LA LEGGE DEL PIÙ FURBO

LA LEGGE DEL PIÙ FURBO

Nell’ambito della retrospettiva con la quale il 44° Bergamo Film Meeting ha omaggiato il grande Louis de Funès, abbiamo potuto assistere alla proiezione di questo La legge del più furbo: una commedia, quella diretta da Yves Robert nel 1958, caratterizzata da una comicità tanto basica quanto trascinante, a tratti irresistibile. Un perfetto saggio di un cinema di intrattenimento che negli anni ‘50, in Francia come in Italia, sapeva fare breccia con gusto e mestiere nel cuore di larghe fasce di pubblico.

Baruffe da “strapaese”

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Nei giorni del 44° Bergamo Film Meeting l’immagine di Louis de Funès campeggiava ovunque. Ci si poteva facilmente imbattere nel suo faccione buffo e in quell’espressione vispa, furbetta, sia attraverso qualche locandina in strada che gustandosi la deliziosa sigletta del festival, quella riproposta in sala prima delle proiezioni. In compenso, non siamo riusciti a seguire la retrospettiva dedicata al grande attore francese come avremmo voluto, proprio per l’incredibile offerta della kermesse orobica. Siamo però felici di essere riusciti a recuperare sul grande schermo almeno La legge del più furbo (Ni vu, ni connu, 1958) di Yves Robert, uno dei film più datati della rassegna. Ed esempio di una comicità tanto basica quanto trascinante e a tratti irresistibile.

Per introdurlo degnamente ci appelliamo anche noi, sulla falsariga del catalogo di Bergamo Film Meeting, a un articolo pubblicato su Le Figaro del 28 aprile 1958 dal giornalista Louis Chavet: “Una farsa mai esagerata, quasi una satira che esercita un fascino sottile senza rinunciare a momenti di comicità esplosiva. C’è qualcosa di Jacques Tati in questa orchestrazione di gag campagnole e nel ritratto di personaggi piacevolmente burleschi. Louis de Funèstrova finalmente un ruolo di primo piano, all’altezza della sua personalità comica. Anzi, è il suo ruolo ideale. Il personaggio di Blaireau sembra esser stato creato apposta per lui. Sguardi taglienti, maliziosi e fulminei, un’energia irrefrenabile, l’arte di sottrarsi sbirciando di sottecchi il partner e una dizione deliziosamente originale (e cristallina). La perfetta corrispondenza tra il talento dell’attore e il suo personaggio”.

Dalla parte di Blaireau

La legge del più furbo, Louis de Funès in una sequenza del film
La legge del più furbo, Louis de Funès in una sequenza del film

Davvero centrato, in tale critica, il ritratto dell’interprete transalpino all’epoca in rapida ascesa, oltremodo lusinghiero il paragone con Jacques Tati. Ma chi è questo Blaireau? Un bracconiere sempre allegro. Il che rende simpaticamente inattuale, in tempi di “politically correct” pronto a fagocitare ogni cosa come il Nulla ne La storia infinita, la caratterizzare positiva di un simile personaggio. Siamo pronti a scommettere che oggi come oggi sarebbe difficile anche solo proporla, una sceneggiatura che porti a considerare con affetto e simpatia un provetto cacciatore, nonché pescatore di frodo, il quale per giunta si diverte un giorno sì e l’altro pure a violare la legge. La questione di fondo ovviamente va relativizzata e osservata da differenti angolazioni. Non soltanto perché vediamo duettare più volte l’eccentrico campagnolo col suo delizioso cagnetto, protagonista a sua volta di qualche gag memorabile, ma perché le stesse azioni indisciplinate dell’uomo, trasandato Robin Hood di provincia, vanno spesso a favore della collettività mettendo al contempo in crisi quell’ordine stantio e ipocrita assicurato nella sonnacchiosa cittadina francese dal sindaco, dal capo della gendarmeria e da altri notabili. Dietro la trama spesso infantile e i toni farseschi si scorgono insomma quegli intenti satirici, che, pur frenati dal bozzettismo di fondo, intaccano comunque l’esistente creando spazi di libertà.

Non è un caso che, preso quale punto fermo il talento davvero unico di Louis de Funès a.k.a. Blaireau, la fitta galleria di personaggi attorno a lui crei un microcosmo parimenti vivace e dalle dinamiche interne assai interessanti. Si va da carnascialeschi ribaltamenti della realtà, con la bizzarra prigione locale al cui interno si sta quasi meglio di come si vive fuori dal carcere, a quell’aurorale rapporto tra due giovani innamorati inizialmente ostacolato dalle circostanze e facilitato poi dalle temerarie, sconsiderate imprese dell’indiscusso mattatore comico, che per via di consimile canovaccio sa tanto di commedia dell’arte.

I lontani cugini di Peppone e Don Camillo

La legge del più furbo, Louis de Funès e Moustache in un momento del film
La legge del più furbo, Louis de Funès e Moustache in un momento del film

Non è certo un capolavoro, La legge del più furbo, ma una sceneggiatura ben congegnata e l’accorta regia di Yves Robert (qui al suo secondo lungometraggio, verranno poi titoli di successo come Il ritorno di Arsenio Lupin, La guerra dei bottoni e L’idolo della città con protagonista Marcello Mastroianni) ci riportano a quel collaudato cinema di intrattenimento che negli anni ’50 sapeva fare breccia nel cuore del pubblico. In Francia come in Italia, per quanto riguarda la commedia.

Anzi, se nel così articolato intreccio proviamo a isolare le scaramucce tra Blaireau e il Sindaco, ancor più quelle tra Blaireau e la goffa guardia forestale Paju (un divertentissimo Moustache, “spalla” giustissima per Louis de Funès), non è poi così azzardato individuarvi un clima da “Strapaese” non così distante da quello che caratterizzava da noi la rivalità tra Peppone (Gino Cervi) e Don Camillo (Fernandel); con echi un po’ più remoti, volendo, degli analoghi bisticci con al centro i personaggi incarnati di volta in volta da Totò e Peppino o da Totò e Aldo Fabrizi.

Locandina

La legge del più furbo, la locandina originale del film
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Scheda

Titolo originale: Ni vu, ni connu
Regia: Yves Robert
Paese/anno: Francia / 1958
Durata: 95’
Genere: Commedia
Cast: Claude Rich, Colette Ricard, Frédéric Duvallès, Jacques Couturier, Jean Bellanger, Jean-Marie Amato, Louis de Funès, Lucien Hubert, Madeleine Barbulée, Marc Blanchard, Moustache, Noëlle Adam, Paul Faivre, Pierre Mirat, Pierre Mondy, Pierre Stéphen, Robert Vattier, Roland Armontel, Sabine André
Sceneggiatura: Jean Marsan, Yves Robert, Jacques Celhay
Fotografia: Jacques Letellier
Montaggio: Gilbert Natot
Musiche: Jean Wiener
Produttore: Jules Borkon
Casa di Produzione: Champs-Élysées Productions
Distribuzione: International Motion Pictures

Trailer

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