e spiazzante: al punto di aver bisogno – e anche questo è probabilmente un elemento calcolato – di buona parte del resto del film per essere accettato del tutto. Ed è proprio questo spiazzamento, questo elemento programmaticamente destabilizzante (diremmo perturbante) a costituire insieme il principale punto di forza e l’aspetto più problematico del film di Pablo Trapero: lo scetticismo di chi guarda segue dapprima quello dei due fratelli Jamie e Richard, con la particolarità però di essere situato al di qua dello schermo, e di far percepire la spinta, ai margini della storia, dell’ingombrante componente grottesca (stavolta non del tutto volontaria) che minaccia di far crollare l’intera impalcatura del film.

Accettare il gioco (e riscuoterne la ricompensa)

Un rischio, quello di una perdita generale di credibilità col conseguente allontanamento di chi guarda – non per forza fisico, ma senz’altro intellettuale – che viene però evitato da un lato grazie all’eleganza mai gratuita della messa in scena (i frequenti piani sequenza, a partire da quello iniziale, restano impressi e risultano quasi sempre giustificati dalla simbologia evocata) dall’altro in virtù di una gestione della tensione narrativa che, pur laddove mette a dura prova la sospensione dell’incredulità e la tenuta drammaturgica del tutto, recupera sul piano della sempre più evidente onestà di intenti – e soprattutto della credibilità nella costruzione, ed evoluzione, dei personaggi. Il cambio di tono (e, diciamolo pure, di genere) che costituisce l’elemento centrale di & Sons finisce dapprima per distanziare lo spettatore – facendo sorgere anche il sospetto di un certo, autoreferenziale compiacimento da parte del regista – per poi “recuperarlo” grazie a un’ultima frazione in cui Trapero gioca col melodramma fiammeggiante (letteralmente) e riannoda i fili della vicenda puntando le sue carte sull’autenticità e sulla reale ricomposizione del dolore. Forse, a quel punto, qualcuno sarà già uscito dal film, bollando il tutto come una stramberia che mescola autorialità e furbizia ammiccante allo spirito dei tempi; ma chi è riuscito a seguire il regista nel suo percorso, in definitiva, noterà che quest’interpretazione (forse non del tutto fuori luogo) è quantomeno riduttiva. Vale la pena considerare l’altra faccia della medaglia, insomma: di sostanza ce n’è tanta.

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Locandina

& Sons, la locandina originale del film di Pablo Trapero

Scheda

Titolo originale: & Sons
Regia: Pablo Trapero
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Argentina / 2025
Durata: 119’
Genere: Drammatico
Cast: Dominic West, Bill Nighy, Noah Jupe, Imelda Staunton, George MacKay, Johnny Flynn, Anna Geislerová, Arthur Conti, Charlotte Dauphin, Kerry Frater, Pamela Shaw, Poppy Allen-Quarmby
Sceneggiatura: Pablo Trapero, Sarah Polley
Fotografia: Diego Dussuel
Montaggio: Gemma Cabello, Thom Smalley
Musiche: Cristobal Tapia de Veer
Produttore: Jackie Donohoe, Phin Glynn, Jake Burling, Sophie Rose Barry, Emily Kulasa, Celine Rattray, Patricia Rybarczyk, Trudie Styler, Cindy Teperman, Axel Kuschevatzky, Pablo Trapero, Christina Piovesan
Casa di Produzione: Calculus Media, DK Entertainment International, Content Engineers, Elevation Pictures, Double Garage Films, LONY Productions, Tricky Knot, Nativa Contenidos, Off Media, Original Films, Onza Entertainment, Prisma Cine, Media Finance Capital, Bankside Films, Maven Screen Media, Matanza Cine, Screen Capital, Infinity Hill, Dauphin Films

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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