SCARLET

SCARLET

Già presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, Scarlet è molto di più di una mera rilettura in chiave femminile e fantasy dell’Amleto shakespeariano: il film di Mamoru Hosoda – coerente, in questo, con la sua onirica ambientazione – punta piuttosto ad annullare i confini, tanto quelli tra epoche e culture, quanto quelli tra linguaggi e generi. Ne risulta un film affascinante e bulimico, narrativamente imperfetto quanto potente e vitale.

L’Amleto oltre l’Amleto

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È abbastanza curioso, il fatto che in questo inizio 2026 siano comparsi nelle sale italiane, quasi in contemporanea, due film entrambi afferenti, seppur in modi diversi, all’universo shakespeariano; due lavori in particolare incentrati, ognuno dal suo specifico punto di vista, su una delle opere più iconiche del Bardo. Da una parte il già celebratissimo Hamnet – Nel nome del figlio, film attraverso il quale Chloé Zhao traccia una genesi possibile dell’Amleto calandola nelle vicende familiari dell’autore; dall’altra questo Scarlet, film d’animazione diretto da Mamoru Hosoda, rilettura al femminile e in chiave fantasy (per voler essere il più possibile sintetici – ma anche riduttivi) dello stesso classico shakespeariano. Una circostanza che probabilmente ci racconta non solo dell’immortalità delle opere di Shakespeare, e della loro estrema malleabilità e adattabilità ai diversi contesti storici e culturali – cose che in fondo sapevamo già da tempo; ma soprattutto ci dice molto sul tempo presente, fuori e dentro lo schermo, e su una realtà politica e sociale in cui, tanto a livello globale quanto nel quotidiano, l’universo shakespeariano e i suoi temi non possono che risuonare in modo particolare. Proprio in questo senso, il film di Hosoda – accolto invero un po’ tiepidamente dalla critica, anche dopo la sua recente presentazione, fuori concorso, alla Mostra del Cinema di Venezia – parte chiaramente dal canovaccio dell’Amleto per estendere il suo sguardo alla contemporaneità, facendone anzi il fulcro del suo discorso: una scelta portata avanti tanto in modo simbolico e indiretto (replicando il motivo portante della tragedia originale – a sua volta preso a prestito dalla mitologia norrena – e innestandovi un ragionamento sui temi della guerra e della vendetta) quanto attraverso il tema del viaggio nel tempo, che consente alla protagonista di incontrarsi, e scontrarsi, con un personaggio proveniente dal Giappone del 2026.

Oltre la vendetta

Scarlet, il malvagio Claudius in un'immagine del film
Scarlet, il malvagio Claudius in un’immagine del film

Gioca quindi con la consapevole contaminazione, Scarlet, praticamente dichiarata già dalla sua sequenza d’apertura: l’onirica, simbolica “terra di mezzo” in cui la protagonista si trova a muoversi – una wasteland in cui si affollano genti provenienti da luoghi ed epoche riverse – è per eccellenza il luogo della collisione di spazi e tempi, del collasso dei confini tra passato e presente, popoli e nazioni, vita e morte; la giovane guerriera vi giunge in cerca di vendetta contro suo zio Claudius, mandante dell’assassinio di suo padre Amleth e usurpatore del suo trono, seduttore della sua sposa Gertrude; ma finisce per scoprire, in modo graduale ma non per questo meno traumatico, che il suo reale scopo potrebbe essere molto più ampio. Ad affiancarla – in un viaggio verso le favoleggiate e leggendarie “terre infinite”, che Claudius vorrebbe raggiungere per ottenere l’immortalità – ci sarà il giovane paramedico Hijiri, giunto direttamente (e misteriosamente) dal Giappone del ventunesimo secolo. Proprio l’incontro tra Scarlet e Hijiri consente alla sceneggiatura di rendere esplicito quel rimando ai temi della guerra e dei conflitti tra popoli – già al centro del soggetto originale, ma introdotti qui con un afflato che ammicca chiaramente alla contemporaneità – che già la premessa della storia aveva sommariamente richiamato. Al centro del conflitto tra Claudius e Amleth c’è sì la brama di potere e dominio – oltre che l’invidia e il risentimento – ma anche due idee diverse di regno (e di mondo) espresse soprattutto nelle antitetiche visioni dei due fratelli nei confronti della guerra. E poi, c’è quell’enigmatica ultima parola – soffocata dal vociare della folla – pronunciata dal sovrano subito prima di morire davanti agli occhi di sua figlia; un altro enigma da sciogliere, tale da tormentare i pensieri e gli incubi di un cuore da quel momento votato alla vendetta.

Inferno è paradiso. E viceversa.

