THRASH – FURIA DALL’OCEANO
Tommy Wirkola mescola shark movie e disaster movie, con un’operazione sulla carta stuzzicante: il suo Thrash – Furia dall’oceano, ora disponibile su Netflix, è un b-movie rapido e complessivamente godibile, anche se resta un po’ di amaro in bocca sia per certe discutibili trovate narrative, che per un finale decisamente insoddisfacente.
Di uragani, squali e altre sciagure
All’inizio dell’estate, stando al calendario, mancano ancora un paio di mesi: eppure, proprio in questo tiepido (per ora) mese di aprile, Netflix ha inserito nel suo catalogo uno shark movie, sottogenere estivo per eccellenza, mai passato di moda. Gli abbonati alla piattaforma stanno tributando, un po’ a sorpresa, buonissimi risultati di visione a questo Thrash – Furia dall’oceano (le ultime statistiche lo danno addirittura al secondo posto tra i film netflixiani più visti), nuovo parto creativo di Tommy Wirkola che mescola il genere con quello del disaster movie; un risultato specularmente opposto a quello della critica, che si è mostrata fredda quanto non derisoria verso un film nato inizialmente sotto l’egida Sony – e pensato per la distribuzione cinematografica – e solo in seguito ceduto a Netflix, con ovvio ridimensionamento di ambizioni. Invero, vedendo il film di Wirkola (lo ricordiamo innanzitutto per il cult Dead Snow, e poi per il godibile action-horror natalizio Una notte violenta e silenziosa) viene innanzitutto da fare due considerazioni: da una parte, l’impressione immediata è quella di un dichiarato b-movie, che antepone il ritmo e le situazioni più basilarmente catartiche (punizione dei “cattivi” compresa) allo sviluppo di una narrazione e di personaggi credibili; dall’altra parte, comunque, viene da pensare che questo piccolo prodotto di genere, che non raggiunge l’ora e mezza di durata – fatto ormai più unico che raro, almeno per questo tipo di uscite – tutto sommato non avrebbe sfigurato in sala. Anzi, forse “slegato” dal contenitore-Netflix avrebbe persino rimediato qualche stroncatura in meno.
Trappole e predatori

L’idea di partenza di Thrash – Furia dall’oceano (sottotitolo italico un po’ superfluo, ma tant’è) fa venire subito in mente Sharknado e derivati, ma i contorni dell’operazione – e lo sviluppo del soggetto – sono ovviamente diversi: al centro della trama c’è la cittadina costiera di Annieville, nella Carolina del Sud, sulla quale sta per abbattersi “Henry”, uragano di Categoria 5 (la più violenta). Con tutte le strade di collegamento per la città bloccate, seguiamo separatamente le vicende di vari individui rimasti a fronteggiare l’imminente disastro: la giovane Dakota (Whitney Peak), sofferente di agorafobia dopo la recente morte di sua madre; l’impiegata Lisa (Phoebe Dynevor), incinta e trattenuta in città dal suo datore di lavoro, e per giunta in procinto di dare alla luce il suo bambino; Dale Edwards (Djimon Hounsou) ricercatore marino e zio di Dakota, che intuisce il pericolo ed è preoccupato per la sorte della nipote; e i tre adolescenti Dee, Ron e Will, orfani ospitati in una casa-famiglia retta da una coppia meschina e tirannica. L’inondazione seguita all’uragano, ancor più devastante delle previsioni, spazza via gli argini della città e provoca un effetto simile a quello di uno tsunami: sarà proprio l’elemento acquatico a far riunire tra loro i vari personaggi. Ma lo stesso elemento porterà con sé anche la minaccia di un famelico branco di squali toro, oltre a quella ancora più temibile di “Nellie”, un’enorme femmina di squalo bianco sulle cui tracce si era da tempo messo Dale.
Quando gli squali sanno farsi apprezzare

