MISSIONE SHELTER

MISSIONE SHELTER

Missione Shelter ricorda che quello dell’action movie è un genere che non esaurisce mai di riproporre formule estremamente codificate, con il suo protagonista in esilio autoimposto che ritrova nuova linfa vitale al prezzo di vecchi nemici che tornano a bussare alla sua porta. Il film di Ric Roman Waugh (ora al cinema anche con il secondo capitolo di Greenland) cerca di aggiungere maggiore umanizzazione alla sua narrazione ma la dinamica interpersonale tra i personaggi vacilla, rimanendo sostanzialmente statica dal momento in cui iniziano a correre all’interno di una Gran Bretagna letteralmente sotto strettissima sorveglianza. Potrebbe sembrare un ossimoro ma il risultato è una pellicola semplice e priva di sorprese, volta principalmente a soddisfare il suo pubblico di riferimento e soprattutto il palato dei fan di Jason Statham.

Il gatto che insegue il topo

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Proprio Jason Statham è in Missione Shelter nelle vesti di produttore oltre che di interprete di Mason, un ex soldato altamente addestrato proveniente da un programma militare segreto, che vive isolato nelle Ebridi scozzesi. Quando una tempesta colpisce l’isola, il Nostro si ritrova suo malgrado a salvare Jesse (Bodhi Rae Breathnach), una giovane ragazza intenta a recapitargli provviste. Si tratta di un salvataggio che avrà però un prezzo, perché a partire da ora, Mason sarà perseguitato senza sosta dal suo ex datore di lavoro nonché capo (deviato) dell’MI6 (Bill Nighy). Il duplice compito sarà quindi quello di sopravvivere e cercare di portare Jesse in salvo…
La sceneggiatura di Ward Parry (Curtiz, 2019) incorpora elementi estremamente familiari agli appassionati di cinema d’azione, aggiungendo qualche altro ingrediente nel raccontare come il rifugio del titolo si trasformi, neanche troppo metaforicamente, sempre in qualcosa di diverso durante l’ora e quaranta di visione.

Privacy questa sconosciuta

Missione Shelter, Bill Nighy e Jason Statham in un momento del film
Missione Shelter, Bill Nighy e Jason Statham in un momento del film

In effetti, uno degli aspetti che fanno da motore narrativo in Missione Shelter, riguarda l’esistenza di un programma informatico di cui si serve il governo britannico per identificare e tracciare le persone. Una sorta di Grande Fratello che resta solo un’idea narrativa rendendo molto presto difficile pensare che un sistema del genere possa funzionare in modo così sofisticato ma allo stesso tempo anche così facilmente accessibile. L’attenzione, tra una sparatoria e l’altra, è più che altro sull’evoluzione del legame tra il brusco e solitario Mason e l’adolescente Jessie, lasciando in parallelo alcuni misteri personali da risolvere man mano che la storia si sviluppa. Tolto questo manca però qualsiasi novità concettuale o di messa in scena tale da rimanere nella mente dello spettatore. Missione Shelter accumula cliché lasciando agli spettatori la giusta dose di buona volontà per compensare le sue carenze. Una bambina da proteggere e un cane come compagno bastano per conferire maggiori tratti umani a personaggi altresì invulnerabili? Quando un film tenta di essere preso sul serio come questo, però, è impossibile conciliare l’approssimazione di questi singoli elementi con il tentativo di drammatizzazione, creando quella sorta di scontro tra forze uguali e contrarie che finiscono per annullarsi a vicenda.

Via libera

Missione Shelter, Jason Statham e Body Rae Breathnach in una sequenza del film
Missione Shelter, Jason Statham e Body Rae Breathnach in una sequenza del film

Cosa resta? Alcune acrobazie interessanti, combattimenti corpo a corpo, sparatorie, inseguimenti in auto, qualche brivido che non farà annoiare. Forse è qui che risiede il fascino nascosto, a proposito di rifugi, di queste pellicole; e sembra sia proprio questo che il pubblico desidera oggi dai loro eroi d’azione. Da questo punto di vista Missione Shelter darà esattamente ciò che ci si aspetta. E se, come sembra, The Rock si è indirizzato verso una recitazione più impegnativa, Statham sembra avere via libera su praticamente tutto il genere d’azione. Consapevoli di questo, i suoi fan usciranno così ancora più elettrizzati dalla visione di Missione Shelter dopo aver assistito alle prodezze della loro macchina da combattimento preferita spietata ed efficiente. Riuscire a distinguerle da quelle di A Working Man (2025, David Ayer), tanto per citare un’altra pellicola in cui c’è sempre una ragazza cui Statham deve badare, resta comunque un esercizio complicato.

Locandina

Missione Shelter, la locandina italiana del film di Ric Roman Waugh
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Scheda

Titolo originale: Shelter
Regia: Ric Roman Waugh
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti, Canada / 2026
Durata: 107’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Jason Statham, Bill Nighy, Billy Clements, Gordon Alexander, Naomi Ackie, Bodhi Rae Breathnach, Bronson Webb, Celine Buckens, Daniel Mays, Eugenia Caruso, Harriet Walter, Michael Shaeffer, Steven Blades, Tom Wu, Adam Collins, Anna Crilly, Ansko Pitkänen, Bally Gill, Bryan Vigier, Harriet Barrow, Jon Slayer, Kai Martin, Lohan Buson, Rodaidh Findlay, Ryan Fletcher, Sofian Francis, Tara Hoyos-Martinez, Tomi May
Sceneggiatura: Ward Parry
Fotografia: Martin Ahlgren
Montaggio: Matthew Newman
Musiche: David Buckley
Produttore: Tom White, Brendon Boyea, Ward Parry, Greg Silverman, John Friedberg, Christian Contreras, Ben Burt, Jon Berg, Jason Statham
Casa di Produzione: Black Bear, Punch Palace Productions, CineMachine Media Works, Quebec Film and Television Tax Credit, Stampede Ventures, RVK Studios
Distribuzione: 01 Distribution

Data di uscita: 18/02/2026

Trailer

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Laureato in archeologia ma sempre con pericolose deviazioni cinematografiche, tali da farmi frequentare dei corsi di regia e sceneggiatura presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ho partecipato per alcuni anni allo staff organizzativo dell’Irish Film Festival presso la Casa del Cinema. Da qua, il passo per dedicarmi a dei cortometraggi, alcuni dei quali per il concorso “Mamma Roma e i suoi quartieri”, è stato breve, condito anche dalla curatela di un incontro intitolato “La donna nel cinema giapponese”, focalizzato sul cinema di Mizoguchi, presso il cineclub Alphaville. Pur amando ovviamente il cinema nelle sue diverse sfaccettature, sono un appassionato di pellicole orientali, in particolare coreane, che credo occuperanno un posto rilevante nei futuri manuali di storia del cinema.

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