NO OTHER CHOICE – NON C’È ALTRA SCELTA
L’ultimo film di Park Chan-wook, autore di punta del cinema sudcoreano (Oldboy, The Handmaiden) porta avanti le ideologie di fondo di altri prodotti coreani recenti come Parasite e Squid Game. No Other Choice ricontestualizza infatti con una sensibilità tutta coreana il film di Costa-Gavras (Cacciatore di teste, 2005) che già aveva adattato il romanzo The Ax: Cacciatore di teste di Donald Westlake del 1997. Le caratteristiche sono quelle che ci si aspetterebbe da un film di Park (moralità deviata, violenza, sangue e umorismo nero), in qualche modo ammorbidite nell’approccio a fronte di una narrazione meno spettacolare, più riflessiva e allungata. No Other Choice – Non c’è altra scelta risulta così un film imperfetto, probabilmente più accessibile a un pubblico medio, che pur senza sfruttare appieno le sue potenzialità risulta comunque terribilmente crudele. Presentato in anteprima all'82ª edizione della Mostra del cinema di Venezia.
“Ho tutto”
È quello che dice Man-soo (Lee Byung-hun) all’inizio del film, rispettato manager di una cartiera sulla via di un rinnovamento societario. Lo conosciamo nel corso di una succulenta grigliata in compagnia della sua bellissima moglie Mi-ri (Son Ye-jin), dei due figli e dei loro golden retriever. Non un uomo straordinario e nemmeno particolarmente ambizioso, “solo” un uomo che vuole ciò che tanti desiderano: stabilità, comfort e un guadagno affidabile per continuare ad avere quello che ha. È quindi un uomo che, in tal senso, fa tutto nel modo migliore, salvo poi scoprire che nulla di tutto questo ha davvero importanza. I nuovi proprietari americani vogliono una maggiore produttività a scapito del personale e allora ecco che la prestigiosa carne d’anguilla con cui banchettare in famiglia si rivela essere null’altro che un regalo d’addio senza troppi altri riguardi. Un pugno allo stomaco per qualsiasi lavoratore, figuriamoci in Corea del Sud, dove l’identificazione con la professione è assoluta e perdere il lavoro è sinonimo di perdita della faccia, forse la peggior vergogna sociale. Tredici mesi dopo il licenziamento, Man-soo riesce finalmente ad avere un colloquio di lavoro in un’altra cartiera. Peccato però che non sia l’unico candidato e che la concorrenza per ottenere il posto dei sogni sia piuttosto affollata, anche perché molti hanno subito la sua stessa sorte… No Other Choice – Non c’è altra scelta sembra essere una commedia nera su un serial killer più o meno improvvisato. ma in realtà tali aspettative vengono presto spiazzate.
Sobrietà o maturità?

Il piano assurdo di Man-soo di sbaragliare (letteralmente) la concorrenza viene raccontato in modo stranamente contenuto. Il sangue e la violenza ci sono ma tutto si svolge tranquillamente rispetto al presupposto di base del film e, più in generale, del cinema di Park Chan-wook. Quest’ultimo non appare minimamente interessato a scioccare come in passato o a soffermarsi sul concetto di colpa, quanto su quello che succede quando la moralità insita in ognuno di noi è ormai saltata: fino a che punto ci si può spingere per mantenere una famiglia e un’esistenza con la maiuscola?
No Other Choice – Non c’è altra scelta continua quindi l’analisi di personaggi in bilico tra compassione e crudeltà: un discorso coerente con l’esplorazione dei rapporti tra colpevole e vittima nella sua “trilogia della vendetta” (Sympathy for Mr. Vengeance, Oldboy, Lady Vengeance) o anche, ad esempio, con il gioco di desideri e tradimenti amorali di Decision to Leave. Il punto è che nella sua sobrietà, la pellicola si trascina un po’ con momenti di slapstick che a volte risultano un po’ esagerati. Se la narrazione inciampa occasionalmente nel tono, la regia si compone di immagini che riescono a essere formalmente eleganti e belle, come al solito, ironicamente in antitesi con il grado di perversità dei soggetti raccontati. Soprattutto nelle sequenze più concitate, Park aumenta infatti la tensione con stacchi e inserti musicali imprevedibili ed esagerazioni grottesche; non mancano poi alcuni divertissement che hanno come protagonista un boccale di birra mentre uno dei personaggi lo beve, o sequenza oniriche e/o puramente inspiegabili nel corso di tutto il film.
E la lotta (di classe) continua…

