NATALE CON CHI VUOI… MA SOPRATTUTTO COL CINEMA

NATALE CON CHI VUOI… MA SOPRATTUTTO COL CINEMA

È tempo di feste, questo, di regali, di alberi decorati, di presepi e lucine. Ma il cinema, anche a Natale, non ha mai mancato di farsi vedere e ammirare: un po’ portando sullo schermo le feste, un po’ incarnandone e riproducendone lo spirito. Qui proviamo a proporvi una decina di titoli tipicamente (o quasi) natalizi: difficile non averli visti tutti, ma ogni tanto le revisioni fanno bene. Anche, e forse soprattutto, a Natale.

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Le festività natalizie, coi loro sempiterni simboli, con la corsa più o meno frenetica ai regali, e con le famiglie che si preparano a lasciare da parte (giusto per pochi giorni) tensioni e malumori, per riunirsi davanti a panettoni, pandori, torroni e altre leccornie natalizie, stanno per cominciare: è alle porte un periodo in cui anche il cinema, tradizionalmente, si adegua al clima di buoni sentimenti e calore familiare che ne caratterizza i giorni. Un periodo in cui ci si chiude coi propri affetti a proteggersi da un inverno che, nell’iconografia popolare, riempie il mondo di bianco, mentre la natura si addormenta quieta in attesa del risveglio primaverile. Una parentesi sospesa nella frenesia della vita borghese, in cui si diventa non solo “tutti più buoni”, ma anche un po’ più bambini. E quale mezzo, meglio del cinema, è capace di restituire almeno un po’ della magia dell’infanzia?

Il Natale, al cinema, è stato spessissimo protagonista, tanto in termini di racconto diretto delle sue atmosfere, quanto in modo indiretto, in forma di mood che informava di sé le storie narrate sul grande schermo. Un filone, quello del film natalizio, all’interno del quale si potrebbe pensare dominino generi come la commedia e il fantasy: ma la realtà della nostra arte preferita, nel suo modo di esprimersi, è come sempre molto più complessa e variegata. Il cinema natalizio, come filone a sé, ha tante sfaccettature, alcune delle quali molto lontane da quelle che un senso comune un po’ stereotipato potrebbe tendere ad attribuirgli. Il Natale ha tante facce, insomma, fuori e dentro lo schermo. Vediamone alcune, se vi va di seguirci, con una selezione di dieci titoli rappresentativi in vari modi del filone.

1) Una poltrona per due (1984)

Speciale Natale

Partiamo da quello che è diventato nell’ultimo ventennio il film natalizio per eccellenza, quello che è ormai per tradizione presenza fissa nel palinsesto televisivo della Viglia. Eppure, per molti versi Una poltrona per due, satira al vetriolo degli anni ‘80 da un regista ben poco conciliante (e conciliato) come John Landis, è insieme il più classico esempio di film natalizio e la più esplicita negazione del filone: sullo sfondo delle festività, infatti, Landis mette alla berlina il capitalismo e il rampantismo reaganiani, con una rivincita umana (interclassista e interrazziale) di due individui ai lati opposti della barricata sociale. Rivincita che tuttavia ha un retrogusto amaro, che ancora oggi in pochi avvertono: i Winthorpe e Valentine di Dan Aykroyd ed Eddie Murphy fottono da dentro il sistema e diventano ricchi, solo per godersi il loro nuovo status sociale come due capitalisti qualsiasi. Tutto è cambiato perché nulla cambiasse, come sempre. It’s America, baby.

2) Mamma ho perso l’aereo (1990)

Speciale Natale

A differenza del film di Landis, in Mamma, ho perso l’aereo siamo dalle parti di una più tipica commedia familiare natalizia. Commedia che tuttavia servì, all’epoca, quale trampolino di lancio per l’ancor giovanissimo Macaulay Culkin (che il suo ruolo di Kevin McCallister l’avrebbe interpretato di nuovo nel sequel Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York, di due anni successivo) e che segnò il perfetto ingresso negli anni ‘90 per un regista/sceneggiatore tra i più rappresentativi del decennio precedente come Chris Columbus. E il film di Columbus, trascinato dalla simpatia di un Culkin ancora lontano dall’esprimere L’innocenza del diavolo (che sarebbe arrivata tre anni dopo, nel thriller omonimo di Jospeh Ruben) ne fa vedere di tutti i colori ai due ladri che hanno osato invadergli la casa, dopo essere stato dimenticato in soffitta dai genitori. La proprietà è sacra e non si tocca, questo il film di Columbus lo dice a chiare lettere: ma con ladri così pasticcioni e inetti non è il caso di essere troppo cattivi. E poi in fondo, che diamine, è sempre Natale.

