KEEPER – L’ELETTA

KEEPER – L’ELETTA

Terzo film diretto da Osgood “Oz” Perkins in poco più di un anno, Keeper – L’eletta è un horror per molti versi spiazzante, dall’apparenza di una narrativa involuta, insieme astratto nella sua ricerca dell’inquietudine, e “teorico” nel discorso che vuole portare avanti sul genere. Un’opera non pensata per piacere a tutti, probabilmente, ma certo coraggiosa e per molti versi originale, nel contesto del vivace panorama del cinema dell’orrore degli ultimi anni.

Custodire l'orrore

Pubblicità

Con tre film diretti in poco più di un anno – e il prossimo The Young People già in post-produzione – Oz Perkins è, in questo momento, tra i registi più prolifici del nuovo horror americano. Un risultato interessante per un cineasta che, fino a pochissimi anni fa, era ricordato principalmente per il suo status di figlio d’arte (l’eredità di papà Anthony segna una continuità nel segno del cinema della paura, inteso nel senso più ampio) e per opere dal carattere indie e più strettamente festivaliero, come l’atmosferico Sono la bella creatura che vive in quella casa (2016) e lo stravagante Gretel e Hansel (2020). Poi, tra 2024 e 2025, le regie di Longlegs, dell’adattamento kinghiano The Monkey, e ora di questo Keeper – L’eletta, accompagnate da una crescente attenzione critica per un autore decentrato e più che mai difficile da classificare, con uno stile che non sembra abbracciare in modo netto né l’elevated horror di molti cineasti dell’ultimo decennio (Ari Aster, Robert Eggers, i Phillippou Bros.) né la declinazione più popcorn del genere di saghe come quella del Conjuringverse. A dire il vero, rispetto alle due regie precedenti di Perkins, la critica americana sembra essersi divisa in modo ancor più polarizzato su a questo nuovo lavoro del cineasta americano, che sembra da un lato spostare ulteriormente in là la riflessione teorica sulla paura – e sui meccanismi dello sguardo spettatoriale – e dall’altro rendere più “astratto” il suo discorso d’autore, slegandolo dai legacci della narrazione propriamente detta. Una narrazione che qui potrebbe persino apparire involuta; e probabilmente è questo che ha disorientato molta critica. Ma andiamo con ordine.

Il bosco, di nuovo e ancora

Keeper - L'eletta, Tatiana Maslany e Rossif Sutherland in un momento del film
Keeper – L’eletta, Tatiana Maslany e Rossif Sutherland in un momento del film

Il plot di Keeper – L’eletta (perché inserire, in italiano, quell’inutile sottotitolo?) parte da un topos per eccellenza del cinema dell’orrore, quello della vacanza nella baita isolata in mezzo ai boschi. La vacanza, in questo caso, è quella del dottor Malcolm Westbridge (interpretato da un altro figlio d’arte ovvero Rossif Sutherland, erede del compianto Donald) e della sua fidanzata Liz, che ha il volto inquieto e versatile di Tatiana Maslany; ad attenderli, stavolta, non c’è né il raimiano Necronomicon nascosto in cantina, né le videocamere dell’esperimento meta-horror mirabilmente raccontato da Drew Goddard in Quella casa nel bosco (2011); ma, più modestamente, una torta donata dal custode della residenza, per contribuire a celebrare il primo anniversario della coppia. Sta di fatto che l’atmosfera, intorno ai due, inizia a farsi presto bizzarra e inquietante – tra visite fuori programma dello sgradevole cugino di Malcolm, Darren (interpretato da Birkett Turton), enigmatici ammonimenti sul gusto della torta che forse celano altro, passeggiate notturne di Liz in stato di semi-sonnambulismo e visioni/incubi decisamente disturbanti, fatte di oscuri rituali e donne coperte di sangue. Quando il medico viene richiamato in città per un’emergenza legata a una sua paziente, e Liz resta da sola nella baita, la situazione sembra definitivamente precipitare.

Acque oscure

Keeper - L'eletta, Claire Friesen in un'immagine del film
Keeper – L’eletta, Claire Friesen in un’immagine del film