Dietro questo umorismo spesso caustico si cela una profonda crudeltà atta a rappresentare un mondo in cui il nostro valore è inseparabile dalla nostra produttività. Ogni personaggio che si incontra in No Other Choice – Non c’è altra scelta è infatti una vittima di un sistema capitalistico che favorisce i profitti delle aziende rispetto alla vita dei dipendenti, anche di quelli più laboriosi. Man-soo e i suoi colleghi della compagnia cartacea sono stati plasmati da una cultura lavorativa tossica, tanto rigidamente legati al percorso che hanno scelto nella vita da pensare di non poter fare altro. Il film si impegna dunque nello svelare un universo in cui perdere il lavoro è come perdere sé stessi, sviluppando gradualmente un’empatia più profonda anche per i bersagli di Man-soo. Tra i vari escamotage che quest’ultimo prova, non avviene altro che un rafforzamento della cultura del rifiuto, con persone convinte di candidarsi per una posizione rispettata cui Park concede tanta compassione quanta ne ha per Man-soo, rendendo l’inganno di queste azioni ancora più tragico. E anche se noi spettatori, da fuori, sappiamo che sì, ci sono state molte altre scelte, il modo di pensare che fa agire quest’ultimo ha assolutamente senso nella narrazione di questo tipo di mondo. Da questo punto di vista quindi, con i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri letteralmente si uccidono a vicenda per briciole sempre più ridotte, il richiamo va inevitabilmente alle tre stagioni di Squid Game (2021; 2024-2025). Ma non citare Parasite (2019) sarebbe un delitto (im)perfetto tanto quanto quelli che tenta di attuare Man-soo. Come nel film vincitore della Palma d’Oro a Cannes e dell’Oscar come miglior film straniero, anche in No Other Choice – Non c’è altra scelta l’assioma dell’ineguaglianza sociale viene sviluppato da un punto di partenza esagerato, quasi assurdo. Solo che mentre Bong Joon-ho lavora con un umorismo tagliente, Park si affida maggiormente al grottesco.
Memento Moralitas Mori

No Other Choice – Non c’è altra scelta racconta in definitiva una situazione dolorosamente riconoscibile in un modo crudele e comico che lo rende sorprendentemente accessibile. Il risultato arriva ad amplificare le ansie che sono alla base anche del romanzo di partenza da cui il film è tratto. L’immagine finale, inquietantemente perfetta, dice tutto su dove stiamo andando e cosa abbiamo perso per arrivarci. Ma dimostra anche come lavori “medi” di Park meritino comunque due ore e mezza del proprio tempo. Ma se tutto questo non fosse comunque abbastanza. si può sempre allora virare su alcune pellicole del miglior Allen (Crimini e misfatti, 1989) per fare i conti con se stessi…
Locandina

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Scheda
Titolo originale: Eojjeolsuga eobsda
Regia: Park Chan-wook
Paese/anno: Corea del Sud / 2025
Durata: 139’
Genere: Commedia, Drammatico, Poliziesco, Thriller
Cast: Lee Byung-hun, Derek Chouinard, Bae Kiebum, Chan Hwang Kyu, Cho Eunjoo, Choi So Yul, Christian Olsen, Henny Savenije, Hiram Piskitel, Im Tae-poong, Jason Cutler, Jin Chenggang, Kim Hyung-mook, Kim Jeong-pal, Kim Jin-man, Kim Woo Seung, Lee Han-sol, Lee Sung-Min, Lee Yong-nyeo, Nam Jin-bok, Oh Gwang-Rok, Park Hee-soon, Sean Cho, Son Sangkyu, Son Ye-jin, Woo Jung-won, Yoo In Hye, Yoo Yeon, Yoo Yeon-seok, Yoon Ga-yi, Zhang Yun Sheng
Sceneggiatura: Park Chan-wook
Fotografia: Kim Woo-hyung
Montaggio: Kim Sang-beom, Kim Ho-bin
Musiche: Cho Young-wuk
Produttore: Park Chan-wook, Oh Hyeon-am, Michèle Ray-Gavras, Alexandre Gavras, Jisun Back
Casa di Produzione: CJ Entertainment, Moho Film, CJ ENM Co.
Distribuzione: Lucky Red
Data di uscita: 01/01/2026

