SCREAM 7
Il settimo capitolo del franchise originato dal classico di Wes Craven del 1996 rimette al centro della storia Neve Campbell e Courteney Cox. Scream 7, regia di Kevin Williamson, non si prende troppo sul serio ed è un bene, ma ha il limite di pensare al passato e al presente del franchise senza decidere da che parte stare.
30 anni e 7 film dopo
30 anni e 7 film dopo, nonostante la violenza, l’orgia psicotica e la strisciante sensazione che tutti nascondono qualcosa, Sidney Prescott ha conservato il suo equilibrio. Non importa quanto il mondo impazzisca, lei tiene duro. L’ironia (involontaria?) della situazione è che non c’è niente di più inquietante di questa saldezza interiore a dispetto di tutto dentro Scream 7, regia e sceneggiatura (con Guy Busick) di Kevin Williamson, già autore dello script del primo film. Era il 1996, dirigeva il grande Wes Craven, e la sua cura ricostituente a base di pulsioni slasher, cinefilia e autoironia contribuì a traghettare l’horror nel XXI secolo, il secolo dello sdoganamento mainstream (di pubblico e di apprezzamento critico). A dispetto dello streaming e del declino della sala come luogo sociale, quando si tratta di aver paura non c’è niente di meglio che una stanza piena di sconosciuti per sentirsi meno soli. Dunque Scream 7 fa paura? Sicuro ci prova, e nel seguente modo: tiene a mente l’originale, prova a puntare sulla nostalgia, cerca di portarsi dietro qualche briciola di contemporaneità (qui è la sinistra ambiguità dell’Intelligenza Artificiale) e ritorna alle origini. Dopo la costruzione di una nuova generazione di protagonisti(e) – Melissa Barrera e Jenna Ortega, stavolta non ci sono e con un pizzico di polemica, anche – Scream 7 ha una nuova/vecchia protagonista, Neve Campbell. Il suo personaggio non si è smarrito interiormente, e come sia possibile è la cosa più assurda di tutto il franchise. Anche una benedizione, perché se non ci fosse lei a fermare Ghostface, il mondo sarebbe nei guai.
Il killer ritorna, e minaccia Sidney Prescott molto da vicino

L’unica cosa che fa paura a Sidney Prescott (Neve Campbell) più di Ghostface è la morbosa attenzione del mondo. Kevin Williamson porta avanti il franchise riflettendo sul tempo che passa e sulle conseguenze delle azioni, specialmente le più brutali, sulla vita e la salute mentale delle persone. Sidney è diventata, suo malgrado, la regina del true crime, la storia vera dietro un franchise dentro il franchise (si chiama Stab) e la preda di mitomani di ogni specie. Vorrebbe vivere in pace ma tutti le ricordano, costantemente, quello che è stato e le cose che ha subito. Nonostante tutto, ha una vita soddisfacente. La famiglia, la famiglia di Sidney, è il centro nevralgico di Scream 7. Il nucleo sentimentale del film è sintetizzabile dall’ubiqua (nel cinema americano contemporaneo) formula: essere genitori (e figli) è una gran fatica, ma farne a meno è impossibile. Sidney ha un marito poliziotto (Joel McHale), una figlia adolescente, Tatum (Isabel May), con cui fa scintille e… Ghostface che la incalza, ancora una volta. L’assassino minaccia di prendersi tutti quelli a cui vuole bene, e porta con sè molti fantasmi del passato – da Matthew Lillard a David Arquette – miracolosamente “resuscitati” dall’Intelligenza Artificiale, o forse no. A dare una mano a Sidney in questa violentissima, sboccata, slasher partita a scacchi con la morte c’è l’immancabile Gale Weathers (Courteney Cox) più un paio di reclute dei capitoli più recenti, Jasmin Savoy Brown e Mason Gooding. L’amalgama di vecchio e nuovo è più confuso del necessario. Il film non sa scegliere da che parte stare, se cedere al ricatto del passato o puntare su un’iconoclasta ridefinizione del gioco e delle sue regole. Sta nel mezzo, senza crederci troppo.
Le strade giuste, il film le percorre a metà