Bisogna riconoscere che, proprio considerati i suoi dichiarati contorni da b-movie (andando a sfrondare il termine di qualsiasi connotazione negativa) la “confezione” di Thrash – Furia dall’oceano è complessivamente soddisfacente; il film di Tommy Wirkola fa mostra di una regia che non lesina nella valorizzazione visiva della componente disaster (a cominciare dagli esterni pre- e post-uragano) e si appoggia a un bel montaggio serrato che gestisce bene l’alternanza tra i vari subplot. Tutto è molto rapido e contratto, gli stacchi bruschi sono la norma, e non c’è molto tempo per sviluppare i personaggi al di là dello stretto necessario; ma questo non è necessariamente un male, specie laddove i caratteri (e le loro rispettive fragilità) servono più che altro da pedine narrative, o come altrettanti dispositivi di identificazione basica e immediata. Se la componente più sanguinolenta e horror – ovviamente molto attesa, nel momento in cui entrano in scena gli squali – è in sé abbastanza controllata (stiamo pur sempre parlando di un prodotto destinato a un pubblico abbastanza ampio), comunque i mortali predatori si fanno apprezzare in misura sufficiente per le loro gesta “alimentari”; non manca qualche soddisfacente, catartico pasto di personaggi sgradevoli (evitiamo gli spoiler, anche se non ci vorrà molto ad arrivarci) e la stessa presenza dei predatori, in termini di tensione narrativa e visiva, regala anche qualche scena di ottima fattura (tutta la prima parentesi coi tre fratelli). Certo, si poteva giocare ancor più con l’effetto-moltiplicazione, viste le premesse: gli squali sono sulla carta tanti (almeno stando al radar della postazione di Dale) ma quelli che vediamo in azione sono effettivamente pochini. Pazienza.
Ma la conclusione delude

I veri limiti di Thrash – Furia dall’oceano stanno semmai altrove: da una parte, in una richiesta di sospensione dell’incredulità che, man mano che la storia procede, si fa sempre più ardua; dall’altra, non si può non evidenziare una conclusione insoddisfacente, oltre che affrettata e a sua volta illogica. Pare quasi che la sceneggiatura, incerta su come risolvere la vicenda, abbia voluto alla fine chiudere il tutto alla bell’e meglio, senza tanti riguardi per la coerenza e il concetto stesso di climax, aggiungendo un’ultima assurdità a un campionario (specie grazie alla seconda parte del film) già discretamente fornito. Se si può (in parte) “perdonare” un’assenza di credibilità che, già dichiarata in partenza, ha finito a sua volta per esondare e correre incontrollata lungo tutto il film, più difficile è farsi andar giù un finale come quello a cui abbiamo assistito, che annienta una delle premesse più stuzzicanti del film (anche qui: niente spoiler) e pare solo propedeutico a un possibile sequel. Pur senza sbarrare la strada a quest’ultimo, si poteva certo sforzarsi un tantino di più. Pazienza. Sarà per il prossimo uragano e/o per il prossimo squalo. Da solo o in branco.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: Thrash
Regia: Tommy Wirkola
Paese/anno: Stati Uniti, Australia / 2026
Durata: 86’
Genere: Horror, Thriller
Cast: Djimon Hounsou, Matt Nable, Tyler Coppin, Adam Dunn, Alyla Browne, Andrew Lees, Chai Hansen, Josh McConville, Phoebe Dynevor, Aaliyah Nginyo, Akosia Sabet, Amy Mathews, Annabel Mullion, Bert LaBonté, Costa D’Angelo, Dante Ubaldi, Elijah Ungvary, Gemma Dart, Jon Prasida, Sami Afuni, Sian Luxford, Stacy Clausen, Whitney Peak
Sceneggiatura: Tommy Wirkola
Fotografia: Matthew Weston
Montaggio: Jim Page, Martin Stoltz
Musiche: Dominic Lewis, Daniel Futcher
Produttore: Adam McKay, Kevin J. Messick, Tommy Wirkola, Hank Corwin
Casa di Produzione: Hyperobject Industries, Sony Pictures Releasing, Soundfirm
Distribuzione: Netflix
Data di uscita: 10/04/2026

