AFFECTION

AFFECTION

di BT Meza

Voto: 7

Presentato in anteprima al Trieste Science+Fiction Festival 2025, Affection è l’interessante esordio – tra thriller psicologico, sci-fi horror e riflessione su identità e memoria – del regista BT Meza: un’opera indipendente che, al netto di qualche sbavatura narrativa, sfrutta con efficacia l’armamentario di genere per metterlo al servizio di reali e concrete inquietudini.

Amnesie rivelatrici

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È un esordio sicuramente interessante, quello che il regista BT Meza ha portato in anteprima al Trieste Science+Fiction Festival 2025, dall’eloquente titolo di Affection. Eloquente, ma non per questo meno ambiguo, così come ambigua si presenta quest’opera prima nel suo complesso, dalla “confezione” con cui si offre allo spettatore allo sviluppo narrativo: un’opera che inizia come un dramma familiare sulla perdita della memoria (pur con sbandamenti e sconfinamenti già inclinati verso l’horror), proseguendo poi come un thriller sempre più cupo e segnato da una palpabile ambiguità, per approdare infine verso una sci-fi orrorifica che guarda agli incubi futuribili (ma non così di là da venire) dell’ormai cult Black Mirror. Visto il carattere volutamente scarno ed essenziale della premessa, e la scelta di un setting spazio-temporale caratterizzato dall’isolamento (un casolare di campagna in un’imprecisata provincia americana) è difficile parlare compiutamente di Affection senza incappare in spoiler diretti o meno. Cercheremo comunque, come già abbiamo fatto in passato, di esaminare questo esordio del regista statunitense senza anticipare nulla delle svolte e dei plot twist che – pur tutt’altro che innovativi, laddove si ripensi al film con un minimo di distacco – contribuiscono comunque in gran parte alla sua efficacia.

L’affetto che affligge

Affection si apre con un fulminante prologo, un incidente stradale di cui resta vittima una misteriosa donna (Jessica Rothe, già protagonista della saga horror Auguri per la tua morte), che si ritrova ferita e apparentemente preda di danni neurologici che le provocano violente convulsioni. Successivamente la donna, che scopriamo chiamarsi Ellie, si risveglia nel suo letto in preda alla frenesia e colpita da una totale amnesia: non solo non riconosce suo marito né sua figlia (interpretati rispettivamente da Joseph Cross e Julianna Layne) ma è anche convinta che il suo nome e la sua identità non siano quelli che le vengono rivelati. Il trauma sembra averle provocato una rara sindrome neurologica, che unisce l’amnesia allo sviluppo di falsi ricordi. Ma per Ellie si rivelerà solo l’inizio di un viaggio molto più oscuro, che il ritorno della memoria rischia di rendere forse ancor più spaventoso: un viaggio che ha molto a che fare con la doppia accezione del titolo del film (difficile da rendere in italiano): affezione nel senso di legame di vicinanza e voglia di condivisione, ma anche di patologia, di virus – fisico e mentale – che si diffonde corrompendo corpo e anima.

Da rifugio a prigione

Potrebbe in qualche modo trarre in inganno, la sinossi che la produzione di Affection ha fatto circolare, forse per collocare il film di BT Meza nello stesso filone (quello degli “anelli” temporali) del già citato Auguri per la tua morte. In realtà, il legame con l’horror con cui il film di Meza condivide la protagonista è piuttosto debole: o meglio, un legame c’è, ma questo diventa chiaro solo con l’evolvere del plot, declinandosi comunque in un senso diverso da quello che ci si potrebbe aspettare. Oltre a mescolare i generi, quindi, la sceneggiatura scritta dallo stesso regista riesce abilmente a portare lo spettatore verso territori sempre più accidentati e oscuri, oltre che perennemente segnati dall’ambiguità: per gran parte del tempo non sappiamo quanto di ciò che vediamo e sentiamo, attraverso i sensi della protagonista Ellie, sia davvero allucinazione causata da un danno neurologico, quanto ipotetica manifestazione di una qualche forza sovrannaturale, e quanto, piuttosto, risultato di un’oscura manipolazione. Lo stesso calore del rifugio familiare, un “nido” in cui la protagonista dovrebbe trovare la tranquillità per recuperare le forze e la memoria, si trasforma man mano in una soffocante prigione: uno spazio claustrofobico, il cui carattere opprimente viene accentuato dalla presenza esclusiva e costante – e forse non proprio “neutra” – degli altri due membri della famiglia.

Storia di fantasmi di oggi

Lo sviluppo narrativo di Affection si dipana così parallelamente alla (ri)scoperta di sé (oltre che delle persone di cui è circondata) perseguita dalla protagonista, deviando tuttavia sensibilmente dal canovaccio che ci si potrebbe immaginare e prendendo una propria, specifica strada. In questo affidarsi all’importante plot twist posto poco dopo la metà del film, il film di BT Meza si gioca le sue carte migliori – contando anche sull’efficace prova del co-protagonista Joseph Cross, marito ambiguo nonché (troppo) premuroso – ma incappa anche in qualche forzatura narrativa e passaggio poco credibile; ciò al netto di una premessa che ovviamente spiazza una volta che diventa palese, e costringe a riconsiderare il tutto (ma questo è fortemente voluto) con occhi diverso. Quando il puzzle viene svelato, a emergere con forza sono i temi dell’identità, dell’amore che diventa manipolazione, di un attaccamento affettivo che si fa morboso, nonché incapace di affrontare la perdita, fisica o solo affettiva, dell’altra persona. Nell’ultima parte sembra quasi una storia di fantasmi, Affection, di quelli che però non infestano manieri isolati o case gotiche, ma gli strumenti tecnologici – e i flussi di dati – in cui quotidianamente siamo immersi. Ambizioni da elevated horror (anche se la collocazione in un singolo genere, come si è detto, è problematica) che tuttavia non cancellano la solida struttura di genere che innerva il film, al netto di qualche sbavatura forse inevitabile in un’opera prima. Lo sguardo sul genere, e la capacità di innestarvi specifiche, reali inquietudini, sono del tutto evidenti e (auspichiamo) promettenti.

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Scheda

Titolo originale: Affection
Regia: BT Meza
Paese/anno: Stati Uniti / 2025
Durata: 90’
Genere: Thriller, Fantascienza, Horror
Cast: Jessica Rothe, Joseph Cross, Julianna Layne
Sceneggiatura: BT Meza
Fotografia: Jason Hafer
Montaggio: David Gallegos
Musiche: Daniel Berk
Produttore: Austin Walk, J.P. Ouellette, BT Meza, J. Christian Ingvordsen, Bay Dariz
Casa di Produzione: Circa 1888, Minutehand Pictures, Superconductive

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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