IL TESTAMENTO DI ANN LEE
Mona Fastvold scrive (con Brady Corbet) e dirige Il testamento di Ann Lee, musical biografico in costume sulla vita di una predicatrice inglese del XVIII secolo. Visivamente fortissimo ma con qualche problema strutturale, il film ci regala la miglior performance nella carriera di Amanda Seyfried.
Performance
Sono le stesse quattro mani dietro The Brutalist (2024), ma a ruoli invertiti: Mona Fastvold dirige, dopo aver co-scritto insieme al marito Brady Corbet. Il titolo del film è Il testamento di Ann Lee e esce nelle sale italiane il 12 marzo 2026, dopo la presentazione in pompa magna a Venezia 2025. È un musical in costume attorno alla vita e all’inesausta, ossessiva e coinvolgente ricerca spirituale di una predicatrice e mistica inglese, a cavallo tra il Vecchio e il Nuovo Mondo, nella seconda metà del XVIII secolo. È anche, oltre le speranze disattese per la stagione dei premi, lo straordinario impatto visivo – se ne parlerà più avanti – e l’accoglienza critica diseguale (meglio oltreoceano), l’occasione per ragionare sulla versatilità e la dedizione alla causa di una delle più dotate attrici americane contemporanee. Ecco, l’unica cosa su cui sono tutti d’accordo, in America e fuori, è Amanda Seyfried. Il controllo della performance – parola chiave – dell’attrice americana, per le due ore e quindici minuti di durata (si sentono tutti), è la cosa migliore del film. E Ann Lee, tra ossessione e voglia di donarsi agli altri, è la cosa migliore della sua carriera. Il paradosso: Il testamento di Ann Lee funziona al centro (non sbaglia la protagonista) ma è slabbrato ai margini. Visivamente sbalorditivo, di più, formalmente curatissimo, è ripetitivo e a tratti estenuante. C’è un’idea di cinema forte dietro la complessa architettura della storia, e merita di essere analizzata oltre le imperfezioni nella resa. Cast, in aggiunta alla formidabile protagonista: Thomasin McKenzie, Stacy Martin, Christopher Abbott e Tim Blake Nelson.
Il racconto di una vita e di una vocazione spirituale per mezzo di un biopic musicale fuori dagli schemi

Biopic musicale in costume, con un’avvertenza: Mona Fastvold se ne infischia – è una buona cosa – delle convenzioni. La pervasività, il battito monocorde e ossessivo del sound firmato Daniel Blumberg riflette con coerenza la vita e l’inclinazione spirituale di Ann Lee (Amanda Seyfried). È un discorso che ha poco a che fare con il cinema musicale per come siamo abituati a conoscerlo, specialmente l’americano. Ann Lee cresce nella protoindustriale Manchester della prima metà del Settecento. La sua è una famiglia numerosa e povera. Ann stringe un legame molto stretto con il fratello William (Lewis Pullman), matura un’avversione fortissima per l’atto sessuale – è il trauma dei rapporti tra i genitori, a due passi dal suo letto – ed è benedetta/funestata/salutata sin dalla tenera età da visioni mistiche. Sposata al brutale Abraham (Christopher Abbott) dà alla luce quattro figli, nessuno dei quali sopravvive al primo anno di vita. È la somma di tante, piccole e grandi cose che orienta la protagonista verso la setta quacchera degli “shakers”, grazie anche alla vicinanza della compagna di congregazione Jane Wardley (Stacy Martin).
Ann diventa infatti, sostenuta dall’amica Mary (Thomasin McKenzie) e appoggiata da analoghe figure locali (Tim Blake Nelson), prima in Inghilterra e poi nelle colonie americane in coincidenza con la guerra d’Indipendenza, il perno spirituale degli shakers. La sua leadership spirituale e il modo di incarnare le regole del movimento – astinenza sessuale, rapporti egualitari, sobrietà della condotta – fanno proclamare agli adepti che con lei si realizza la seconda venuta di Cristo. Basta questo a capire come, considerata la complessità del discorso, a Il testamento di Ann Lee serva sul serio la lunga durata. C’è il racconto di una vita, l’analisi di un movimento spirituale e delle sue regole, il mondo intorno; della Rivoluzione Americana il film non può fare a meno di parlare, anche se marginalmente. I problemi dipendono dall’intreccio tra densità tematica ed esuberanza formale. Spessore su spessore, e il risultato è suggestivo e un po’ opprimente. Poi c’è Amanda Seyfried.
Purezza attraverso il lavoro

