IL FILO DEL RICATTO – DEAD MAN’S WIRE

IL FILO DEL RICATTO – DEAD MAN’S WIRE

Suspense e black comedy, Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire è il diseguale ma interessante film New Hollywood di Gus Van Sant. Con Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Al Pacino e non solo, un’incredibile storia vera accaduta nel 1977 che parla anche del XXI secolo.

Shitshow

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Vite irregolari e la ricerca di controllo; è un film di Gus Van Sant. Ibrido di intrattenimento e riflessione, dunque non solo spettacolo; è un film di Gus Van Sant. Ambizioso ma la sua ambizione paga solo a metà; non è un film di Gus Van Sant, o forse sì, del più recente: idee interessanti, messa in scena impeccabile – qui una ricostruzione d’epoca da urlo – e bilancio in chiaroscuro. Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire è un film di Gus Van Sant, il messaggio dovrebbe essere passato, e anche quando le ruote degli ingranaggi non sono perfettamente oliate è più vivo e seducente della gran parte del cinema americano contemporaneo. Da un maestro idiosincratico – Mala Noche, Belli e dannati, Elephant – e coerente, Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire non si limita a fare spettacolo di una bizzarria realmente accaduta, ma allestisce un inquietante parallelismo tra il tempo della storia – seconda metà degli anni ’70 – e quello dell’uscita in sala, in Italia febbraio 2026 per BIM Distribuzione dopo il passaggio a Venezia 2025. Storia vera, ottimo cast – Bill Skarsgård, Dacre Montgomery, Colman Domingo, Myha’la – e un riferimento ideale, la Nuova Hollywood, il cinema politicamente consapevole, vibrante e “sporco” degli anni ’70. Con un titolo in testa. Si tratta di Un pomeriggio di un giorno da cani (Dog Day Afternoon, 1975) di Sidney Lumet, da cui Gus Van Sant prende in prestito look, un’atmosfera di assurda tragedia e il protagonista, Al Pacino. Era la star indiscussa del film del ’75, qui c’è poco ma è fondamentale.

Si comincia da Al Pacino, per raccontare un’incredibile storia vera

Il filo del ricatto - Dead Man's Wire, Al Pacino in una foto del film
Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire, Al Pacino in una foto del film

Si comincia da Al Pacino, per la centralità del personaggio – si chiama M.L. Hall, è il boss della società di mutui Meridian Mortgage – e per come sa disegnarne l’ottusa avidità e il deficit emozionale: con nulla o quasi, miracoloso. Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire non trova M.L. Hall a lavoro, a Indianapolis, ma a Miami in vacanza. A Indianapolis c’è suo figlio Dick (Dacre Montgomery), ed è a lui che tocca. Gus Van Sant costruisce la suspense nel mezzo dell’azione. Poca esposizione, nessun preambolo; scopriamo quello che c’è da sapere in tempo reale ed è una buona scelta, perché rende le cose più rapide e, coerentemente con l’umore della storia, più assurde e divertenti. L’8 febbraio 1977 Tony Kiritsis (Bill Skarsgård) entra nella sede della Meridian Mortgage con un pacco sotto il braccio. Lo conoscono tutti e nessuno si insospettisce. Tony vuole vedere M.L., che però è in Florida a maltrattare camerieri perché il burrito non è tagliato come si deve. Va bene anche Dick, per quello che ha in mente. Ha un fucile a canne mozze, legato al fucile un cavo che si attorciglia al collo della vittima – il filo dell’uomo morto – e basta un movimento impulsivo per far partire un colpo. Tony aveva un progetto immobiliare, la Meridian non l’ha sostenuto e ora non riesce a pagare il mutuo. Tony rapisce Dick per tre ragioni: estinguere il debito, ricevere immunità per le sue azioni e, soprattutto, ottenere le scuse del grande capo.

Di cosa si parla, qui

Il filo del ricatto - Dead Man's Wire, Colman Domingo in una scena del film
Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire, Colman Domingo in una scena del film

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire non è solo la ricostruzione del rapimento, un ballo tesissimo costruito attorno a due uomini e alla domanda da un milione di dollari (lo ucciderà o no?). È la fotografia, in chiave di commedia nera, di piccole persone contro grandi istituzioni, di ricchi contro poveri, di voglia di giustizia e ordine costituito, e la storia del mondo che gravita intorno a Tony e al suo azzardo pericolosissimo. Siano le forze dell’ordine (Cary Elwes) che non cavano un ragno dal buco, i media locali incarnati da una giornalista ambiziosa che copre il rapimento sperando nella svolta professionale (Myha’la), o il dj locale, Fred Temple (Colman Domingo), allo stesso tempo un punto di riferimento per Tony – l’icona radiofonica, l’amico degli oppressi – e un diligente amico della polizia. La complessità del personaggio è la cosa migliore di Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire. Non tutto, nel film, è al livello giusto.

