PEACHES GOES BANANAS

PEACHES GOES BANANAS

Già presentato nelle Giornate degli Autori di Venezia 2024, ora in sala per Valtellina Distribuzione, Peaches Goes Bananas è un potente, energico ritratto dell’icona pop/electroclash Peaches (al secolo Merrill Nisker) diretto dalla regista Marie Losier; un’opera che mescola un po’ tutte le declinazioni possibili del documentario musicale, in 73 densi minuti che risultano permeati, insieme, di provocatoria energia e pregnanti riflessioni sul tempo che passa, sul corpo e sul suo invecchiamento, e su nuove e vecchie declinazioni dell’idea di punk.

Peaches is (still) a punk rocker

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Un documentario musicale può essere tante cose: un semplice film-concerto, un’esplorazione più o meno cronologica della carriera di un artista, una fotografia del suo momento attuale e/o del suo rapporto col passato, una riflessione sul suo profilo pubblico rapportato al privato. Un’opera come Peaches Goes Bananas, ritratto per immagini e musica della musicista canadese Peaches (al secolo Merrill Nisker) diretto dalla regista Marie Losier, è un po’ tutte queste cose insieme. Già aver messo insieme un numero così ampio di istanze, in un lavoro di soli 73 minuti, è certamente un merito da ascrivere al documentario della regista francese, già presentato nelle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia 2024, e ora uscito in sala per Valtellina Distribuzione. Il film di Losier, infatti, prende le mosse da una precisa fase della carriera della cantante e performer canadese – icona femminista e queer dalla seconda metà degli anni ‘90, esponente di punta del genere electroclash con ormai un trentennio di carriera alle spalle – per mescolare la fotografia del presente con frammenti di passato pubblico e privato, fuori e dentro il palco; ne nasce una pregnante riflessione sul tempo che passa, sul significato di un corpo che invecchia in un contesto artistico che proprio della mostra del corpo – e delle sue varie, possibili modificazioni e/o decostruzioni – aveva fatto uno dei suoi elementi centrali, e su una reinterpretazione possibile dell’idea di punk (inteso come concetto, e orizzonte di senso, più che come genere musicale) in un decennio che ha visto modificarsi profondamente le coordinate di ciò che è più o meno conforme e più o meno accettabile, così come dell’idea stessa di provocazione.

Il corpo che non chiede il permesso

Peaches Goes Bananas, un momento del documentario di Marie Losier
Peaches Goes Bananas, un momento del documentario di Marie Losier

Il punk, inteso proprio come approccio e filosofia, permea fin dai suoi esordi la musica di Peaches (si era già, non dimentichiamolo, in un contesto di revival di certe sonorità/attitudini anni ‘80, che erano state un po’ messe in ombra dall’esplosione del Seattle Sound); e Peaches Goes Bananas, in questo senso, sembra innanzitutto volerne replicare (e celebrare) l’attitudine sporca e dirompente, la rottura dichiarata delle convenzioni – che siano quelle musicali, sessuali, di genere o di linguaggio cinematografico. Così, se le note iniziali di Vaginoplasty (tratta dall’album del 2015 Rub, ed eseguita dal vivo a Parigi nel tour che fornisce la principale base musicale del documentario) sono una sorta di “biglietto di ingresso” per lo spettatore nell’atmosfera del film, il successivo “rallentamento”, con l’intervista alla stessa Peaches sulle immagini di un set fotografico, è in realtà solo apparente; il corpo dell’artista off-stage, il suo immobilizzarsi in pose provocatorie che sembrano sfidare qualsiasi, semplicistico concetto di body positivity, le rughe e le imperfezioni in primo piano combinate a un volto che sembra voler, semplicemente, affermare se stesso senza chiedere il permesso, mantengono viva quella tensione (umana e artistica) che continuerà a permeare tutto il documentario. Una tensione che, per la sessantenne artista/icona, diventa qui più che mai generativa, permettendo a lei e al suo pubblico – quello della sua musica come quello del film stesso – di mantenere una basica, pulsante quanto potente sintonia.

