DIVINE COMEDY

DIVINE COMEDY

Divine Comedy, regia di Ali Asgari, è una bella dimostrazione della forza politica della risata, usata per mettere alla berlina la repressione del governo iraniano. Dopo la calorosa accoglienza a Venezia 2025, il film arriva nelle sale italiane il 15 gennaio 2026.

La risata è politica

Pubblicità

Che la risata sia una micidiale arma politica lo avevano capito per primi giganti come Charlie Chaplin (Il grande dittatore) ed Ernst Lubitsch (Vogliamo vivere!, la più feroce ed elegante satira antinazista di sempre), tracciando con i loro capolavori la strada per i coraggiosi a venire. L’umorismo che riduce il potere in mutande, ne svela i cortocircuiti – l’assurdo e il ridicolo – e che si fa beffe della censura opponendo alla violenza dell’atto (il divieto) l’intelligenza della risposta (lo sberleffo), è una formula vincente ma poco praticata al cinema. Ali Asgari (Kafka a Teheran) è un regista e sceneggiatore iraniano, inviso al regime, e con Divine Comedy ha scelto la strada della risata (politica) intelligente e malinconica, della commedia dell’assurdo che costeggia risvolti tragici – o comunque molto drammatici – con grazia, poesia e uno sberleffo mai volgare. Il film, presentato con successo alla Mostra di Venezia del 2025 e nelle sale italiane dal 15 gennaio 2026, è la storia di un’emblematica giornata nella vita di un regista cinematografico iraniano. Barham, così si chiama, lotta per tante cose: per sé stesso, per la libertà, per il cinema. Deve vedersela con le maglie di una burocrazia e una repressione ottuse al punto da risultare, va da sé, ridicole.

Il cinema iraniano di opposizione al regime è fluido

Divine Comedy, Bahram Ark e Sadaf Asgari in un momento del film
Divine Comedy, Bahram Ark e Sadaf Asgari in un momento del film

La risposta dei principali cineasti iraniani alle maglie della censura e alla repressione del regima è fluida, e il 2025 cinematografico lo dimostra bene. L’anno era cominciato, da noi e giusto per isolare alcuni esempi, con Il mio giardino persiano di Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha, commedia romantica che si permetteva di virare in puro dramma con esiti interessanti anche se non del tutto soddisfacenti. Era proseguito con l’audacia formale de Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, sostanza politica e forma di genere – un thriller tesissimo – ed aveva raggiunto la vetta più alta con Un semplice incidente di Jafar Panahi, cinema umanista e civilmente impegnato, realistico e drammaturgicamente perfetto. Divine Comedy si inserisce nel solco politico dei predecessori e intuisce che la denuncia tout court è un’arma spuntata; un cinema politico senza sorprese è la strada più facile da percorrere e anche quella meno gratificante dal punto di vista spettacolare. Bisogna avere il coraggio di osare, e Ali Asgari osa con la commedia. Il film ha una messa in scena peculiare (si vedrà poi in che senso), ma il comico e l’assurdo li trova nella pura e semplice registrazione della realtà, in tutto ciò che di ingloriosamente stupido e fascistoide ha da offrire. L’umorismo è delicato, e mescola il gusto per la risata intelligente di Woody Allen con l’impassibilità malinconica di Buster Keaton e l’astuzia di Charlot. In effetti, Barham (Barham Ark) è un po’ un Chaplin nel corpo di Jean Luc Godard (apertamente citato, e il film è un diluvio di riferimenti cinefili, più o meno autoriali).