Scarlet, un'impressionante immagine del film
Scarlet, un’impressionante immagine del film

Come accennavamo in apertura, non bisogna fare l’errore di considerare Scarlet come una mera rilettura al femminile dell’Amleto, né confonderlo con un pastiche shakespeariano postmoderno rivisitato, per l’occasione, in chiave fantasy; questi elementi, certamente presenti nel lavoro di Mamoru Hosoda, sono in realtà solo due delle componenti che lo sostanziano, consentendogli di ancorare le sue (notevoli) ambizioni a un terreno noto e familiare. Il film di Hosoda scandaglia in realtà la tragedia del Bardo nei suoi elementi più espliciti così come nei suoi sottotesti meno battuti, contaminando e (con)fondendo i personaggi – basti pensare al nome del re assassinato, o all’implicito richiamo alla figura di Ophelia, evocata quando la protagonista, in una fondamentale scena, si trova a (ri)emergere dall’elemento acquatico – e sviluppando in direzioni originali quelle suggestioni legate alla morte, alla follia, alla redenzione e alla (im)possibilità del perdono, già presenti in nuce nell’opera di Shakespeare. La follia di Amleto, in fondo, si può ritrovare nel viaggio di Scarlet tout court, leggibile (anche) come un sogno/incubo lucido partorito da una mente deragliata e annientata dal desiderio di vendetta; la stessa concettualizzazione dell’aldilà – un’originale mescolanza di alcuni elementi dei miti nordici (da cui viene mutuata la “fisicità” dell’elemento ultraterreno) con un’idea di esistenza di marca più animista, di più chiara matrice orientale – vuole innanzitutto rifiutare, coerentemente con l’impianto shakespeariano, la consolante visione cristiana di un paradiso e di un inferno nettamente separati. E non è un caso che nel viaggio della protagonista, accompagnata dal suo sempre più prezioso alleato, si possano ritrovare a più riprese, senza soluzione di continuità, elementi di entrambi (evocati anche, in un paio di significativi passaggi, dalla sovrapposizione e contaminazione tra gli elementi del fuoco e dell’aria).

Un’ambizione bulimica. E vitale.

Scarlet, la protagonista e Hijiri in una toccante scena del film
Scarlet, la protagonista e Hijiri in una toccante scena del film

È quindi, principalmente, un film ambizioso, Scarlet, che si lascia ammirare – oltre che per un’estetica coraggiosa, capace di integrare in modo spregiudicato l’impianto visivo da anime contemporaneo con elementi mutuati dall’animazione 3D – soprattutto per la caleidoscopica varietà dei suoi riferimenti tematici e simbolici; una varietà che fa da contraltare alla dichiarata scelta di ancorare il racconto (e il suo nucleo forte) a una riflessione esplicitamente contemporanea sul potere, la guerra e, più in generale, il rapporto con l’alterità. Questa scelta nel segno della contaminazione (estetica quanto tematica) ha l’indubbio merito di far emergere una volta di più l’universalità del testo di Shakespeare, così come la sua – già ricordata – capacità di parlare attraverso i secoli e le latitudini; oltre che di ribadire, d’altra parte, la versatilità e le potenzialità creative di uno strumento come quello dell’animazione, anche laddove ancorato a un’estetica (quella anime del ventunesimo secolo) ormai largamente mainstream e popolare. È in un certo senso un film “bulimico”, Scarlet, che trasmette l’impressione di aver voluto inserire, nella sua semplice struttura di base, un numero tale di motivi e suggestioni da rischiare, a più riprese, la sfocatura narrativa e la perdita di controllo del racconto: così, se in un’onirica sequenza ambientata ai giorni nostri, Hosoda evoca addirittura il musical (oltre a richiamare il suo precedente Belle), in modo tanto affascinante quanto poco contestualizzato, poco dopo un’ellissi narrativa gestita in modo non proprio impeccabile finisce per lasciare lo spettatore frastornato e confuso. Nell’ultima frazione del film, d’altro canto, l’indubbia fascinazione del confronto finale (e l’incertezza sulla sua risoluzione, narrativa ed “etica”) si diluisce in modo un po’ eccessivo, con un prolungamento poco giustificato – e potenzialmente controproducente – del climax stesso. Sbavature che confermano, comunque, l’estrema forza vitale del film di Mamoru Hosoda, imperfetto nella sua aspirazione ad abbracciare quante più suggestioni possibili, quanto potente a livello di resa complessiva: un Amleto che va oltre l’Amleto, toccandoci più da vicino di quanto avremmo potuto immaginare. Non è poco.

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Locandina

Scarlet, la locandina italiana del film di Mamoru Hosoda

Gallery

Scheda

Titolo originale: Hateshinaki Sukâretto
Regia: Mamoru Hosoda
Paese/anno: Giappone / 2025
Durata: 111’
Genere: Avventura, Animazione, Fantastico
Cast: Mamoru Miyano, Shôta Sometani, Kazuhiro Yamaji, Kôji Yakusho, Masaki Okada, Tokio Emoto, Toshio Furukawa, Yutaka Matsushige, Erin Yvette, Kayoko Shiraishi, Kenjiro Tsuda, Kôtarô Yoshida, Mana Ashida, Masachika Ichimura, Michio Hazama, Munetaka Aoki, Noa Shiroyama, Yuki Saitô
Sceneggiatura: Mamoru Hosoda
Montaggio: Shigeru Nishiyama
Musiche: Taisei Iwasaki
Produttore: Toshimi Tanio, Nozomu Takahashi, Yûichirô Saitô
Casa di Produzione: Studio Chizu, Kadokawa, Movic, Sony Pictures Entertainment (Japan), Yomiuri Telecasting Corporation (YTV), Columbia Pictures, Hakuhodo, Nippon Television Network (NTV)
Distribuzione: Sony Pictures Entertainment

Data di uscita: 19/02/2026

Trailer

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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