FATHER MOTHER SISTER BROTHER
di Jim Jarmusch

Con un super cast che comprende, tra gli altri, Vicky Krieps, Tom Waits e Cate Blanchett, Father Mother Sister Brother, regia di Jim Jarmusch e vincitore del Leone d’Oro a Venezia 2025, è un toccante, poetico anche se non originalissimo affresco di vita in famiglia.
Quella che non ti scegli
Da dove si comincia è presto detto: dall’82ª Mostra del cinema di Venezia, e dal Leone d’Oro. Era accaduto nel 2024 a Pedro Almodóvar con La stanza accanto, è successo a Jim Jarmusch con Father Mother Sister Brother, in sala il 18 dicembre 2025 per Lucky Red. Il Leone, cioè, non va al miglior film della competizione, né al più riuscito per l’autore, l’idiosincratico, minimalista e molto cool Jarmusch, icona dell’indie americano (Stranger than paradise, Broken Flowers) in procinto di trasferirsi in Francia, almeno così dice. Vale piuttosto come premio alla carriera, riassunta per l’occasione dalle virtù del lavoro (fin qui) più recente. Rispetto al 2024, però, c’è una grossa differenza: Pedro Almodóvar non aveva dovuto vedersela con La voce di Hind Rajab. Il devastante/necessario/straziante vincitore morale di Venezia 2025 non si piazza al primo posto e sarà la storia a giudicare le ragioni – accortezza politica, paura delle conseguenze, cecità artistica – della non scelta. Cosa c’era, di più meritevole di vittoria, di un rigoroso dramma di finzione costruito sulla registrazione della vera voce di una bambina palestinese barbaramente uccisa proprio mentre un imprecisato numero di bambini palestinesi perdeva la vita per le stesse mostruose immorali ragioni? Paradossalmente e in modo ingiusto, il problema ricade sull’incolpevole Jarmusch.
Bisogna guardare le cose dalla giusta prospettiva

Il problema di Father Mother Sister Brother, uscito da Venezia con recensioni lusinghiere (prima del premio) e qualche perplessità (dopo), è di raccontare una dinamica universale – la vita in famiglia – in maniera universale, senza ganci con la contemporaneità e nulla di formale o estetico a giustificarne una qualsivoglia eccezionalità o, anche, a dispensarlo dai paragoni. L’universalità senza scosse del film è un pregio nel lungo periodo, mentre nell’immediato rende il paragone con Hind Rajab impari e mortificante. Non il migliore della carriera di Jim Jarmusch, non il Leone d’Oro che Venezia 2025 meritava, ma un gioiello di forma e scrittura allusiva; tenero, dolcemente poetico e con la giusta ironia. Father Mother Sister Brother va giudicato senza badare ai rumori fuori scena o ai perché di un premio ricevuto perché il film che lo meritava era troppo “ingombrante”. Se si riesce ad affrontarlo dalla giusta prospettiva, nelle sue verità e nella struttura non originale ma saporita – film a episodi, sono tre e ambientati negli Stati Uniti, a Dublino e a Parigi – c’è tanto da raccontare.
Il titolo è un itinerario e va preso alla lettera

Il titolo, Father Mother Sister Brother, è un itinerario, e le cose vanno come promette. Si comincia con “Father”, siamo negli Stati Uniti e lui è Tom Waits, si finge più indigente arruffato e fragile di quanto non sia in realtà per spremere i figli Jeff (Adam Driver) ed Emily (Mayim Bialik). Loro, poco sanno l’uno dell’altra e ancor più ignorano della vita dell’astuto e un po’ immorale genitore. Poi c’è “Mother” e lei è Charlotte Rampling. Vive a Dublino, è una scrittrice di successo altera ed elegante, e ogni anno ospita per un tè con pasticcini le due figlie, la timida e inibita Timothea (Cate Blanchett) e la più disinvolta ma economicamente in panne Lilith (Vicky Krieps); entrambe cercano di mostrarsi all’impassibile e forse un po’ indifferente madre in una situazione migliore di quella reale. Si finisce con “Sister Brother”, Indya Moore e Luka Sabbat gemelli diversi a Parigi a visitare per l’ultima volta la casa dell’infanzia: i genitori sono morti da poco e la ferita è fresca. Tre episodi, tre gruppi di personaggi, tre sfondi, e a tenere tutto insieme c’è un pugno di coerenze narrative – rolex, brindare sempre con bevande non alcoliche, un gruppo di skaters e loro acrobazie, parentesi di pura e gratuita bellezza – e lo storytelling di Jim Jarmusch che inchioda la complessità del film su un doppio paradosso, cinematograficamente stimolante e molto vero.
Uno: l’indissolubilità, la bellezza e la necessità del vincolo è raccontata da famiglie disfunzionali e incomplete, segnate in superficie da incomprensioni, rancore e frustrazioni. Due: le parole non dicono tutto quello che c’è da sapere, solo verità a mezza bocca. Il film lavora in sottrazione ed è nei silenzi imbarazzati e nelle parentesi dei discorsi che vanno cercati i veri significati: nell’ambiguo e nel non detto. Il film ha più da offrire di quanto non suggerisca il primo sguardo. È anche molto coerente.
Un film coerente col senso del cinema del suo autore

