LA CASA CON LA SCALA NEL BUIO

LA CASA CON LA SCALA NEL BUIO

Da un soggetto di Dardano Sacchetti ed Elisa Briganti e diretto da Lamberto Bava, La casa con la scala nel buio è un thriller su un trauma infantile che viene snocciolato nell’arco del film. L’impronta del thriller di matrice argentiana si mescola a un’ambientazione inquietante nella semplicità di una villa romana che nasconde un segreto, e di cui una colonna sonora incessante sottolinea le atmosfere sinistre e malsane. Un Andrea Occhipinti che regge tutto il film e un cast di contorno che si incastra perfettamente con la storia narrata. Il film di Bava è disponibile nel catalogo di Prime Video.

La paura non è nel buio

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Tre bambini e una prova di coraggio: recuperare una pallina da tennis lanciata lungo una buia rampa di scale. Uno dei bambini deve scendere a raccoglierla, ma a caro prezzo. Non si tratta della trama de La casa con la scala nel buio, bensì di una sequenza del film thriller a cui deve lavorare Bruno (Andrea Occhipinti) come musicista. Per realizzarne la colonna sonora, ha affittato una grande villa isolata, con giardino e piscina; il luogo ideale per concentrarsi sul lavoro che lo aspetta, tutt’altro che semplice: trovare la giusta ispirazione per una musica capace di accompagnare immagini disturbanti. La villa è di proprietà di Tony, amico di Bruno, spesso assente per motivi di lavoro e costretto ad affittare l’intera casa anche per lunghi periodi. Tutto sembra procedere per il meglio, almeno in apparenza, anche se qualcosa non convince Bruno, soprattutto quando alcune strane ragazze iniziano a presentarsi in casa come se nulla fosse, per poi sparire misteriosamente. Tutte erano amiche di Linda, la precedente inquilina della villa. A raggiungerlo arrivano anche la fidanzata Giulia (Lara Naszinski, nipote di Klaus Kinski), che nasconde una verità che la riguarda, e il custode Giovanni, che vive in una parte della dependance e la cui presenza risulta fin da subito inquietante. Sandra, regista del film e carissima amica di Bruno, sembra avere la chiave giusta per interpretare le stranezze che si verificano nella villa, anche quando appaiono come terribili coincidenze.

Il risveglio di un trauma infantile

La casa con la scala nel buio, uno spaventato Giovanni Frezza in un momento del film di Lamberto Bava
La casa con la scala nel buio, uno spaventato Giovanni Frezza in un momento del film di Lamberto Bava

Chi è davvero Linda? È la domanda che costituisce il vero nucleo de La casa con la scala nel buio ed è attorno a questa figura che Bruno cerca di orientarsi. Lo fa attraverso frammenti raccolti quasi per caso: voci registrate su un nastro lasciato in funzione, il diario strappato di una delle amiche della ex inquilina (sbucata improvvisamente da un armadio!), una piscina che emana un cattivo odore e strani movimenti avvenuti in passato, di cui il proprietario Tony sembra essere completamente ignaro. La Linda evocata da questi indizi è la stessa che conosceva Sandra? Coincidenze sempre più inquietanti si sovrappongono a una progressiva ricostruzione dell’identità di questa ragazza che ha abitato la villa e che, forse, è responsabile di qualcosa di atroce, radicato in un vissuto sconvolgente. Al centro de La casa con la scala nel buio c’è, infatti, un trauma infantile che non viene mai esibito apertamente, ma che affiora a poco a poco nel corso del film, snocciolato attraverso indizi, immagini e racconti parziali. Non è un elemento risolto o spiegato in modo immediato, ma diventa il vero motore della trama. Lamberto Bava sceglie di non trasformare il trauma in un semplice espediente narrativo, ma di farne una presenza costante e latente, capace di condizionare personaggi e situazioni. Il passato non resta confinato al ricordo, ma invade il presente, insinuandosi in modo angosciante negli spazi della villa e nei comportamenti di chi la abita o la attraversa. È proprio questa progressione frammentata a mantenere viva la tensione, più della successione degli eventi stessi.

