VAPOUR
Realizzato in Giappone dagli italiani Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti, Vapour è un affascinante documentario dedicato al fenomeno degli Jōhatsu, gli “evaporati”: quei cittadini giapponesi, cioè, che decidono di scomparire dai radar, costruendosi una nuova identità e rendendosi irreperibili a familiari, amici e colleghi. Presentato nella sezione Visti da vicino del Bergamo Film Meeting 2026.
Lente d'ingrandimento sul fenomeno degli Jōhatsu
Nel corso della prima giornata di permanenza a Bergamo ci si è concentrati in particolare sulla sezione dedicata al cinema documentario, Visti da vicino. L’abbiamo approcciata, per così dire, “a distanza ravvicinata”, dato che sono ben due le opere da noi visionate alla Sala dell’Orologio, nell’arco di poche ore. La prima, Chronicle (Letopis, 2025) di Martin Kollar, è uno spiazzante poema visivo in cui i paesaggi invernali della Slovacchia e scorci di “antropocene” alquanto stranianti – talora anche disturbanti – vengono a comporre l’inquieta istantanea di un’umanità al bivio tra un presente quasi imperscrutabile e poco raccomandabili futuri.
Non meno forte in noi è stato l’impatto di Vapour (Vapeur, 2025), documentario di produzione francese che al pari delle opere precedenti gli italiani Anush Hamzehian (di Padova, classe 1980) e Vittorio Mortarotti (di Savigliano, classe 1982) hanno realizzato in Giappone, con la cui complessa realtà sociale hanno confidenza da anni. A finire nel loro mirino è stato per l’occasione il fenomeno degli Jōhatsu. Con questo termine equivalente a “evaporati” si intendono le migliaia di giapponesi che ogni anno decidono di “evaporare”, ovvero di scomparire volontariamente dalla vita di famigliari, amici e colleghi per costruirsi una nuova identità, meno tracciabile, altrove. Spesso in realtà più piccole dove è per loro più facile “uscire dai radar”. Possono essere molteplici i fattori di stress e le altre motivazioni che conducono tali cittadini a una scelta così radicale, ma ciò che a un occhio occidentale può apparire semplicemente spaventoso, alienante, non sempre viene lì percepito allo stesso modo, giacché per molte di queste persone la sparizione volontaria rappresenta a volte un’alternativa meno brutale al suicidio. Anzi, come ci è stato testimoniato in sala, qualche giapponese con cui gli autori sono in contatto ha mostrato analogo stupore, nei loro confronti, di fronte al fatto che un “piano B” del genere dagli italiani non venga quasi mai preso in considerazione.
Differenze culturali

Insomma, seppur da un’angolazione e attraverso parametri filmici sensibilmente diversi, Vapour si inserisce bene in quel filone del cinema contemporaneo votato a esplorare quei fenomeni e quei tratti specifici della cultura giapponese che appaiono più distanti dal nostro stile di vita. Nella sua ben diversa confezione cinematografica Rental Family – Nelle vite degli altri, l’agrodolce commedia di Hikari a.ka. Mitsuyo Miyazaki con protagonista uno straordinario Brendan Fraser, può essere un valido esempio di siffatta tendenza.
Non è tuttavia la prima volta che un fenomeno particolare e dalla genesi non così recente come quello degli Jōhatsu approda sul grande schermo. Durante il Q&A cui abbiamo assistito a Bergamo gli stessi registi hanno menzionato la riscoperta, per loro decisamente importante, dell’eccentrico e spiazzante documentario Evaporazione dell’uomo (Ningen jōhatsu), girato addirittura nel 1967 da un autentico Maestro del cinema giapponese, Shōhei Imamura: impostato così da mettere in discussione ciò che è reale e ciò che potrebbe essere invece finzione, il suo è un ritratto del classico uomo comune che, come diversi giapponesi già allora facevano, a un certo punto decide di scomparire senza lasciare traccia, lasciandosi alle spalle fidanzata e lavoro.
Singolare “detection” in un’isola giapponese

Durante il tour promozionale giapponese del loro precedente lavoro, Yonaguni (2021), Anush Hamzehian e Vittorio Mortarotti hanno cominciato a cercare chi facesse loro da guida in questo nuovo, delicato lavoro. E così hanno incontrato Goro; detective di mezz’età il cui look pare uscito fuori da un’avventura di Maigret, specializzatosi col tempo nell’aiutare i parenti a trovare informazioni su Jōhatsu apparentemente svaniti nel nulla dopo la fuga, che li ha prontamente informati, allorché gli è capitato a tiro un caso particolarmente interessante da filmare. Nel documentario, così geometrico e aderente alle atmosfere di ciascun luogo, seguiamo infatti Goro sull’isola vulcanica di Sakurajima, dove sembrerebbero portare le ultime tracce di un uomo che ha scelto di “evaporare” e del quale la figlia non ha più notizie da tempo. Ma qui la sorte di tale individuo si configura quasi quale il classico McGuffin. Nel senso che l’attenzione si sposa gradualmente verso la figura dell’investigatore, verso gli incontri con la gente del luogo (tra cui spiccano tre donne di età diversa, Toshie, Majumi e Moe, che quando vengono riprese assieme ricordano un po’ la funzione del coro nella tragedia greca), verso le radici profonde del fenomeno degli Jōhatsu e verso la minaccia silenziosa rappresentata dal vulcano stesso, che a detta di alcuni geologi potrebbe rientrare in attività a breve con esiti potenzialmente disastrosi.
Echi dell’Herzog documentarista e atmosfere da pellicola di Antonioni degli anni ’60 (neanche a dirlo, L’avventura) si intrecciano così, sullo sfondo di quell’isolotto remoto e poco turistico, collezionando forse qualche pausa narrativa di troppo ma veicolando al contempo riflessioni sul tema sempre più intime, introspettive, ben rappresentate dall’insospettabile parabola del detective Goro e perfettamente cristallizzate nella splendida inquadratura finale.
Scheda
Titolo originale: Vapeur
Regia: Anush Hamzehian, Vittorio Mortarotti
Paese/anno: Francia / 2025
Durata: 73’
Genere: Documentario