Di stretta coerenza con lo stile e il passo d’autore di Jim Jarmusch c’è tutto o quasi, in Father Mother Sister Brother. C’è l’eleganza compassata dell’immagine, la forma preziosa ma non arrogante dell’inquadratura, tanta buona musica, il passo ovattato, lento – con tanti saluti a chi pensa sia una brutta parola, al cinema – della narrazione. C’è il gusto per un’umanità imperfetta, apparentemente anticonvenzionale e decisamente ai margini, capace di esprimere verità sentimentali ed esistenziali dalla portata universale. L’universalità è croce e delizia del film: la ragione di qualche incomprensione critica nell’immediato, la sua forza man mano che il tempo passa. Nulla di più universale della famiglia, e la famiglia secondo Jim Jarmusch è un coacervo di disillusione, rancori e frustrazione, ma anche il più indispensabile riparo dalle tempeste. I problemi nascono, suggerisce il film tra una verità a mezza bocca e l’altra, dalla difficoltà a far aderire l’immagine e il ruolo che ciascuno di noi presenta al mondo all’intima verità.
Lo scarto tra apparenza e realtà

È questo il tratto in comune di ciascun personaggio, qualunque sia lo stile di recitazione e il posto nella storia. Tra la disinvolta sicurezza di Indya Moore, l’ipocrisia maliziosa di Tom Waits e la fragilità un po’ repressa di Cate Blanchett – sono tre esempi tra i tanti – il filo rosso è: lo scarto tra apparenza e realtà. Father Mother Sister Brother non è un manuale d’istruzioni sulla vita in famiglia; piuttosto, una sintesi accurata. Non aggiunge, sull’argomento, nulla che lo spettatore non sappia già per esperienza o perché l’ha già letto, visto, sperimentato o sentito altrove. Né rivoluziona il modo di sentire e fare cinema del suo regista: la narrazione a episodi è una costante per Jim Jarmusch, da Taxisti di notte a Coffee and Cigarettes. Il film è una vecchia storia che resta sempre rilevante, raccontata con uno stile che appartiene prepotentemente al suo autore, che chiede di essere compresa nelle sue verità universali anche se non ci sono ardite provocazioni formali ad accompagnarla. Quelle appartengono a La voce di Hind Rajab, che avrebbe meritato il Leone d’Oro e non l’ha vinto, e invece l’ha vinto Father Mother Sister Brother. Il film non potrà mai avere il voto pieno, manca qualcosa di puramente originale. Ma lavora con lucidità, eleganza e grazia poetica. Non invecchierà mai; il tempo è dalla sua.
Locandina

Gallery
Scheda
Titolo originale: Father Mother Sister Brother
Regia: Jim Jarmusch
Paese/anno: Irlanda, Francia, Stati Uniti, Italia, Germania / 2025
Durata: 110’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Cate Blanchett, Adam Driver, Charlotte Rampling, Vicky Krieps, Indya Moore, Tom Waits, Luka Sabbat, Beatrice Domond, Daire Mcgorman, Dave Murphy, Eduardo Hoffman, Françoise Lebrun, Mayim Bialik, Philippe Azoury, Sarah Greene, Sarah Ribeiro, Stephen Ostrowski, Sébastien Rolando-Lapierre, Tom O’Reilly
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Fotografia: Frederick Elmes, Yorick Le Saux
Montaggio: Affonso Gonçalves
Musiche: Annika Henderson, Jim Jarmusch
Produttore: Edwina Casey, Richard Bolger, Marieke Tricoire, Arielle De Saint Phalle, Charles Gillibert, Joshua Astrachan, Carter Logan, Atilla Salih Yücer, Derrick Tseng, Conor Barry
Casa di Produzione: Cinema Inutile, Fremantle, Saint Laurent, Mubi, Cofiloisirs, Exoskeleton, Hail Mary Pictures, badjetlag, Weltkino Filmverleih, Fís Éireann / Screen Ireland, CG Cinéma, Les Films du Losange, The Apartment, Animal Kingdom
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 18/12/2025