Raccontare due personaggi, e il mondo intorno a loro

Il filo del ricatto - Dead Man's Wire, Bill Skarsgard e Dacre Montgomery in una scena del film
Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire, Bill Skarsgard e Dacre Montgomery in una scena del film

Le preoccupazioni di Gus Van Sant con Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire riguardano la costruzione del racconto e l’atmosfera, la profondità e l’ampiezza della narrazione. Non si tratta, solo, di raccontare la tesa partita a scacchi tra Dacre Montgomery e Bill Skarsgård, reciprocamente vittima e carnefice (i ruoli si scambiano, in continuazione) ma anche – è il gancio più evidente al film di Lumet – di mostrare il complesso “ecosistema” di interessi e personalità che si raccoglie attorno al rapimento – forze dell’ordine, media, la stazione radio, i familiari – in tutta la sua (in)gloriosa, contraddittoria e umoristica confusione. “Shitshow” è la parola, opportunamente tirata in ballo dal perplesso tutore dell’ordine Cary Elwes per descrivere il fitto reticolo di intimidazioni, ottusità, avidità, ricatti, incompetenza delle parti in causa. È un peccato che il film non riesca a fare i conti con la sua complessità.

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Una situazione molto ambigua

Il filo del ricatto - Dead Man's Wire, Bill Skarsgard in una scena del film
Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire, Bill Skarsgard in una scena del film

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire lavora bene sulla complessa dinamica relazione tra il rapito e il rapitore, mostrandone l’intercambiabilità dei ruoli. La passività rancorosa di Dacre Montgomery, la rabbia un po’ ridicola ma carica di dignità ferita di Bill Skarsgård, contemporaneamente eroe e antieroe, buono e cattivo, giustiziere e criminale (la cesura non è poi così netta), sono restituite con dovizia di particolari, proprio come la complessa, sfuggente, ambiguità morale del dj Colman Domingo. Il resto, la descrizione dei movimenti delle forze dell’ordine, il racconto mediatico, l’ascesa professionale della reporter Myha’la, non si sviluppa come sarebbe necessario, sbilanciando il film. Di buono c’è l’incredibile ricostruzione del sapore di un’epoca, il lavoro di Gus Van Sant e del direttore della fotografia Arnaud Potier per recuperare il fascino granuloso, la quotidianità sporca ed elegante del cinema di quegli anni lì, e il registro scelto per il film, il thriller mixato alla commedia nera, per fissare la tragicomica complessità della vita e parlare di voglia di giustizia, ferocia populista e squilibri di ricchezza (grandi conglomerati vs. privati cittadini). Così, il film ambientato nel 1977 finisce per appartenere molto più al presente in cui è girato che al passato di cui si occupa. L’ambiguità dell’atmosfera – una storia seria, raccontata ironicamente – e la pregevole messa in scena non bastano a salvare il film dall’impressione di una complessità scalfita solo in parte.

Locandina

Il filo del ricatto - Dead Man's Wire, la locandina italiana del film

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Scheda

Titolo originale: Dead Man’s Wire
Regia: Gus Van Sant
Paese/anno: Stati Uniti / 2025
Durata: 105’
Genere: Drammatico, Poliziesco, Biografico
Cast: Bill Skarsgård, Al Pacino, Colman Domingo, Dacre Montgomery, Cary Elwes, Daniel R. Hill, John Robinson, Jordan Claire Robbins, Kelly Lynch, Aaron Massey, Andy S. Allen, Casey Feigh, David Haight, Dean Coutris, Don Overstreet, Elliot Gross, John N. Dixon, Katie Kinman, Kyle Rankin, Maresha Robinson, Mark Helms, Michael Ashcraft, Michael James Dukes, Myha’la, Neil Mulac, Rita Hight, Stephanie Bertoni, Todd Gable, Vinh Nguyen, William R. Davis
Sceneggiatura: Austin Kolodney
Fotografia: Arnaud Potier
Montaggio: Saar Klein
Musiche: Danny Elfman
Produttore: Andrea Bucko, Matt Murphie, Siena Oberman, Paula Paizes, Kimberly Montini, Cassian Elwes, Jhon Mejia, Tom Culliver, Billy Hines, Noor Alfallah, Joel David Moore, Gordon Clark, Remi Alfallah, Mark Amin, Sam Pressman, Veronica Radaelli
Casa di Produzione: Co Created Media, Filmhedge, Yo Productions, Punch Once, SIPUR, Velodrome, Film Manufacturers, Balcony 9 Productions, Pinstripes, Wrong Turn Productions, Pressman Film, Edith Productions, Va Bene Productions, Artemis, Construction Film, Elevated Films (II)
Distribuzione: BiM Distribuzione

Data di uscita: 19/02/2026

Trailer

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Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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