L’intro di Keeper – L’eletta, così ermetica e incomprensibile per chi si approcci per la prima volta alla visione, punta a sfidare esplicitamente le regole del genere; e questo già basterebbe per tributare un’attenzione particolare al film di Oz Perkins, riconoscendogli un coraggio che va controcorrente in un’epoca di letture facili, di “sottotesti” che somigliano più a sermoni calcati ed evidenziati ai limiti della ridondanza, di registi che spesso si fanno carico di prendere per mano lo spettatore, e pazientemente guidarlo nell’interpretazione del testo. È un’intro apparentemente slegata dal resto del film, fatta di una galleria di personaggi e situazioni che non ritroveremo – e in ruoli e funzioni diversi da quelli che sarebbe stato lecito aspettarsi – che molto più in là nel corso della trama. Basta questa scelta, nel segno della non convenzionalità, a suggerire che il regista abbia voluto dare un’impronta personale e decentrata al materiale di partenza, che in questo caso nasce da uno script di Nick Lepard – già sceneggiatore del recente horror “acquatico” Dangerous Animals. Ed è abbastanza curioso – e pare rappresentare, in questo senso, un’interessante e riuscita sinergia tra scriptwriter e regista – l’importanza dello stesso elemento acquatico in questo nuovo lavoro di Perkins, nel segno multiplo di emblema battesimale, elemento ancestrale legato a forze primeve, porta d’ingresso per una dimensione altra, e spietato latore di morte. Viene in mente, in questo senso, un classico del J-Horror del tempo che fu come Dark Water (2002) di Hideo Nakata; ma anche il più recente Bring Her Back – Torna da me (2025), consacrazione degli australiani fratelli Phillippou, improntata a una lettura altrettanto radicale (seppur, per molti versi, differente) del materiale di genere di partenza.

Immergersi nell’orrore

Keeper - L'eletta, Tatiana Maslany in un'affascinante immagine del film
Keeper – L’eletta, Tatiana Maslany in un’affascinante immagine del film

Laddove Keeper – L’eletta si distanzia, comunque, dal filone che in modo sbrigativo – e con una certa semplificazione – abbiamo definito elevated horror, è nella delineazione (volutamente) basica dell’intreccio, in una successione narrativa che qualcuno, da oltreoceano, ha definito “più una collezione di momenti inquietanti che una storia coesa nel suo complesso”. C’è del vero, in quest’affermazione, ma non la declineremmo necessariamente al negativo: com’è stato per tanti autori nella storia dell’horror (porteremmo come esempio il Dario Argento di fine anni ‘70, inizio ‘80), Oz Perkins sembra ora puntare col suo cinema a una dimensione più astratta del genere; a uno studio legato più alla singola inquadratura – e poi alla successione di inquadrature, con l’esplorazione del loro potenziale disturbante – che a una narrazione articolata e coerente (che qui c’è, ma è più che altro contorno). Torna, in questo, l’affinità col già citato Bring Her Back – Torna da me dei fratelli Phillippou, analogamente criptico e (apparentemente) involuto sul piano del racconto; ma in questo caso l’elemento tematico che regge la trama (lì il trauma e la genitorialità, qui la manipolazione e il plagio nelle relazioni) risulta decisamente meno esplicito; con l’eccezione del comunque notevole finale – che ha il suo indubbio effetto catartico – Keeper – L’eletta sembra voler tenere costantemente sottotraccia l’elemento allegorico, puntando a massimizzare semmai l’effetto disturbante delle situazioni, che scaturisce anche dalla loro apparente incoerenza, e dal loro caotico, implacabile accumulo. Il film di Perkins punta a quest’obiettivo lavorando sul profondo e sulla concezione atavica della paura, giocando con gli archetipi (si è sempre di fronte a un folk horror, in fondo, filone naturalmente affine a questo tipo di discorsi) ma senza rifuggire per principio – e questa è un’altra differenza rispetto al filone elevated – la massimizzazione dello spavento nella singola scena. Una massimizzazione funzionale, comunque, a quella stessa riflessione sull’horror e sul suo potenziale immersivo (altra metafora richiamata dal film, in modo addirittura esplicito) che rende questo, forse, il lavoro più “teorico” – e per certi versi più personale – del regista. Ci sta che non piaccia a tutti, ma il coraggio e la coerenza, in questo senso, gli vanno certamente riconosciuti.

Pubblicità

Locandina

Keeper - L'eletta, la locandina italiana del film di Oz Perkins

Gallery

Scheda

Titolo originale: Keeper
Regia: Oz Perkins
Paese/anno: Stati Uniti, Canada / 2025
Durata: 99’
Genere: Horror
Cast: Tatiana Maslany, Christin Park, Erin Boyes, Rossif Sutherland, Birkett Turton, Cassandra Ebner, Claire Friesen, Dolores Drake, Eden Weiss, Ella Wejr, Evelyn Burke, Gina Vultaggio, Glen Gordon, Logan Pierce, Tess Degenstein
Sceneggiatura: Nick Lepard
Fotografia: Jeremy Cox
Montaggio: Graham Fortin, Greg Ng
Musiche: Edo Van Breemen
Produttore: Chris Ferguson, Jesse Savath, Spencer Zimmerman, Penny Lin
Casa di Produzione: Range Media Partners, Welcome Villain, Oddfellows Pictures, Wayward Entertainment
Distribuzione: Be Water Film

Data di uscita: 12/03/2026

Trailer

Dagli stessi registi o sceneggiatori

Pubblicità
Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.