3) Gremlins (1984)

Gremlins recensione

Il film di Joe Dante è uno degli esempi più emblematici di film di Natale atipico, a cui accennavamo in apertura. Una fiaba natalizia nera, Gremlins, che delle fiabe ha il doppio lato luminoso e oscuro: due lati incarnati rispettivamente dal mogwai Gizmo, carino e batuffoloso quando viene regalato al giovane Billy poco prima di Natale, e dai suoi discendenti degenerati, diventati tali una volta che sono stati nutriti dopo la mezzanotte: creaturacce brutte e malvagie, oltre che incredibilmente dispettose, che in men che non si dica iniziano a seminare panico e anarchia in città. Scrive il già citato Chris Columbus, uno che, da allora, in un certo cinema eighties oggi considerato cult ci resterà dentro con mani e piedi: firmerà infatti, solo un anno dopo, gli script di altri due titoli emblematici del periodo, come I Goonies e Piramide di paura. Produce Steven Spielberg, il cui spiritello malvagio torna indomito ad affacciarsi, due anni dopo il precedente Poltergeist (che aveva co-diretto non accreditato – e forse qualcosa di più – insieme a Tobe Hooper). Dirige Joe Dante, che dopo aver girato L’ululato infila un altro bel cult, solo apparentemente più accessibile e per famiglie. Nel 1990 Dante dirigerà un sequel (stavolta senza la sceneggiatura di Columbus) che proprio dell’idea di sequel si prendeva gioiosamente gioco. I progetti per un terzo episodio, a cui il regista si è comunque detto non interessato, sono in piedi ormai da decenni.

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4) La vita è meravigliosa (1946)

Speciale Natale

Facciamo un bel salto indietro nel tempo (di ben quattro decenni) e andiamo a parlare di quello che da tempo, in modo più sostanziale e iconico del già citato Una poltrona per due, è il film di Natale. Un classico che mescola mirabilmente commedia e fantasy, La vita è meravigliosa, che nella sua aura dickensiana (i riferimenti a Canto di Natale sono del tutto evidenti) va a incarnare quell’umanesimo di matrice vagamente socialista – Frank Capra fu messo sotto osservazione dall’FBI per un suo presunto anticapitalismo – che parte dell’America post-rooseveltiana continuava a voler tener vivo. C’è ottimismo, nella vicenda del George Bailey interpretato da James Stewart – benefattore sull’orlo del suicidio perché impossibilitato a salvare la piccola ditta di costruzioni ereditata da suo padre – e del suo angelo custode senza ali Clarence; ma c’è anche, nella vera e propria ucronia mostrata da quest’ultimo all’attonito George, uno spietato realismo noir, che Capra mette tra parentesi (in un sogno) ma si guarda bene dal negare. Reale e fantastico si scambiano di posto, quindi; la genialità del film di Frank Capra, poco compreso da pubblico e critica contemporanei e solo in seguito rivalutato, è anche e soprattutto questa. La vita può essere meravigliosa, sì, ma i George Bailey di turno purtroppo restano merce rara, ieri come oggi.

5) Nightmare Before Christmas (1993)

Speciale Natale

A così tanti anni dalla sua realizzazione (ormai quasi 30) Nightmare Before Christmas resta una delle vette della poetica di Tim Burton. Consideriamo Burton come principale autore dell’opera, vista la paternità della storia e il suo averne seguito, da vicino, tutte le fasi della realizzazione, nonostante la regia sia stata affidata all’esperto Henry Selick; quello che anni dopo avrebbe diretto un altro gioiellino dell’animazione gotica, Coraline e la porta magica. Nel suo stile di autore eccentrico, di freak in mezzo ai freak da lui creati, Burton ha la geniale idea di accostare Halloween e Natale, feste specularmente opposte nell’iconografia, ma in fondo affini nella capacità di accendere la fantasia e richiamare un immaginario, in senso lato, fiabesco. Non a caso, la fiaba dark di Burton doveva essere inizialmente prodotta dalla Disney, quando il regista ancora vi lavorava. La vicenda di Jack Skellington che rapisce Santa Claus e lo trasporta nel suo mondo da incubo parla di ruoli, diversità, voglia di sognare altri mondi (quello della luce per le creature dell’oscurità, e viceversa) e mancata accettazione del se e delle proprie peculiarità. Le creature in stop motion del film, ispirate all’immaginifico e malinconico mondo del regista, e le sue splendide, malinconiche e gotiche scenografie, raccontano di una fantasia visionaria ancora cristallina, forse al suo apice. Perché il creatore di Nightmare Before Christmas, oltre che di Frankenweenie e de La sposa cadavere, non prova a cimentarsi di nuovo con l’animazione?

