PILLION – AMORE SENZA FRENI

PILLION – AMORE SENZA FRENI

Dramedy erotico che unisce carnalità, humour e tenerezza, in una love story/coming of age in salsa BDSM che viene esaltata dalle notevoli prove di Harry Melling e Alexander Skarsgard, Pillion – Amore senza freni è il sorprendente esordio del regista Harry Lighton, capace di donare alla vicenda eleganza e personalità autoriale.

Coming of love

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Nei vari filoni cinematografici legati alla sessualità atipica – che ricomprendono ma non esauriscono, in sé, il macro-genere che potremmo definire queer – un sottogenere che non ha avuto finora molta visibilità, almeno a livello mainstream, è quello legato alle pratiche BDSM; una marginalità che potremmo estendere, più in generale, a tutte quelle storie che cercano di esplorare da dentro le varie dinamiche di dominazione/sottomissione (consapevole) all’interno di una relazione. Dopo il seminale Secretary – cult movie in egual misura apprezzato e criticato all’interno della sua comunità di riferimento – raramente questo particolare aspetto della sessualità umana è stato in effetti sviscerato a fondo dal grande schermo; ciò, almeno, laddove si eccettuino le letture più improntate all’horror o alla disamina psicoanalitica (si pensi al biopic A Dangerous Method, di David Cronenberg), quelle che approcciano il tema in modo indiretto e metaforico (il notevole Il filo nascosto, di Paul Thomas Anderson) o quelle più smaccatamente improntate all’eros patinato (la saga delle 50 sfumature, e i suoi vari epigoni). Questo Pillion – Amore senza freni, quindi – arrivato in un periodo di solo apparente sdoganamento di un certo tipo di immaginario, con un’apertura più cosmetica che reale – ha di suo un certo peso innanzitutto quale “testimonianza”; ciò anche per la sua filiazione letteraria (il romanzo Box Hill di Adam Mars-Jones, piccolo caso editoriale del 2020, di cui il regista esordiente Harry Lighton ha evidentemente colto il potenziale cinematografico) e per l’intuizione di ambientare la storia nel mondo dei biker; un universo tanto smaccatamente “maschile” quanto a immaginario di partenza, quanto fecondo per le suggestioni che ha pur esercitato, nei decenni, tanto sulla cultura queer quanto su quella, più specifica, legata alle pratiche BDSM.

Uno sguardo “interno” e intimo

Pillion - Amore senza freni, Alexander Skarsgard e Harry Melling in un'immagine del film
Pillion – Amore senza freni, Alexander Skarsgård e Harry Melling in un’immagine del film

Non a caso abbiamo parlato, nel paragrafo precedente, di “esplorare da dentro le varie dinamiche di sottomissione/dominazione (consapevole) all’interno di una relazione”; perché lo scopo del film di Harry Lighton, di fatto, sembra essere proprio quello di mettere in evidenza questo tipo di meccanismi, non certo limitati alle relazioni esplicitamente sadomasochistiche, ma anzi in qualche misura “fondativi” di un qualsiasi legame affettivo e/o sessuale. L’intelligente sceneggiatura di Pillion – Amore senza freni – che ricontestualizza ai giorni nostri una storia originariamente ambientata negli anni ‘70 – evidenzia infatti, con ironia, come un contesto solo apparentemente estremo come quello che fa fa sfondo alla relazione tra Colin e Ray (due notevolissimi Harry Melling e Alexander Skarsgård) possa farsi in realtà scenario di un rapporto puntellato di momenti di atipica e “muta” tenerezza, di profonda e appassionata esplorazione reciproca, ma soprattutto risultare propedeutico a un tardivo, quanto necessario, coming of age per il più giovane dei due personaggi. Il personaggio di Colin, infatti, è quanto di più vicino si possa immaginare a un giovane adulto bloccato in un’adolescenza perenne: cresciuto in una famiglia di estrazione popolare, formalmente accettato senza problemi come gay da genitori che – forse per un’inconscia tendenza alla compensazione, che diviene asfissiante controllo – cercano di organizzare in ogni modo la sua vita, feste di compleanno e “appuntamenti al buio” compresi. Un contesto di infantilizzazione e autodeterminazione negata – seppur in modo soft, e in larga misura inconsapevolmente – che per il giovane protagonista andrà letteralmente (e gioiosamente) in pezzi dopo l’incontro con Ray: un incontro che comporterà una nuova, sconosciuta “sottomissione” – stavolta liberamente scelta – che avrà il sapore inebriante della libertà.

