UN SEMPLICE INCIDENTE
di Jafar Panahi

Jafar Panahi (Il cerchio, Taxi Teheran) vince la Palma d’oro a Cannes 2025 con Un semplice incidente, un sorprendente on the road in bilico tra psicologia e carica politica sulla vendetta di un gruppo di ex detenuti iraniani nei confronti del presunto aguzzino. Dal 6 novembre 2025 in sala.
La scelta
Si può iniziare a parlare di Un semplice incidente in due modi: ricordando solo le cose belle, o sottolineando anche quella brutta. Sono strettamente collegate. Di bello, c’è che il film ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes 2025. Per il regista, l’iraniano Jafar Panahi, è il coronamento di una carriera formidabile. Prima, c’era stato il Leone d’Oro a Venezia nel 2000 per Il cerchio, poi l’Orso d’Oro a Berlino nel 2015 per Taxi Teheran. La cosa brutta è la prigione. Jafar Panahi in prigione c’è finito due volte, nel 2010 e nel 2022, nel temibile carcere di Evin, riservato ai detenuti politici. L’accusa era propaganda contro il regime degli ayatollah; in entrambi i casi, soprattutto il secondo, è uscito anche grazie alle pressioni della comunità (cinematografica e non) internazionale. Dall’epoca del primo arresto e per molti anni, il suo è stato un cinema clandestino, girato di nascosto e fatto circolare in barba alla legge. Tutto questo, in Un semplice incidente, uscita nelle sale italiane il 6 novembre 2025 per Lucky Red, c’è. Il film è un dramma amaramente ironico – ora molto brutale, ora teso e disperato ma non del tutto arreso alla crudeltà della situazione – che mescola autobiografismo, on the road esistenziale, riflessione morale e puro cinema.
Di verità e artificio o, per meglio dire: Hitchcock in Iran

La priorità per Jafar Panahi era risolvere la contraddizione tra l’esplosiva verità del film – umana, morale e politica – e la necessità di presentare quella stessa verità in maniera spettacolarmente e cinematograficamente soddisfacente. Conciliare artificio e verità è la madre di tutte le sfide, la principale e la più ostica per chi considera il cinema qualcosa di più di un mero veicolo di intrattenimento. Non è rumore bianco, Un semplice incidente, e risolve il problema di cui sopra a partire dall’asciutto formidabile incipit, che con precisione millimetrica e solida suspense immerge lo spettatore nella brutale realtà senza sacrificare codici e convenzioni del cinema spettacolare. Succede tutto in maniera molto rapida, apparentemente casuale, certo imprevedibile. Il modo con cui il caso interviene nella vita dei protagonisti e nello spazio di un momento costruisce un castello di violenza, tensione e complesse architetture morali, ha un’ambiguità e una forza drammatica, viene da dire, hitchcockiane.
Un uomo viaggia in macchina di notte

Un uomo, di nome Eghbal (Ebrahim Azizi), è in viaggio in macchina con la moglie e la figlia (rispettivamente, Afssaneh Najmabadi e Delmaz Najafi). Inavvertitamente, Eghbal investe un animale. La bambina è scossa, la mamma no, e la invita a considerare l’accaduto come un tragico involontario episodio, frutto delle circostanze e su cui è meglio non riflettere troppo. La macchina però è danneggiata, e va riparata. Eghbal raggiunge il meccanico più vicino, e lì c’è Vahid (Vahid Mobasseri). Eghbal ha perso una gamba e muovendosi la sua protesi suona in un modo particolare che Vahid crede di riconoscere. Gli ricorda Gambalesta, il suo torturatore a Evin. Per questo lo rapisce e lo porta nel deserto; vuole vendicarsi. Poi gli viene un dubbio. E se si fosse sbagliato? Cerca in giro altri ex detenuti politici che certamente hanno avuto a che fare con Gambalesta. Spera di ricevere conferme e, magari, un aiuto. Shiva (Mariam Afshari) lo riconosce dalla puzza di sudore. Hamid (Mohamad Ali Elyasmehr) dalle cicatrici. Golrokh (Hadis Pakbaten), che sta per sposarsi, non lo riconosce ma si fida degli altri, e vuole sbarazzarsene perché in carcere Gambalesta ha abusato di lei. C’è anche il promesso sposo, (Majid Panahi), che in carcere non c’è stato ed è l’incarnazione della maggioranza silenziosa, quella che sa e non parla, non agisce, e sottomessa patisce i soprusi del regime, danneggiando sé stessa e gli altri. Eppure, Un semplice incidente non è un film su un’esecuzione sommaria, o meglio non solo su quello. Il rapimento del presunto torturatore è la molla che serve a Jafar Panahi per parlare di giustizia, verità, vendetta e senso di responsabilità. Il caotico rapimento di Eghbal e l’incertezza dei personaggi si specchiano nella forma malleabile di un film che riesce a essere, contemporaneamente, thriller e affresco politico, dramma esistenziale, azione malinconica e, sì, a tratti persino commedia nera.
Giustizia, vendetta, responsabilità

