LUPIN THE IIIRD THE MOVIE – LA STIRPE IMMORTALE
Il franchise “Lupin III”, nato dalla matita di Monkey Punch, torna nelle sale cinematografiche con un’opera che chiude un cerchio, ma ne può aprire altri mille. Quinto film di Takeshi Koike (i primi quattro erano dedicati a Jigen, Goemon, Fujiko e Zenigata), Lupin the IIIRD – La stirpe immortale si focalizza sul protagonista, quel nipote del famigerato Arsenio Lupin che da decenni affascina il mondo intero. Più umano, lui, più sotto le righe, meno eroe esagerato, così come tutti gli altri personaggi, per un lavoro che mischia profondità ed elementi fantasy per un pubblico variegato.
Il paradosso dell’immortalità
Quinto film di Takeshi Koike, dopo i mediometraggi La lapide di Daisuke Jigen (2014), Goemon Ishikawa getto di sangue (2017), La bugia di Fujiko Mine (2019) e Zenigata e i due Lupin (2025), Lupin the IIIrd – La stirpe immortale chiude un cerchio iniziato con il primo film, ma, soprattutto, ne chiude un altro, collegandosi direttamente a La pietra della saggezza, film uscito al cinema nel lontano 1978 e che vedeva come villain il personaggio di Mamo. Quest’ultimo è il trait d’union proprio con il lungometraggio di Koike, dov’è pure presente. Si tratta, quindi, di un prequel di quel prodotto che, negli anni 70, restituiva più serietà alle brillanti avventure della banda di ladri capitanata da Lupin III. L’epoca della trama è quella giusta, di poco successiva al manga iniziato dall’autore Monkey Punch. Lupin, che si reca al castello dove è raccolta tutta la refurtiva collezionata da lui e dai suoi antenati, vede andare in fumo l’edificio e tutto il suo contenuto. Resta, però, una mappa, che qualcuno gli ha lasciato e che indica la presenza di un tesoro in un’isola nascosta da ogni tracciato geografico. Cosa farà il famoso ladro? Si recherà nell’isola con la sua banda, pilotando un Cessna sgangherato e inseguito da Zenigata, il quale pilota un velivolo decisamente più equipaggiato. L’isola, però, nasconde insidie, come creature mostruose e pericolose e, soprattutto, un veleno nell’aria che può uccidere in ventiquattro ore. La banda è accolta in modo “rumoroso” da alcuni villain presenti nei film precedenti e da Muom, creatura immortale nata dagli esperimenti di Mamo. L’immortalità è a livelli paradossali, ridondanti, ed è proprio il fulcro dell’isola, quell’elemento chiave che caratterizza tutta la trama. Non sarà facile cavarsela, per i quattro ladri, e nemmeno per Zenigata, che vorrebbe arrestare, una volta per tutte, un Lupin assolutamente sano e salvo.
L’immortalità come nemesi del vero vivere

Il tema portante di questo film è in assoluto l’immortalità, che può dare diverse chiavi di lettura. Infatti, non è solo lo zenit degli esperimenti di Mamo, che attraverso Muom esprime il suo massimo potere, ma è anche quel senso di invincibilità che primeggiava nella gara tra Ovest e Est (del resto, la storia si svolge durante la Guerra Fredda), vista come presunta immortalità delle ideologie e della storia con la “S” maiuscola (quella a cui generazioni intere si erano abituati dal secondo dopoguerra). Mamo è un pezzo forte e in contatto con i potenti di mezzo mondo, è una “mano lunga” delle sottotrame geopolitiche, che tra esperimenti e gare a chi fosse più bravo ad andare nello spazio, arrivava ovunque. Sappiamo come, invece, è andata a finire e lo sa, inconsapevolmente o quasi, anche Lupin, che contrappone la sua finitezza umana, eppure così forte e ingegnosa, alla pompa magna dell’immortalità. Perché essa non è sinonimo di felicità, innanzi tutto, così come non è il metro di paragone del vivere bene, dato che la vita è fatta di emozioni imperfette, di sensazioni immortali; quelle sì che lo sono, perché nutrono gli esseri viventi, destinati a finire e, quindi, a cercare uno scopo che alimenti la loro vita. Lupin ha trovato il suo centro, nel rubare e in se stesso, anche attraverso la sua banda. Lo ha trovato Zenigata, che non desisterà mai, a costo della sua stessa esistenza, nel perseguire l’obiettivo di catturare Lupin. A che serve essere immortali se non si ha nulla che davvero muove la propria vita? Ecco che Muom è solo un essere immortale, forte e basta. Nient’altro. Ma l’immortalità è anche quella del franchise Lupin, che ci si augura non smetta mai di piacere. Questo film chiude il cerchio dei film di Koike così come quello di Mamo, ma potrebbe aprirne altri, ossia dare il “la” ad altri autori e registi per creare altre opere che partano da una diversa narrazione dei personaggi, che in Lupin the IIIrd – La stirpe immortale, c’è.
Una trama compensata dai personaggi