Carnalità e tenerezza

Pillion - Amore senza freni, Harry Melling in una scena del film
Pillion – Amore senza freni, Harry Melling in una scena del film

Quel sapore di libertà – che, in un rapporto esplicitamente improntato a uno sbilanciamento di potere, può apparire paradossale solo a chi non conosca davvero le pratiche BDSM – il film lo mette in scena insieme con forza e struggente tenerezza, stringendo da principio l’obiettivo sui due protagonisti (diversamente soli, e – a dispetto delle apparenze – diversamente fragili) per poi allargare lo sguardo alla comunità dei biker nel suo complesso, che circonda e fa da famiglia al personaggio di Ray. Proprio nell’immersione in questo contesto “alieno” – che il timido Colin accetterà davvero, in tutte le sue sfumature e spigolosità, solo nella memorabile macro-sequenza del compleanno – il personaggio più giovane potrà prendere davvero contatto con le sue necessità più intime, “spogliato” (letteralmente e metaforicamente) di tutte le sovrastrutture che l’ambiente familiare e lavorativo gli avevano imposto. L’esplorazione psicologica della figura di Colin, favorita da una maiuscola e mimetica prova attoriale di Harry Meeling (lo ricordiamo come l’insopportabile fratellastro Dudley della saga di Harry Potter) inizia dapprima all’insegna dell’understatement, presentando un personaggio inconsapevole e mosso da una remissività quasi casuale; per poi acquisire sostanza parallelamente alla sempre maggiore capacità auto-riflessiva del protagonista, parallela alla sempre più entusiasta scoperta del corpo, con le sue molteplici possibilità di farsi strumento di desiderio e comunicazione; uno strumento prima mortificato e sottoutilizzato, a sua volta infantilizzato in esibizioni canore natalizie che creano un delizioso contrasto con la “tridimensionalità” (fatta di muscoli, saliva, sperma e sudore) dei corpi dei due amanti durante i loro incontri. Una dimensione carnale e fisica che Harry Lighton mette in scena senza timori di sorta, puntando su un erotismo che tuttavia, nel suo essere sovente esplicito, mantiene una sua singolare levità e giocosità.

Solo gli amanti sopravvivono

Pillion - Amore senza freni, Harry Melling e Alexander Skarsgard in un'immagine del film
Pillion – Amore senza freni, Harry Melling e Alexander Skarsgård in un’immagine del film

Non stupisce, questa compresenza (non) conflittuale di carnalità esplicita e palpitante tenerezza, in Pillion – Amore senza freni, che proprio di questo felice contrasto fa uno dei suoi punti di forza; ci riesce in virtù di una sceneggiatura che innesta sul suo accattivante coté visivo (fatto anche e soprattutto di moto luccicanti, cuoio, borchie e tutto l’armamentario che gli amanti del genere avranno ben familiare) due caratteri credibili, che nel loro rappresentare altrettanti “tipi” riescono a mantenersi altresì a debita distanza dagli stereotipi. Il Ray di Alexander Skarsgård, in particolare, sembra giocare consapevolmente con la sua statuarietà fisica e l’apparente staticità espressiva – quella che in The Northman era, di fatto, componente costitutiva del personaggio – per poi svelarne improvvisamente, in una breve ma significativa parentesi, tutto il carattere fittizio e illusorio. Senza scossoni o impennate melodrammatiche – espedienti che il film di Lighton costantemente rifugge – ma lavorando piuttosto sugli ambienti, sulla fisicità degli attori e sui loro non detti, su eleganti soluzioni di regia che rimandano persino al Paul Thomas Anderson più luminoso e nostalgico (viene in mente, a tratti, l’afflato adolescenziale di Licorice Pizza), nonché su una solidità narrativa che resta comunque ben ancorata al realismo: non tutte gli amanti – per fortuna! – possono essere graditi ai genitori, non tutti i chiarimenti possono (o vogliono) essere espressi a parole, non tutte le spigolosità e le idiosincrasie possono, o debbono, trovare una spiegazione (men che meno una risoluzione) nell’arco di un film. Ma tutto questo, ben assemblato e portato sullo schermo, può altresì risultare (molto) cinematografico. Nel modo che più ci piace.

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Locandina

Pillion - Amore senza freni, la locandina italiana del film

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Scheda

Titolo originale: Pillion
Regia: Harry Lighton
Paese/anno: Regno Unito, Irlanda / 2025
Durata: 107’
Genere: Commedia, Drammatico, Sentimentale, Erotico
Cast: Alexander Skarsgård, Harry Melling, Douglas Hodge, Anthony Welsh, Ben Hodgetts, Billy King, Christina Carty, Georgina Hellier, Ian Wilson, Ingo Dierkschnieder, Jack Genevois, Jacob Carter, Jake Sharp, Jake Shears, Kavcic Miha, Kevin Bazeley, Lesley Sharp, Mat Hill, Michael ‘Mike’ Jones, Miranda Bell, Monica Purcell, Nick Figgis, Paul Tallis, Rosie Sheehy, Ross Mcrae, Ryan Enever, Sean Ruttledge, Stevie Raine, Zamir Mesiti, Zoe Engerer
Sceneggiatura: Harry Lighton
Fotografia: Nick Morris
Montaggio: Gareth C. Scales
Musiche: Oliver Coates
Produttore: Lucy Drury, Tobi Kyeremateng, Lee Groombridge, Ed Guiney, Andrew Lowe, Emma Norton
Casa di Produzione: Fremantle Picturehouse Entertainment, BBC Film, September Film, Element Pictures, British Film Institute (BFI)
Distribuzione: I Wonder Pictures

Data di uscita: 12/02/2026

Trailer

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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