Jafar Panahi colpisce in maniera indiretta, in modo coerente con la sua poetica e il suo senso del cinema. È forse il solo regista al mondo, o uno dei pochi, a conciliare gli estremi, a riuscire ad essere totalmente politico e interamente umanista all’interno dello stesso film, della stessa carriera. Un semplice incidente è, prima e al di là di tutto, la storia di persone semplici alle prese con un terribile dilemma, morale, esistenziale e umano: vendicare o perdonare? Ripagare il nemico con le stesse armi, o dimostrare che esiste una via diversa da quella dei torturatori e degli aguzzini? Il film racconta un regime e le sue storture infischiandosene del regime e guardando alle persone, cercando nella purezza della struttura narrativa, nella sobria compostezza dell’immagine e nella limpidezza delle argomentazioni – veicolate senza eccessi didascalici – il contrappunto ribelle e provocatorio da accostare al versante umano, intimista, emotivo. Nessuno, nel film, esprime la confusione morale di una scelta e il sostrato di dolore e rancore per l’ingiustizia subita, meglio di Vahid Mobasseri. Il suo protagonista è un uomo dolce, fragile, empatico. Negli occhi ha una poesia malinconica, ma è anche furiosamente aggrappato al pensiero della vendetta. Come venire a patti con una simile complessità?
Un cinema dai mille volti

Vahid è il volto arrabbiato e politicamente infuocato del cinema di Jafar Panahi, un cinema che sa essere genere – qui buddy movie, on the road, thriller – riflessione esistenziale e affresco umano, tragico e sorprendentemente divertente. Sarebbe sbagliato pretendere da Un semplice incidente risposte troppo nette. L’Iran di Jafar Panahi è un mondo inquinato dalla violenza e basta poco, al film, per indagare la strana, pericolosa alchimia di giustizia e vendetta. Un semplice incidente è, letteralmente, un film in bilico, posato sul confine sottile tra due poli morali difficilmente conciliabili. Gli interrogativi dei personaggi hanno a che fare esattamente con questo, con la presa di coscienza del senso di responsabilità morale che sta dietro ogni scelta. Si tratta di capire che ogni scelta implica una precisa assunzione di responsabilità. Forse la grande differenza tra torturatori e vittime è proprio questa, sottolinea il film con una semplicità di forma e una chiarezza di discorso che sono le cose più difficili da ottenere, al cinema. Un cane investito per strada, di notte, non è mai un semplice incidente.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: Yek tasadef sadeh
Regia: Jafar Panahi
Paese/anno: Iran, Francia, Stati Uniti, Lussemburgo / 2025
Durata: 103’
Genere: Drammatico, Thriller
Cast: Afssaneh Najmabadi, Delmaz Najafi, Ebrahim Azizi, George Hashemzadeh, Hadis Pakbaten, Liana Azizifay, Majid Panahi, Mariam Afshari, Mohamad Ali Elyasmehr, Vahid Mobasseri
Sceneggiatura: Jafar Panahi
Fotografia: Amin Jafari
Montaggio: Amir Etminan
Produttore: Sandrine Dumas, Jafar Panahi, Christel Henon, Philippe Martin, David Thion, Lilian Eche
Casa di Produzione: Pio & Co, Jafar Panahi Film Productions, Bidibul Productions, Arte France Cinéma, Les Films Pelléas
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 06/11/2025