Una tensione che non cala mai

La casa con la scala nel buio, Andrea Occhipinti e Anny Papa in una tesa sequenza del film
La casa con la scala nel buio, Andrea Occhipinti e Anny Papa in una tesa sequenza del film

La casa con la scala nel buio, oltre ai numerosi depistaggi che si amalgamano efficacemente nella trama, mostra una perenne inquietudine che nasce anche dal suo contesto produttivo. La villa in cui è ambientato il film si trova a Roma, sulla via Cassia, una zona residenziale tutt’altro che sinistra, fatta di case alto-borghesi e di una quotidianità apparentemente rassicurante. Proprio questa normalità, unita a una leggera patinatura anni Ottanta delle atmosfere presenti nella pellicola, contribuisce a rendere disturbante ciò che accade all’interno della villa: non una dimora gotica o isolata dal mondo, ma una casa che potrebbe appartenere a chiunque. Il film nasce, inoltre, come progetto televisivo, pensato inizialmente come una serie, e questa origine si avverte in alcuni momenti della messa in scena e del ritmo, che richiamano lo stile degli sceneggiati Rai dell’epoca. La successiva trasformazione in lungometraggio cinematografico non cancella del tutto questa impronta, ma riesce comunque a mantenere una tensione costante, dimostrando come Bava sappia lavorare sull’atmosfera anche all’interno di una struttura non concepita fin dall’inizio per il grande schermo. Al di là della trama e delle sue rivelazioni progressive, il film riesce, infatti, a mantenere intatta la propria carica inquietante anche in eventuali visioni successive. Non è l’effetto sorpresa a reggere la tensione, ma un’atmosfera costante di disagio che caratterizza ogni scena, costruita su spazi chiusi, silenzi improvvisi e una sensazione continua di pericolo imminente. La villa diventa così un ambiente opprimente, non tanto per ciò che accade al suo interno, quanto per ciò che sembra poter accadere in qualsiasi momento. Bava lavora per sottrazione, insistendo su dettagli in apparenza innocui e alimentando un senso di instabilità per di più emotiva. Anche conoscendo già gli snodi della storia, il film continua a trasmettere inquietudine, dimostrando come il suo vero punto di forza risieda più nel clima che nella costruzione narrativa. Infatti, la presenza di buchi nella trama e di coincidenze spesso piuttosto assurde non intaccano la validità del film, che si dimostra un thriller che funziona e che si riguarda volentieri.

La colonna sonora dei fratelli De Angelis

La casa con la scala nel buio, Anny Papa in un'inquetante sequenza del film
La casa con la scala nel buio, Anny Papa in un’inquietante sequenza del film

A contribuire all’atmosfera di perenne inquietudine è in modo decisivo nonché angosciante la colonna sonora dei fratelli Guido e Maurizio De Angelis, lontana dalle loro composizioni più riconoscibili e rassicuranti realizzate col nome di Oliver Onions. La musica che accompagna La casa con la scala nel buio, che poi sarebbe quella che Bruno sta componendo nel film, è insistente, ripetitiva, a tratti quasi ossessiva, e agisce come una presenza costante più che come semplice accompagnamento alle immagini. I temi musicali si presentano non come un sottofondo sonoro, ma come parte chiave del film, accentuando il senso di disagio e di instabilità. È una colonna sonora che entra in testa senza andarsene facilmente, rimanendo anche sulla pelle in modo inquietante, sottolineando l’idea di un passato che continua a riaffiorare e di una minaccia sempre pronta a incombere.

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Locandina

La casa con la scala nel buio, la locandina del film di Lamberto Bava

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Scheda

Titolo originale: La casa con la scala nel buio
Regia: Lamberto Bava
Paese/anno: Italia / 1983
Durata: 109’
Genere: Horror, Thriller, Giallo
Cast: Michele Soavi, Andrea Occhipinti, Anny Papa, Fabiola Toledo, Giovanni Frezza, Lara Lamberti, Marco Vivio, Stanko Molnar, Valeria Cavalli
Sceneggiatura: Dardano Sacchetti, Elisa Briganti
Fotografia: Gianlorenzo Battaglia
Montaggio: Lamberto Bava
Musiche: Guido De Angelis, Maurizio De Angelis
Produttore: Mino Loy, Lamberto Bava, Luciano Martino
Casa di Produzione: National Cinematografica, Nuova Dania Cinematografica
Distribuzione: DMV Distribuzione

Data di uscita: 06/08/1983

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Mi occupo di scrittura ed editing da molti anni e ho collaborato con riviste musicali, sia cartacee sia online, oltre che con blog di cinema. Scrivo anche contenuti come copywriter e gestisco diversi blog, tra cui Il Metrònomo, dedicato alla cultura pop e oggi interamente focalizzato sulla musica, con rubriche e interviste a musicisti emergenti e indie. Ho pubblicato due libri: il romanzo La luce dentro (2007, rieditato nel 2017) e la raccolta di racconti horror Morirai presto (2021). Appassionata di cinema, musica, libri e, soprattutto, manga, alterno la mia cultura “nerd” alla passione per il fitness. Mens sana in corpore sano!

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