LAGHAT – UN SOGNO IMPOSSIBILE

LAGHAT – UN SOGNO IMPOSSIBILE

Il binomio alla sceneggiatura Michael Zampino/Heidrun Schleff torna quattro anni dopo Governance – Il prezzo del potere. Laghat – Un sogno impossibile non sembra trovare il galoppo giusto per arrivare al traguardo, risultando essere una pellicola sconclusionata e privo di coerenza. Un mix sbiadito di Seabiscuit – Un mito senza tempo (2003) e Black Stallion (1979), in cui tutto quello che viene raccontato (l’affermazione di se stesso, il rapporto con un animale, la lettura psicologica dei personaggi umani) appare piuttosto superficiale se non confuso, confermando l’attitudine del cinema nostrano a realizzare pellicole in grado di non osare realmente mai o quasi.

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Laghat – Un sogno impossibile segue la vicenda dell’ex fantino Andrea (Lorenzo Guidi), ormai impegnato nel fare da apprendista alle reddittizie attività antiquarie (e “traffichine”) del padre Mario (Edoardo Pesce), insieme al fratello Giorgio (Stefano Macciocca). L’incontro avvenuto un giorno per caso con Tony (Hyppolite Girardot), il suo allenatore, spinge il giovane a tornare sulla via dell’equitazione dopo averla abbandonata in passato. Il ritorno sarà quindi con Laghat, un bellissimo cavallo nero da corsa tuttavia con una grave menomazione agli occhi. Parte così la rincorsa, anzi la galoppata, verso la realizzazione di un sogno impossibile… Già, ma quale?

Tra due fuochi

Laghat - Un sogno impossibile, Edoardo Pesce, Lorenzo Guidi in una scena del film
Laghat – Un sogno impossibile, Edoardo Pesce e Lorenzo Guidi in una scena del film

Il film dell’italo francese Michael Zampino sembra infatti “tradire” le premesse lasciate presagire allo spettatore dal titolo, senza centrare realmente nessuno degli aspetti narrati. Laghat – Un sogno impossibile racconta sicuramente il confronto tra due figure genitoriali e la rivalità (silenziosa) che ne deriva: da un lato Tony che capisce nel profondo il giovane fantino, dall’altra il padre di quest’ultimo che vorrebbe invece indirizzarlo verso un futuro economicamente magari più sicuro (nonostante si tratti di un mestiere fatto fondamentalmente di intrallazzi). D’altronde, se per il proprietario della scuderia ed allenatore “il cavallo non ha prezzo” per l’altro “tutto invece ha un prezzo”. A proposito di ques’ultimo, c’è da dire che, sempre a dispetto del titolo, non è mai davvero centrale.

Un rapporto fuori fuoco

Laghat - Un sogno impossibile, Edoardo Pesce, Lorenzo Guidi e il cavallo Laghat in una scena
Laghat – Un sogno impossibile, Edoardo Pesce, Lorenzo Guidi e il cavallo Laghat in una scena

Laghat, il cavallo eponimo,sembra essere infatti più che altro uno strumento di affermazione personale per Andrea in quello che dovrebbe essere un passaggio all’età adulta: ambizioso sì, ma non per forza collegato ai soldi nonostante il tentativo di imprinting paterno indirizzato solo al tornaconto economico come mantra di vita. “Sembra” perché in realtà non si capisce bene il rapporto che il fantino ha con il quadrupede: gli importa davvero di quest’ultimo? O solo di usarlo finché possibile (senza soficare nel maltrattamento considerato il problema agli occhi che l’equino ha) per sfruttare le proprie abilità e vincere? E la storia d’amore (immancabile) che deriva dal rapporto con Laghat come si colloca all’interno di questo tutto questo? Per dare un’idea: nella coppia cavallo–uomo, Nestore – L’ultima corsa del 1994 (in questo caso il vecchio vetturino interpretato da Alberto Sordi) riesce ad essere più chiaro e veritiero. A proposito di luoghi comuni, all’interno del mondo dell’equitazione che viene descritto, viene comunque rimarcata sullo sfondo la pericolosità dell’andare a cavallo ma manca, purtroppo o per fortuna, il tema del doping.

Cosa resta arrivando al traguardo?

Laghat - Un sogno impossibile, Carlotta Antonelli e il cavallo Laghat in una scena
Laghat – Un sogno impossibile, Carlotta Antonelli e il cavallo Laghat in una scena

La pellicola del regista italo – francese Zampino andrebbe dunque letta come un film sulla disabilità e la sua accettazione, simboleggiata appunto dal cavallo semicieco la cui storia sembra essere quella raccontata in maniera più coerente. Basta infatti pensare al titolo dell’opera di partenza, il libro di Enrico Querci, Laghat – Il cavallo normalmente diverso (2014, Pacini Editore) in cui fin da subito compare il suo tratto caratteristico. La sensazione è che la romanzizzazione di quest’ultima abbia portato ad una resa un po’ forzata dei personaggi chiamati in causa, i cui rapporti, per come sono tratteggiati, appaiono poco chiari e credibili (si veda ad esempio l’evoluzione del rapporto di Andrea con il fratello). Bella la fotografia, a cura di Stefano De Paradiso, nonché l’immagine con cui si chiude l’ora e cinquanta di visione. Ma, tra i film ambientati nel mondo dell’ippica, è meglio allora rispolverare una sana e chiara mandrakata.

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Locandina

Laghat - Un sogno impossibile, la locandina del film

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Scheda

Titolo originale: Laghat – Un sogno impossibile
Regia: Michael Zampino
Paese/anno: Italia / 2025
Durata: 105’
Genere: Drammatico, Sportivo
Cast: Edoardo Pesce, Gianluca Cesale, Alessandro Cucca, Armando Puccio, Carlotta Antonelli, Demetra Bellina, Federico Perrotta, Daniela Glasgow, Hippolyte Girardot, Lorenzo Guidi, Samuel Leclerc, Stefano Macciocca, Verdiana Barbagall
Sceneggiatura: Michael Zampino, Heidrun Schleef
Fotografia: Stefano Paradiso
Montaggio: Gianluca Cristofari
Musiche: Luigi Seviroli
Produttore: André Djaoui, Sandro Frezza
Casa di Produzione: CDE Videa, Alba Produzioni
Distribuzione: Videa

Data di uscita: 11/12/2025

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Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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