NGUYEN KITCHEN

NGUYEN KITCHEN

Primo lungometraggio di Stéphane Ly-Cuong, Nguyen Kitchen è un musical che mostra con leggerezza l’importanza dei sogni e delle proprie aspirazioni. Nulla di nuovo anche se nella storia di Yvonne Nguyen, aspirante cantante dal nome francese e cognome vietnamita che sogna di avere una carriera musicale, si cela qualche elemento in più: i pregiudizi vissuti da una minoranza di cui ci si è occupati ad oggi poco, contestualmente ad una critica verso gli stereotipi che vigono nel campo della musica e della recitazione, forse dell’Arte tutta in generale.  

Regina degli involtini...

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Nel 2007 il Washington Post ingaggiò il violinista Joshua Bell, chiedendogli di esibirsi per meno di un’ora in incognito nella stazione della metropolitana L’Enfant Plaza; un vero e proprio esperimento sociale capace di dimostrare come la percezione della musica e della sua potenza non venga sostanzialmente concepita al di fuori di un contesto “giusto”. Ne sa qualcosa Yvonne Nguyen (Clotilde Chevalier) che, invece di un prestigioso teatro parigino, ha come palco delle proprie aspirazioni un centro commerciale in cui cantare jingle per promuovere involtini primavera vietnamiti nell’indifferenza generale. Se poi incombe il grande disappunto di sua madre Ma (Anh Tran-Nghia), gestrice di un ristorante vietnamita insieme alla zia (Marie-Thérèse Priou), le possibilità di ottenere ruoli significativi sembrano ancora più scarse di quanto già non siano. Ma l’inaspettato può sempre accadere ed ecco che viene annunciato un casting per il ruolo di principessa cinese in un musical dedicato a Casanova… È arrivato il momento di chiudere con ruoli in spettacoli poco pagati di una modesta compagnia di quartiere diretti dal suo amico Koko (Gaël Kamilindi) per iniziare la carriera dei sogni?

…o Fiore di Loto?

Nguyen Kitchen, un momento del film
Nguyen Kitchen, un momento del film

Stéphane Ly-Cuong, autore anche della sceneggiatura, mostra con ironia in Nguyen Kitchen le difficoltà di una ricerca identitaria e di integrazione attraverso il percorso di Yvonne, donna sempre in bilico all’interno di un mondo culturale diviso in due (non eque) parti. A tal riguardo la formula del musical permette di raccontare il tutto con leggerezza intrecciando senza soluzione di continuità il mondo reale e quello onirico. Quanti sono infatti i clichè e le difficoltà con cui si scontrano i figli di immigrati? Sicuramente abbastanza per rendere improbabile interpretare il ruolo di Maria Antonietta o Giovanna d’Arco quando si è di origine asiatica. Viceversa, nel momento in cui si tratta di interpretare un’“enigmatica amante dell’Estremo Oriente”, le difficoltà restano comunque alte perché il proprio paese d’origine è conosciuto solo in maniera indiretta rendendo dunque complicare soddisfare l’insieme di stereotipi che determinano i casting. La ricerca di una realizzazione artistica di Yvonne si scontra infatti con il pragmatismo della madre e la mentalità piuttosto ristretta dell’industria dell’intrattenimento. A cosa potrebbe portare l’inscalfibile vocazione di Yvonne, in un percorso in cui il pregiudizio le dà poche possibilità di successo? Ma allo stesso tempo cosa può venir fuori dallo scontro generazionale con due vere e proprie vestali della cultura vietnamita, la nonna e la zia, che si esprimono in una lingua ben lontana dal francese e mostrano la loro avversione ai sogni della figlia, potenzialmente foriera di delusioni? La fotografia a cura di Alexandre Icovic incornicia il contrasto tra questi due mondi con i mille colori del ristorante, tempio dell’intimità familiare nonché della vera propria essenza necessaria per trovare la “propria voce”, in netto contrasto con le smorte sale di audizione frequentate da Yvonne.

Un antipasto

Nguyen Kitchen, una coreografia di danza tratta dal film
Nguyen Kitchen, una coreografia di danza tratta dal film

Appare dunque chiaro come la protagonista del film sia un vero e proprio alter ego al femminile di Stéphane Ly-Cuong. Andando ad “assaggiare” questo suo debutto su grande schermo, il pregio di concentrarsi su una comunità poco rappresentata nel cinema è l’aspetto che risalta più di ogni altro. La questione dell’identità e dell’integrazione viene posta però in modo non particolarmente pungente nel tentativo di essere più che altro accomodante per lo spettatore, al quale viene ricordato come avere una doppia cultura sia semmai una ricchezza e non un ostacolo nel tentativo di trovare una propria identità. Un’autenticità che resta quindi solo in canna, senza riuscire a trovare totalmente sbocco da un punto di vista realizzativo. Vedremo se Nguyen Kitchen sarà l’antipasto di un buffet cinematograficamente più interessante: per ora è come se ci trovassimo di fronte ad un brodino buono, dal sapore anche piacevole ma incapace di travolgere le papille gustative dell’assaggiatore. Per quello si consiglia un bel piatto di vero Bún bò Huế.

Locandina

Nguyen Kitchen, la locandina originale del film
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Scheda

Titolo originale: Dans la cuisine des Nguyen
Regia: Stéphane Ly-Cuong
Paese/anno: Francia / 2024
Durata: 99’
Genere: Commedia, Musical
Cast: Leanna Chea, Pierre Cachia, Camille Japy, Stéphane Ly-Cuong, Anandha Seethanen, Anh Tran-Nghia, Audrey Giacomini, Charlotte Darragon, Christophe Tek, Châu Belle Dinh, Clotilde Chevalier, Gaël Kamilindi, Jeremy Lewin, Jérémy Petit, Linh-Dan Pham, Marie-Thérèse Priou, Maud Léone, Meï Duran, Olivier Ruidavet, Pierre-Antoine Brunet, Quentin Raymond, Quentin Thébault, Sovann Chea, Thomas Jolly, Tsai Yao Chea
Sceneggiatura: Stéphane Ly-Cuong
Fotografia: Alexandre Icovic
Montaggio: Tuong Vi Nguyen-Long
Musiche: Clovis Schneider, Thuy-Nhân Dao
Produttore: Amélie Quéret
Casa di Produzione: Agence Nationale pour la Cohésion Sociale et l’Egalité des Chances (ACSE), Respiro Productions, Canal+, Ciné+, Fonds Images de la Diversité
Distribuzione: Kitchen Film

Data di uscita: 04/12/2025

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Dagli stessi registi o sceneggiatori

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Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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