HO VISTO LA TV BRILLARE

HO VISTO LA TV BRILLARE

Oscuro instant cult già presentato al Sundance Film Festival, arrivato in Italia praticamente in sordina – direttamente in streaming on demand – Ho visto la TV brillare rivela il talento multiforme della regista Jane Schoenbrun; un’opera seconda che mette insieme tante suggestioni, sfidando il suo pubblico a immergersi in un’atipica, deragliante storia d’amore e amicizia adolescenziali, tra immaginari pop, paura della solitudine e dell’abbandono, e scoperta (insieme esaltante e terribile) del sé.

Bagliori nel buio

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Come abbiamo scritto solo pochi giorni fa, parlando del revival (o meglio newquel) di So cosa hai fatto, gli anni ‘90 sembrano essere diventati, da un po’ di tempo a questa parte, i “nuovi ‘80”. Un afflato nostalgico, quello per il decennio segnato dall’icona tragica di Kurt Cobain, da band come gli Smashing Pumpkins e da instant-cult generazionali come Clerks, che sembra nutrirsi, il più delle volte, di un immaginario parimenti semplificato, cosmetico, poco attento all’”aria” che davvero si respirava in quel decennio. Proprio in questo contesto, un lavoro come questo Ho visto la TV brillare – opera seconda della regista americana Jane Schoenbrun, lanciato un anno fa al Sundance e approdato da noi in streaming quasi un anno fa – si rivela un oggetto decentrato e più che mai interessante. Questo innanzitutto per la scelta di limitare al minimo i “marchi” nostalgici che richiamano il decennio preso in esame – tutti funzionali allo sviluppo del soggetto, in realtà articolato lungo diversi decenni; ma anche per l’uso di un’estetica tesa volutamente a rimescolare le carte, a far collidere immaginari diversi e a sviluppare una serie di riflessioni (che spaziano dall’identità personale a quella sociale, passando per le ridefinizioni dell’immaginario collettivo e dello stesso scorrere del tempo) in realtà perfettamente calate nel presente. Insomma, la talentuosa Schoenbrun (già autrice dell’oscuro e poco considerato horror We’re All Going to the World’s Fair, del 2021) non si adagia mai sull’ambientazione e sul facile richiamo del setting, mescolando invece (consapevolmente) i punti di riferimento, e mostrando più che mai la natura composita del suo bagaglio cinematografico. Sempre all’insegna della contaminazione e della fluidità, concetti che in questo lavoro, nelle loro diverse accezioni, verranno toccati più volte.

Una muta, onirica amicizia

Ho visto la TV brillare, un momento del film
Ho visto la TV brillare, un momento del film

Al centro della trama, che muove dall’anno 1996, c’è il tredicenne Owen, ragazzo isolato e solitario, che incontra nella palestra della scuola l’enigmatica Maddy; la ragazza – di qualche anno più grande di lui, ma parimenti poco incline alla socialità – è una grande appassionata della serie tv fantasy/young adult The Pink Opaque, che Owen non può guardare in quanto i genitori non gli consentono di restare alzato nell’orario di messa in onda. Sulla base della curiosità di Owen per lo show – oltre che della magnetica personalità di Maddy – tra i due si sviluppa una singolare amicizia: un legame che consente al ragazzo di godersi finalmente gli episodi del serial, trasmessi settimanalmente e puntualmente registrati da Maddy su delle VHS cedute all’amico. Mentre Owen si appassiona sempre più alle vicende fantastiche di The Pink Opaque – di nascosto da suo padre, che avanza l’obiezione per cui sarebbe un prodotto “per ragazze” – il rapporto con Maddy si fa via via più enigmatico e profondo, cementato dal comune interesse per le due protagoniste della serie – due giovani impegnate, in ogni puntata, in scontri contro un diverso mostro al servizio di una stessa, malvagia entità sovrannaturale. Uniti dalla stana malia della serie, i due ragazzi si avvicinano in modo sempre più singolare e difficile da esprimere – di fatto quasi privo della componente verbale – mentre i confini tra realtà e immaginazione progressivamente sfumano.