La sua prova miracolosa (!) non riscatta Il testamento di Ann Lee dai suoi limiti, e chiederle di più non avrebbe senso, perché il suo contributo è densissimo in termini di intensità, fisicità e carisma (e una voce bellissima). È una performance di qualità superiore, e performance è davvero la parola chiave qui dentro. Mona Fastvold racconta la storia di un’ossessione sfrenata, di un’ambiziosa ricerca di pulizia spirituale da ottenere intrecciando introspezione (solidarietà, castità) e azione. Gli shakers cercano la purezza nel lavoro lavorando sul corpo e con il corpo, si tratti dell’attività manuale (artigianato, falegnameria) o di quella puramente fisica (movimenti convulsi, suoni strozzati, grida e lamenti); è la strada giusta per arrivare alla purificazione, dicono.
Ann e Mona, due ossessioni, due tipi di performance

In questo senso, Il testamento di Ann Lee è la storia di un’ossessione dentro un’ossessione. Un’assillante ricerca di purezza per mezzo di una serie di performance fisiche, raccontata da un film divorato dall’ansia di catturare la sua verità attraverso un particolare tipo di performance: la messa in scena cinematografica. Ann Lee costruisce il suo percorso con suoni, parole, gesti e duro lavoro, rifiutando gli usi del corpo che riconosce come sbagliati. Mona Fastvold insegue l’ossessione cinematografica per eccellenza, la verità tramite la “bugia” buona della messa in scena. Per entrambe, il lavoro è la salvezza. Il lavoro di Mona Fastvold è il cinema. Costruisce, attorno ad Ann Lee e alla sua modernità – una donna, leader religioso, che predica un divino contemporaneamente maschile e femminile – un film violentemente fisico. Vale per la fotografia di chiara matrice pittorica, pastosa e densa, di William Rexer, per l’incedere straniante del commento sonoro di Daniel Blumberg, per l’esuberanza della macchina da presa e i movimenti, accuratamente coreografati, di tutti i membri del cast. Mobilita l’intero arsenale – montaggio, luce e ombra, movimento e stasi, il cinema nella sua forma più pura – per arrivare alla verità. Il problema del film è che sceglie un ritmo e non lo cambia mai. Mona Fastvold non prende di petto la vita e le opere di Ann Lee, registra il suo modo di vivere e le costruisce attorno una forma cinematografica consona. La forma è esuberante e ossessiva perché è la vita di Ann a chiederlo; nella misura in cui il punto di vista su Ann non cambia, anche il film resta immobile. Lo spessore delle idee e la cura formale combaciano in maniera troppo perfetta, non c’è la scintilla di un conflitto, e l’emozione si fa statica. Un trionfo di cinema puro, ma il cinema non è solo forma. Qui c’è la carne, e un’anima pigra.
Locandina

Gallery
Scheda
Titolo originale: The Testament of Ann Lee
Regia: Mona Fastvold
Paese/anno: Regno Unito, Stati Uniti / 2025
Durata: 137’
Genere: Drammatico, Musical, Biografico
Cast: Tim Blake Nelson, Stacy Martin, Thomasin McKenzie, Amanda Seyfried, Christopher Abbott, Jeremy Wheeler, Lewis Pullman, George Taylor, Lark White, Matthew Beard, Roy McCrerey, Scott Alexander Young, Scott Handy, Alexis Latham, Benjamin Bagota, Daniel Blumberg, David Cale, Esmee Hewett, Harry Conway, Jamie Bogyo, Maria Sand, Matti Boustedt, Millie-Rose Crossley, Shannon Woodward, Viola Prettejohn, Willem van der Vegt
Sceneggiatura: Mona Fastvold, Brady Corbet
Fotografia: William Rexer
Montaggio: Sofía Subercaseaux
Musiche: Daniel Blumberg
Produttore: Brady Corbet, Gregory Jankilevitsch, Mark Lampert, Lillian LaSalle, Maddie Browning, Sabrina Brewer, Joshua Horsfield, Mona Fastvold, Daniel Lägersten, Klaudia Smieja, Andrew Morrison, Viktória Petrányi, Kristina Börjeson
Casa di Produzione: Göteborg, Intake Films, Mid March Media, Mizzel Media, ArtClass Flms, FirstGen Content, Göta Film AB, 4 Little Monsters, Kaplan Morrison, Annapurna Pictures, Film i Väst, Proton Cinema, Curious Gremlin, Carte Blanche
Distribuzione: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
Data di uscita: 12/03/2026

