LO STRANIERO
Ciò che immediatamente ci colpisce durante la visione di Lo straniero (tratto dall’omonimo romanzo di Albert Camus) è soprattutto quel curatissimo bianco e nero tanto caro a François Ozon, insieme a personaggi ora esteticamente impeccabili, ora “estremi” sia nel loro aspetto che nei loro comportamenti. Ma basterà tutto questo a rendere il presente lungometraggio un film “memorabile” o, comunque, più che soddisfacente?
Un’impresa rischiosa
Non è facile tradurre per immagini un grande classico della letteratura, rendendolo, al contempo, attuale, perfettamente in linea con l’epoca in cui viviamo. Non è facile, ma, quando l’operazione riesce, si possono ottenere risultati davvero soddisfacenti. A cimentarsi in tale ardua impresa, dunque, ha recentemente provato il cineasta francese François Ozon, che con il suo Lo straniero, presentato in anteprima mondiale in concorso alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia 2026 e ora in arrivo nelle sale di tutta Italia, si è rifatto, appunto, all’omonimo romanzo di Albert Camus, realizzato nel 1942. Proprio come nel 1967 aveva fatto il grande Luchino Visconti. Sarà riuscito, dunque, il regista di Parigi nei suoi intenti? Presto detto.
Nell’Algeria degli anni Trenta

La storia messa in scena in Lo straniero, come ben possiamo immaginare, è quella che conosciamo tutti. Ci troviamo appunto in Algeria, nel 1938. Il paese è attualmente occupato e gli arabi, a differenza dei francesi, non vedono quasi mai riconosciuti i loro diritti. Il giovane Mersault (impersonato da Benjamin Voisin) lavora qui come impiegato e vive le sue giornate quasi come se fosse un automa, senza provare apparentemente alcuna emozione, al punto da non versare nemmeno una lacrima al funerale di sua madre, continuando la propria vita come se nulla fosse e andando addirittura al cinema, il giorno successivo, con la giovane e affascinante Marie (Rebecca Marder). Le cose per lui cambiano improvvisamente quando, dopo essere stato coinvolto da un suo vicino di casa (Pierre Lottin) in una lite con un gruppo di algerini, egli si troverà a uccidere uno di loro in spiaggia.
Senza alcuna emotività

Mersault, dunque, è un personaggio indubbiamente meritevole d’attenzione. Totalmente privo di empatia, incapace di ogni seppur minimo slancio affettivo o passionale, il giovane sembra quasi compiere ogni azione per noia. E, a quanto pare, sembra essere proprio questa la sua vera colpa, come ci viene lasciato intuire anche nell’ambito del processo, dove, paradossalmente, il brutale omicidio in spiaggia sembra quasi passare in secondo piano. E se il nostro protagonista fosse, in realtà, anch’egli una vittima all’interno di un sistema in cui sembra non esserci più alcuna considerazione per l’essere umano in quanto tale?
Ieri come oggi

Partendo da tali riflessioni, dunque, ci rendiamo conto di come non sia stato troppo complicato per il nostro François Ozon attualizzare il discorso intrapreso da Camus, al fine di rendere questo suo Lo straniero particolarmente adatto anche ai tempi in cui viviamo. La storia (insieme a certe pericolose dinamiche) si ripete in continuazione. Questo è qualcosa che purtroppo abbiamo ormai già capito da tempo. E nel considerare l’operazione messa qui in atto ci rendiamo anche conto di come essa stessa non sia stata in tal senso particolarmente “complicata”. Ozon, volendo essere cattivi, nel cimentarsi con un’opera indubbiamente rischiosa, ha quasi preferito andare piuttosto sul sicuro.
L’estetica non basta

Eppure, nonostante tutto, il regista ci sa fare, quando si tratta di regalare al suo pubblico immagini visivamente accattivanti, insieme, nel complesso, a una messa in scena elegante e studiata fin nel minimo dettaglio. Ciò che immediatamente ci colpisce durante la visione di Lo straniero, infatti, è soprattutto quel curatissimo bianco e nero tanto caro al regista, insieme a personaggi ora esteticamente impeccabili (come lo stesso protagonista o la giovane Marie), ora “estremi” sia nel loro aspetto che nei loro comportamenti (come il vicino di casa solito maltrattare il proprio cane – a cui tiene, in realtà, più di ogni altra cosa – impersonato dal sempre ottimo Denis Lavant). Ma basterà tutto questo a rendere il presente lungometraggio un film “memorabile” o, comunque, più che soddisfacente? Purtroppo no. E infatti, pur impeccabile nella sua estetica e complessivamente fedele al romanzo originale, questo ultimo lavoro di Ozon tende a passare quasi in sordina, rischiando pericolosamente di venire dimenticato già poco tempo dopo la sua uscita in sala. Peccato.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: L’étranger
Regia: François Ozon
Paese/anno: Francia / 2025
Durata: 122’
Genere: Drammatico
Cast: Jean-Charles Clichet, Jean-Claude Bolle-Reddat, Pierre Lottin, Rebecca Marder, Swann Arlaud, Benjamin Voisin, Denis Déon, Denis Lavant, Mar Sodupe, Mireille Perrier, Nicolas Vaude, Théo Costa-Marini, Abderrahmane Dehkani, Benjamin Hicquel, Brahim Bihi, Christophe Malavoy, Christophe Vandevelde, Hajar Bouzaouit, Jean-Benoît Ugeux, Joël Cudennec, Jérôme Pouly, Noureddine Soutbani, Salim Benmoussa
Sceneggiatura: François Ozon, Philippe Piazzo
Fotografia: Manuel Dacosse
Montaggio: Clément Selitzki
Musiche: Fatima Al Qadiri
Produttore: François Ozon, Marie-Jeanne Pascal
Casa di Produzione: Scope Pictures, France Télévisions, Gaumont, FOZ, France 2 Cinema, Ciné+OCS, Cofinova 22, Macassar Productions, Cinémage 20, Cinéventure 11, Indéfilms 14
Distribuzione: BiM Distribuzione
Data di uscita: 02/04/2026