6) Il canto di Natale di Topolino (1983)

Speciale Natale

Restiamo nell’ambito dell’animazione, ma facciamo un salto indietro di dieci anni. E arriviamo in casa Disney, con quello che è forse l’adattamento più riuscito del classico di Charles Dickens Canto di Natale. Benché chi scrive non sia mai stato un grande amante dell’immaginario Disney (troppo luminoso e giocoso, e ci perdonerete questa piccola notazione personale) questo cortometraggio diretto da Burny Mattinson resta tra le vette insuperate – e meno note – della produzione disneyiana del periodo; è tra le cose migliori della Casa del Topo negli anni ‘80, questo Il canto di Natale di Topolino, specie per come riesce a innestare tutto il mondo classico creato da Walt Disney nel racconto di Dickens, dando a ogni “attore” un ruolo che valorizzi, per analogia o contrasto, la sua figura: così l’avventurosa figura di Topolino diventa quella del timido e remissivo impiegato Cratchit, Paperino è l’ingenuo nipote di Scrooge, Fred, Pippo il malinconico fantasma del di lui avido socio, Jacob; e Paperon de’ Paperoni, aka Scrooge McDuck (suo none originale) è proprio il meschino, irascibile e misantropo Ebeneezer Scrooge, a esplicitare una parentela già presente dalla concezione originale del personaggio. Una versione fedele del gotico racconto natalizio dickensiano, capace di renderne la purezza ma anche la mistura epocale tra humour e spaccato sociale, racconto edificante e spietata denuncia delle storture di un sistema economico disumano. L’animazione, e tutto l’immaginario di casa Disney, servono mirabilmente la storia e i personaggi di Dickens. Due mondi apparentemente distanti che si sovrappongono, per un’opera davvero speciale.

7) Il miracolo della 34ª strada (1947)

Speciale Natale

Laddove il quasi omonimo remake del 1994 (Miracolo nella 34a strada, con Richard Attenborough protagonista) è assurto negli ultimi anni allo statuto di cult delle feste, questo Il miracolo della 34a strada, commedia diretta da George Seaton debitrice al cinema di Frank Capra, resta storicamente il modello di riferimento utile per tutto un certo filone di film natalizi. I legami col precedente La vita è meravigliosa sono evidenti, così come l’analogo impeto democratico, progressista e intriso di fiducia nella versione più luminosa del sogno americano: qui, il sogno è proprio quello di Santa Claus, che per lo stupore di tutti i razionalisti senza cuore rivela la sua esistenza nel volto e nelle fattezze di Kris Kringle (nome che, per gli americani, è sinonimo di Babbo Natale). Un vecchio benevolo e saggiamente “folle”, che col volto di un Edmund Gween incredibilmente mimetico, convince tutti che in fondo Babbo Natale è davvero lui. Convince persino una bambina forse cresciuta troppo presto (una Natalie Wood giovanissima) nonché la disillusa madre e il suo timido avvocato (rispettivamente Maureen O’Hara e John Payne). Ognuno, malgrado tutto, alla fine avrà il suo regalo: e un’America ancora stremata dai lutti della Seconda Guerra Mondiale potrà iniziare a (pensare di) ricostruire una volta di più il “suo” sogno.