Scream 7 potrebbe funzionare a un discreto livello di efficacia se si decidesse a seguire le strade giuste; Kevin Williamson prende nota, alcune sceglie anche di percorrerle, ma non lo fa con la giusta convinzione. Scream 7 potrebbe spingere sul pedale della nostalgia e del citazionismo furbetto, ripiegando l’afflato cinefilo del franchise su se stesso – un film di Scream interamente costruito sulla mitologia della saga – ma questa soluzione il film la riserva, con un’evidente forza simbolica, al sanguinoso prologo e poi se ne dimentica, salvo qualche parentesi citazionista senza mordente. In alternativa, Scream 7 potrebbe aprire le porte al presente e rinnovarsi. Funzionerebbe, ci fosse una coerenza d’acciaio e una bella strafottenza a sorreggere la scelta. Stavolta si parla, per esempio, di deepfake e Intelligenza Artificiale, e di quanto una tecnologia usata con le peggiori intenzioni sia in grado di giocare, problematicamente, al confine tra verità e menzogna. La naturale ambiguità dell’Intelligenza Artificiale lega d’istinto con la superficie opaca di una saga in cui niente e nessuno è quello che sembra; in altre parole, l’incontro tra il 2026 e le sue preoccupazioni etiche-tecnologiche e il DNA ambiguo del franchise poteva regalare una bella energia al film, tenerlo in un costruttivo equilibrio tra passato (ambiguità) e presente (IA). Anche in questo caso, la doppia paura, di osare troppo o di concedersi senza riserve alla nostalgia, consegna il film alla terra di nessuno delle buone intenzioni non adeguatamente sviluppate.
La morte coreografata, le protagoniste storiche e il problema con i franchise contemporanei.

Di buono c’è l’attitudine menefreghista, l’autoironico divertimento di Neve Campbell e Courteney Cox. Giocano con l’umorismo e la violenza del film restituendone la natura angosciante e satirica; conoscono Gale e Sidney alla perfezione, e sanno come prendersi sul serio senza avere l’aria di farlo. Soprattutto nella prima metà, poi le cose si fanno più pigre e meno interessanti (visivamente parlando), Scream 7 immagina Ghostface in azione in un modo coreograficamente molto interessante. C’è un buon livello di creatività nel modo con cui il serial killer conduce le vittime all’appuntamento con la morte: il film sa usare lo spazio e gli oggetti per produrre suspense, tenere viva la tensione e materializzare una violenza fuori controllo. Peccato per un terzo atto troppo frettoloso, non ben calibrato sul tipo di tensione che i primi due segmenti lasciavano presagire. Scream 7 ha alle sue spalle un franchise consolidato cui attingere – si tratti di giocare con le sue convenzioni o allegramente farle a pezzi – protagoniste in pieno controllo e un killer leggendario. Il suo problema è di accontentarsi di quel tanto di magia presa pigramente in prestito all’originale per tenersi a galla. Fuori e dentro i franchise, per il cinema americano contemporaneo, osare è diventato un problema.
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Scheda
Titolo originale: Scream 7
Regia: Kevin Williamson
Paese/anno: Stati Uniti / 2026
Durata: 114’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Joel McHale, Mckenna Grace, Celeste O’Connor, Mason Gooding, Matthew Lillard, Timothy Simons, Courteney Cox, Ethan Embry, Jasmin Savoy Brown, Victor Turpin, Amy Louise Pemberton, Anna Camp, David Arquette, Isabel May, Neve Campbell, Roger Jackson, Sam Rechner, Anah Diamanty, Asa Germann, Cyle Winters, Drew Potter, Jimmy Tatro, Josh Thrower, Mark Consuelos, Scott Allen Frederick, Scott Foley
Sceneggiatura: Guy Busick, Kevin Williamson
Fotografia: Ramsey Nickell
Montaggio: Jim Page
Musiche: Marco Beltrami
Produttore: Emily Kacere, James Vanderbilt, Paul Neinstein, William Sherak
Casa di Produzione: Outerbanks Entertainment, Paramount Pictures, Project X Entertainment, Québec Production Services Tax Credit, Radio Silence Productions, Spyglass Media Group
Distribuzione: Eagle Pictures
Data di uscita: 25/02/2026