La provocazione che vuole essere compresa

Peaches Goes Bananas, un'immagine di Peaches durante un'esibizione
Peaches Goes Bananas, un’immagine di Peaches durante un’esibizione

Una sintonia che – e anche in questo il documentario di Marie Losier è preciso e illuminante – va oltre la provocazione presa in sé; in questo senso è emblematico, e molto divertente, il racconto dell’interazione tra Peaches e un gruppo di fans nel camerino subito dopo un concerto, con le parole e le pose provocatorie assunte dalla comitiva e la risposta divertita, e un po’ canzonatoria, della cantante. L’esibizione sul palco, sembra sottolineare Peaches (e Losier con lei) è un momento catartico – di rottura delle convenzioni, comprese quelle del rock stesso – che brucia e si esaurisce nell’arco di tempo della sua durata, per poi trasformarsi (per chi è capace, e intenzionato, a coglierlo) in un vissuto più ampio e sfaccettato. Quel vissuto che in Peaches Goes Bananas viene messo in mostra dall’artista, davanti alla macchina da presa di Marie Losier, in modo generoso e a tratti disarmante, con una schiettezza – anch’essa molto punk, a ben vedere – che non porta quasi mai a chiedersi quanto di ciò che vediamo sullo schermo sia realtà colta direttamente e genuinamente, e quanto sia frutto di ricostruzione. Un “privato” (ma è riduttivo definirlo tale, vista l’urgenza che si coglie, da parte della cantante stessa, di portarlo sullo schermo) che oscilla anch’esso, disinvoltamente, tra passato e presente, mescolandosi e contaminandosi senza soluzione di continuità con la parte musicale.

Un dipinto punk

Peaches Goes Bananas, la cantante coi genitori in un'immagine del documentario
Peaches Goes Bananas, la cantante coi genitori in un’immagine del documentario

Parlando di Peaches Goes Bananas, e confrontandolo col quasi contemporaneo documentario Teaches of Peaches (entrambi i lavori sono usciti nel 2024) l’artista ha detto di considerare il film di Marie Losier “un dipinto, un ritratto” più che un vero e proprio documentario. Non fatichiamo a capire i motivi di questa definizione: il film di Losier, infatti, appare permeato tanto della personalità della cantante quanto – e forse soprattutto – dallo sguardo della regista, abile nell’adottare soluzioni di montaggio anche spregiudicate (specie nella resa delle esibizioni live) per poi lambire con grazia – e notevole rispetto – il racconto personale e autobiografico dell’artista. Così, si apprende dell’infanzia e adolescenza di Merril/Peaches, del suo essere nata in una famiglia di artisti, del suo persistente legame coi genitori (“sono felici del mio successo”, dice divertita, “anche se forse immaginavano che sarebbe arrivato in modo un po’ meno provocatorio”) e soprattutto del fortissimo legame con la sorella Suri, malata di sclerosi multipla e scomparsa nel 2020. Il tema del lutto (in qualche modo annunciato nella seconda parte del film, e preponderante nella frazione finale) aggiunge così un ulteriore livello di lettura a Peaches Goes Bananas, rafforzando il discorso sulla caducità del corpo ma anche quello sulla scelta di non nasconderla (fino alle estreme conseguenze) che accomunava le due sorelle. Perché anche questo, per parafrasare e riadattare un vecchio slogan, “it’s punk, baby”.

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Locandina

Peaches Goes Bananas, la locandina originale del documentario

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Scheda

Titolo originale: Peaches Goes Bananas
Regia: Marie Losier
Paese/anno: Belgio, Francia / 2024
Durata: 73’
Genere: Musicale, Documentario
Cast: Marlene Saldana, Peaches
Sceneggiatura: Marie Losier
Fotografia: Marie Losier, Jivko Darakchiev
Montaggio: Aël Dallier Vega
Produttore: Alice Lemaire, Carole Chassaing, Sébastien Andres
Casa di Produzione: Tamara Films, Michigan Films, Shelter Prod, Centre National du Cinéma et de L’image Animée (CNC)
Distribuzione: Produzioni Alberto Valtellina

Data di uscita: 19/03/2026

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Giornalista, critico cinematografico, saggista. Collaboro, o ho collaborato, con varie testate web e cartacee, tra cui (in ordine di tempo) L'Acchiappafilm, Movieplayer.it, Quinlan.it, Cineclandestino.it e Sul Palco. Dal 2018 al 2023 sono stato consulente per le rassegne psico-educative "Stelle Diverse" e "Aspie Saturday Film", organizzate dal centro di Roma CuoreMenteLab. Ho partecipato ai volumi collettivi "Le forme della violenza. Cinema e dintorni" (Edizioni Efesto, 2018), "Almanacco TUPS. Nuovi disturbi autistici" (LEM Libraria, 2022) e "La triade dell'autismo. Etica, epistemologia, attivismo" (LEM Libraria, 2024). Nel 2019 ho fondato il sito Asbury Movies, di cui sono editore e direttore responsabile.

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