Sbandare per (ri)trovarsi

Ho visto la TV brillare, un'onirica scena del film
Ho visto la TV brillare, un’onirica scena del film

Siamo rimasti volutamente sul vago, nel descrivere il plot di Ho visto la TV brillare, che nelle sue premesse potrebbe rimandare al classico teen movie ambientato in una provincia americana – arricchito all’uopo di una componente fantastica. Di fatto, il film di Jane Schoenbrun si presenta allo spettatore, nella sua prima parte, proprio in questa veste; e lo fa adottando la più classica estetica da film indipendente – specie nella descrizione minimalista dell’ambiente quotidiano dei due protagonisti – e mescolandola con la resa ipersaturata e pop (questa, sì, debitrice diretta del decennio preso in esame) dell’universo della loro serie preferita. Tuttavia, la regista fa maturare sapientemente l’elemento perturbante all’interno dello sviluppo narrativo, espresso dapprima in una progressiva dissonanza di atmosfera nella ricostruzione degli episodi (sempre più carichi di una strana inquietudine, che si sovrappone senza soluzione di continuità alla trivialità delle storie raccontate), e poi nell’irruzione via via più corposa della componente onirica – che sembra spezzare e confondere sempre più la linearità del racconto. Così, quella che appare dapprima come una vicenda di amore/amicizia adolescenziale tra due outsider, cementata da una passione parimenti nerd e calata nel suo contesto storico (sono evidenti anche, nell’estetica delle puntate di The Pink Opaque, i richiami al cult Buffy – L’ammazzavampiri) diventa un viaggio onirico nell’inconscio, nei meccanismi del rimosso, e nella natura – insieme esaltante e terribile – della (ri)scoperta del sé. Un viaggio che, se nelle sue premesse può rimandare all’enigma apocalittico/adolescenziale di Donnie Darko, nei suoi sviluppi si carica di toni sempre più lynchiani, mostrando il debito della regista col seminale Twin Peaks (per sua stessa ammissione tra le opere che l’hanno segnata maggiormente) ma anche con un capolavoro come Mulholland Drive.

There is still time. At least for trying.

Ho visto la TV brillare, una suggestiva immagine del film
Ho visto la TV brillare, una suggestiva immagine del film

Evitiamo, a differenza di quanto è stato fatto in altre recensioni, di entrare nel dettaglio dell’allegoria delineata in questo Ho visto la TV brillare (comunque molto trasparente, e in qualche modo inscritta nel percorso – artistico e umano – della regista); il piacere della scoperta autonoma del livello di lettura più manifesto del film di Jane Schoenbrun – piacere che certo, in epoca social, richiede un considerevole sforzo della volontà – può risultare a nostro avviso propedeutico per le tante, altre suggestioni, che la sua visione innesca. Suggestioni che vanno a toccare i temi della nostalgia, della crescita e della relatività della percezione del tempo, della scoperta di se e di un “rimettere insieme i pezzi” che a volte può diventare (letteralmente) liberazione da una vecchia pelle che va stretta; oppure – in modo ancor più pertinente – un immergersi metaforicamente in un sottosuolo oscuro, un perdere tutti i punti di riferimento e rischiare il dolore e l’abbandono, per poter poi sperare di riemergere rinnovati. O rinnovate. La paura e la sofferenza sono garantite, la riuscita dell’impresa no. Ma, come viene chiaramente espresso nell’ultima parte del film – che dribbla comunque qualsiasi retorica consolatoria, non facendo nessuna concessione sull’approdo finale – “there is still time”.

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Locandina

Ho visto la TV brillare, la locandina originale del film

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Scheda

Titolo originale: I Saw the TV Glow
Regia: Jane Schoenbrun
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2024
Durata: 100’
Genere: Horror, Drammatico, Thriller, Fantastico
Cast: Justice Smith, Tyler Dean Flores, Danielle Deadwyler, Jack Haven, Helena Howard, Albert Birney, Amber Benson, Conner O’Malley, Danny Tamberelli, Emma Portner, Fred Durst, Ian Foreman, Lindsey Jordan, Madaline Riley, Michael C. Maronna, Phoebe Bridgers, Tim Griffin Allan
Sceneggiatura: Jane Schoenbrun
Fotografia: Eric Yue
Montaggio: Sofi Marshall
Musiche: Alex G
Produttore: Emma Stone, Jennifer DiLullo, Luca Intili, Ali Herting, Dave McCary, Sarah Winshall
Casa di Produzione: A24, Access Entertainment, Fruit Tree, Smudge Films, Hypnic Jerk Productions
Distribuzione: Amazon Prime Video

Data di uscita: 08/08/2024

Trailer

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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