Per Lupin the IIIrd – La stirpe immortale probabilmente Takeshi Koike ha pensato di sviluppare una trama che arrivasse a un pubblico piuttosto ampio. Non per forza un target di famiglie, ma almeno con un taglio shonen e non seinen (che è quello originale del manga). Ha inserito paesaggi, villain ed elementi che strizzano l’occhio al fantasy (Muom ha tratti da personaggio di Akira Toriyama) e che possono far impazzire di gioia tantissimi spettatori, così come deludere chi cerca una trama più noir e anche un po’ sensuale (come nella serie del 2012 La donna chiamata Fujiko Mine, che ha, sì, i disegni di Takeshi Koike, ma la regia di Sayo Yamamoto e un punto di vista diverso e prettamente femminile). Un intreccio, quindi, iperbolico, che non annoia mai, ma che potrebbe risultare eccessivo. Tutto ciò è, fortunatamente, compensato dai personaggi, ben caratterizzati nell’insieme. Spiccano Lupin, mai altezzoso o arrogante e in perenne difficoltà fisica nonché emotiva, e Zenigata, che da tempo ha finalmente giustizia e che in questo film è reso ancora più serio, forte e integerrimo (e umano allo stesso tempo, quando l’Interpol lo lascerà un po’ a se stesso). In precedenza, infatti, specie nella seconda e terza serie animata, l’ispettore è rappresentato come un perfetto idiota e quella narrazione è ormai piuttosto lontana. Goemon è ben dipinto e non si discosta molto da come è sempre stato rappresentato (anche nell’avere una malcelata preoccupazione per le sorti di Fujiko, colei che ancora viene vista come “la fidanzata di Lupin”). Ottimo anche il ritorno dei villain degli altri film di Koike e uno in particolare sa anche sorprendere. L’unico personaggio che ha avuto meno spessore è Jigen (disegnato anche con i capelli in avanti, che lo rendono meno affascinante), che però ha un ottimo outfit. Anche Lupin è “ben vestito”, senza le solite giacche colorate. Fujiko è rappresentata con un viso troppo da bambolina, ma non è un fastidio nell’economia dei disegni.
La colonna sonora di James Shimoji

Anche in Lupin the IIIrd – La stirpe immortale, come in tutti i film di Koike dedicati ai membri della banda Lupin, la colonna sonora è a cura di James Shimoji, con il suo inconfondibile tratto a metà tra il pop e il jazz, senza disdegnare la melodia. In genere, le musiche che fanno da asse portante ai prodotti del mondo Lupin sono da sempre quelle di Yuji Ohno o di altri musicisti che gravitano intorno a lui. James Shimoji, invece, è stato scelto per conferire e restituire un’aria più matura e molto meno scanzonata ai lavori di Koike. Soprattutto, va gustata nei titoli di coda, che vanno guardati fino alla fine, visto che il film riserva altre piccole sequenze.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: Rupan Sansei za Mûbî Fujimi no Ketsuzoku
Regia: Takeshi Koike
Paese/anno: Giappone / 2025
Durata: 93’
Genere: Animazione, Azione, Poliziesco
Cast: Sumi Shimamoto, Akio Ôtsuka, Kôichi Yamadera, Daisuke Namikawa, Kan’ichi Kurita, Minami Takayama, Miyuki Sawashiro, Takaya Hashi, Ainosuke Kataoka, Akio Hirose, Aoi Morikawa, Kanji Obana, Miyuki Kobori, Mizukawa Katamari, Mogura Suzuki, Sayaka Osawa
Sceneggiatura: Yûya Takahashi
Musiche: James Shimoji
Produttore: Yū Kiyozono
Casa di Produzione: Telecom Animation Film, Chûôkôron Shinsha, Futabasha, TMS Entertainment, Toho
Distribuzione: Plaion
Data di uscita: 11/12/2025