8) Trappola di cristallo (1988)

Speciale Natale

Che c’entra il primo Die Hard (o Trappola di cristallo, com’è noto in Italia) col Natale? Beh, un Natale nel segno dell’action – di quello che non disdegnava la violenza, ma sapeva anche essere (molto) autoironico – negli anni ‘80 non era così strano da vedere al cinema. E a incarnarlo, qui, è il poliziotto John McClane – un Bruce Willis non ancora star del genere, come questo film l’avrebbe poi fatto diventare – che durante la Vigilia si oppone da solo al sequestro dei partecipanti a un party nel palazzo della Nakatomi, dove lavora sua moglie; John, malgrado il suo fisico tutt’altro che rambesco, si muove tra i condotti del gigantesco grattacielo, arranca, prende botte e viene ferito, ma fa fuori uno a uno i cattivi (l’ultimo, cattivissimo, è un mefistofelico Alan Rickman) e salva sua moglie e gli altri ostaggi. A dirigerlo, un John McTiernan in stato di grazia sia per il ritmo che sa dare alla vicenda, sia per l’ottima resa delle scene d’azione. Il Natale è salvo, l’eroismo americano in versione working class – cuore e cervello e battuta pronta, più che muscoli – ha trionfato. Gli appassionati del cinema eighties, in fondo gli stessi che a ogni Vigilia si riguardano puntualmente Una poltrona per due, gongolano. Con un po’ (un bel po’) di nostalgia.

9) Love Actually – L’amore davvero (2003)

Speciale Natale

A quasi vent’anni di distanza dalla sua uscita nelle sale, Love Actually – L’amore davvero è diventato un po’ il prototipo della rom-com corale natalizia. Difficile immaginare un epigono del genere più popolare, difficile pensare a un film parimenti bollato come opera ruffiana, strappalacrime e zuccherosa, e però altrettanto visto e rivisto (forse in primis da chi lo aveva affossato). Non è che sia esente da ruffianeria, il film di Richard Curtis: ma accanto a questa, sarebbe sciocco non riconoscerlo, lo sceneggiatore di Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill e Il diario di Bridget Jones (e più tardi – diamo a Cesare quel che è di Cesare – dello splendido War Horse) ci mette soprattutto il mestiere e la capacità di sintonizzarsi col pubblico. Tanta. Così, Love Actually si presenta come una sorta di tessitura corale altmaniana virata in commedia romantica natalizia, con un pugno di personaggi dalle vite tanto piccole (e tanto dolcemente complicate) che non identificarvisi sarebbe mostruoso: tra queste, il premier inglese interpretato da Hugh Grant innamorato di una sua collaboratrice, lo scrittore Colin Firth che perde la testa per una cameriera portoghese, due impiegati di un ufficio (Laura Linney e Rodrigo Santoro) che finalmente si “trovano” l’uno con l’altra dopo due anni, una neo-sposa (Keira Knightley) alle prese coi sentimenti mai dichiarati del miglior amico del marito (Andrew Lincoln). E poi, Alan Rickman ed Emma Thompson, che aggiungono classe recitativa e un pizzico di dramma (il giusto). Piaccia o no, la mistura funziona, e tornarci ogni Natale (anche solo con la mente) è ormai diventato quasi un obbligo.

10) Vacanze di Natale (1983)

Speciale Natale

Chiudiamo questa sorta di Top 10 (che non è tale) con quello che è a suo modo un classico del cinema italiano. E perché non bisognerebbe considerarlo tale? Vacanze di Natale, diretto e sceneggiato da quei Carlo ed Enrico Vanzina che – a volte si tende a dimenticarlo – erano innanzitutto figli d’arte (di un certo Steno), è soprattutto fotografia impietosa di un’Italia che, sotto i colpi del nascente berlusconismo, si stava impoverendo culturalmente e moralmente. Il manipolo di arricchiti cialtroni che si ritrovano nella location-simbolo di Cortina d’Ampezzo, dal cafone romano che fa sfoggio del Rolex alla famiglia altoborghese che nella sua inconsapevole rozzezza se la prende coi torpigna, fino ad arrivare al ricco costruttore e alla sua famiglia, per cui le vacanze sono più un fastidioso “dovere” che altro, compongono un ritratto collettivo che è stato senz’altro (quanto consapevolmente?) anticipatore. Non nasceva solo il genere del cinepanettone – che poi sarebbe arrivato alle degenerazioni e all’involgarimento (vero) dei decenni successivi – ma sparivano anche, consapevolmente e sotto i colpi di un tessuto sociale ormai avviato verso il baratro culturale, gli ultimi rimasugli della commedia all’italiana. La simpatia cialtrona dei Sordi e dei Tognazzi cedeva il passo a tipi umani ugualmente sopra le righe, ma molto meno giustificati e giustificabili. E il cinema registrava il cambiamento, dapprima in modo sconsolato; solo in seguito avrebbe trovato il modo di farsi a sua volta compiacente, e complice.

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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