Il film che non si doveva vedere, e come fare per vederlo

Divine Comedy, una scena del film di Ali Asgari
Divine Comedy, una scena del film di Ali Asgari

Barham (Barham Ark) è un regista iraniano di ascendenza azera. Ha girato tanti film nel suo paese, ma nessuno in iraniano; per questo, nonostante sia proiettato e ospitato un po’ dappertutto, i suoi film il governo di Teheran non li vuole far vedere, usando come pretesto la questione linguistica. Divine Comedy è la storia di Barham cui impediscono di vedere proiettato il suo film, mentre lui le prova tutte, con astuzia e dignità, per aggirare il divieto. Lo assiste la produttrice e compagna Sadaf (Sadaf Asgari), niente velo, incarnazione di una femminilità giovane e indifferente ai diktat delle autorità; va aggiunto che l’attrice, come tanti colleghi e colleghe, recita in segreto, violando l’interdizione del governo causata dalla sua partecipazione a Kafka a Teheran. Bahram, che ha un fratello gemello pure lui regista ma più commerciale e incline al compromesso (Bahman Ark), cerca l’appoggio degli esercenti, di un vanitoso attore che punta al cinema d’autore (Hossein Soleimani), persino di un’attivista per i diritti degli animali. Non è solo questione di libertà d’espressione; Divine Comedy è in controluce (ma neanche troppo) un film sul cinema, sul diritto del cinema ad essere qualcosa di vero, autentico, intelligente, libero.

Umorismo ed equilibrio

Divine Comedy, una sequenza del film di Ali Asgari
Divine Comedy, una sequenza del film di Ali Asgari

Non che la satira sia una strada a senso unico; Divine Comedy ha modo di prendersi delicatamente gioco dell’orgoglio cinefilo, autoriale, del personaggio interpretato da Barham Ark. L’autoironica visione del film non impedisce ad Ali Asgari di mantenere la barra dritta quando si tratta di denunciare la carica repressiva e l’oscurantismo del regime. Divine Comedy non annacqua la sua forza ribelle nascondendosi dietro l’umorismo; sa stare in equilibrio tra malinconia, risata intelligente, comicità e politica. L’atteggiamento stralunato e stoicamente rassegnato di Barham Ark, la sicurezza spavalda di Sadaf Asgari e l’esuberanza del cast di contorno trovano coerenza nello sguardo di un film (e di un cineasta) che mescola realismo e drammatizzazione e prende il meglio da entrambi. Nulla lo dimostra meglio dell’intelligente stile visivo. Il ricorso insistito a inquadrature fisse inquadra l’assurda odissea professionale ed esistenziale di Barham e Sadaf e offre molte possibilità: permette di analizzare la complessità del contesto all’interno del quale si muovono i due sfortunati eroi del film, rende tangibile la granitica stupidità dell’atto repressivo, suscita pathos e tensione che non ostacolano, anzi rinvigoriscono l’umorismo. Più di tutto, il senso del cinema di Ali Asgari, abbastanza in controtendenza con il modo standard di fare commedia, in Iran come nel resto del mondo, è l’ulteriore grido di libertà – di esprimersi, di fare cinema alle proprie condizioni – di un film che sa essere estremamente coerente, nella sua voglia di indipendenza, a ogni livello.

Pubblicità

Locandina

Divine Comedy, la locandina italiana del film di Ali Asgari

Gallery

Scheda

Titolo originale: Komedi-e elāhi
Regia: Ali Asgari
Paese/anno: Francia, Turchia, Italia, Germania, Iran / 2025
Durata: 98’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Amirreza Ranjbaran, Bahram Ark, Faezeh Rad, Hossein Soleimani, Mohammad Soori, Sadaf Asgari
Sceneggiatura: Alireza Khatami, Ali Asgari, Bahram Ark
Fotografia: Amin Jafari
Montaggio: Ehsan Vaseghi
Musiche: Hossein Mirzagholi
Produttore: Avantika Singh Desbouvries, Hasan Köroglu, Milad Khosravi, Lorenzo Cioffi, Ali Asgari, Giorgio Giampà
Casa di Produzione: Salt for Sugar Films, Zoe Films, Taat Films, Seven Springs Pictures
Distribuzione: Teodora Film

Data di uscita: 15/01/2026

Trailer

Dagli stessi registi o sceneggiatori

Pubblicità
Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.