VLADIMIR
Creata da Julia May Jonas

Tratta da un romanzo di Julia May Jonas, che ha contribuito alla sceneggiatura, Vladimir è una serie che tocca più argomenti o, meglio, si muove su una superficie a strati: quello del desiderio sessuale, quello del mondo accademico (e degli ambienti progressisti in generale), quello dei rapporti familiari, ma, soprattutto, quello dell’accettazione di sé come mezzo di sopravvivenza al tempo che passa. Disponibile su Netflix.
L’ossessione che prende forma
Vladimir, diretta da diversi registi (Shari Springer Berman, Francesca Gregorini, Robert Pulcini e Josephine Bornebusch), è una serie che affronta diverse tematiche, anche se quella principale, il vero e proprio scheletro della storia, è l’attrazione di una docente universitaria che ha passato i cinquant’anni (una Rachel Weisz che non ha nulla da invidiare alle colleghe più giovani) per un collega quasi trentenne appena arrivato: Vladimir. La protagonista, il cui nome non viene svelato se non con l’iniziale “M” è sposata con John (John Slattery) da molti anni e ha una figlia ventisettenne, Sid (Ellen Robertson), bisessuale e altalenante sulle sue relazioni. La vita di M è da tempo a dura prova, in quanto il marito, docente come lei, è sotto processo per molestie sessuali nei confronti di alcune ex allieve. In tutto questo, per M è subentrata una crisi di mezza età e l’arrivo di Vladimir le ha risvegliato sensazioni che credeva di aver “appeso al chiodo”. Il giovane, sposato con una collega della stessa università e padre di una bambina, si mostra fin da subito gentile, presente, amichevole e rispettoso ed M inizia a nutrire fantasie sessuali, sia in sua presenza sia nei momenti di solitudine. Tutto ciò sfocia in una progressiva ossessione, che avrà conseguenze.
Il desiderio come rinascita

In Vladimir, il desiderio si dipana nell’arco degli episodi in modo sottile, arrivando, verso la fine, a confondersi con la realtà e con derive inaspettate. Si configura, quindi, come un susseguirsi di fantasie realistiche, spontanee e, se ci si aspettano atmosfere da romanzo di E.L. James, siamo, fortunatamente, fuori strada. L’attrazione per Vladimir è come una risposta a una frattura più profonda, che riguarda non solo la crisi personale “esterna” (legata allo scandalo in cui è coinvolto John), ma anche quella legata al suo sentirsi ancora donna cercata, desiderata. Un fenomeno, questo, che coinvolge tantissime donne sopra i quaranta o cinquant’anni, spesso stigmatizzate per il voler ancora sentirsi piacenti, specie da parte di uomini più giovani. Se John non ha nessun imbarazzo nella colpevolizzazione di aver sedotto allieve (cosa non tanto velatamente accettata al livello sociale, come spesso avviene per l’uomo maturo in coppia con la donna molto giovane), M deve tenere dentro di sé questa crescente ossessione, nonostante il suo matrimonio sia sempre stato concepito come “libero”, per la stessa ammissione sua e di John. L’attrazione che M sviluppa nei confronti di Vladimir non riguarda tanto lui come individuo, quanto ciò che rappresenta: una possibilità di riscrittura del sé, un ritorno a una vitalità percepita come perduta e, soprattutto, la rottura del tabù “donna matura con uomo giovane”, tuttora stigmatizzato a livello sociale in ogni parte del mondo. In questo senso, il desiderio assume una funzione ribelle, oltre che compensatoria, diventando il tentativo di rallentare il tempo che passa. È proprio in questa ambiguità che la serie trova uno dei suoi punti più interessanti, mostrando come ciò che appare come impulso possa in realtà nascondere una crisi identitaria più ampia e irrisolta.
Il mondo accademico e le sue storture

Accanto alla dimensione più intima, Vladimir costruisce anche una riflessione piuttosto esplicita sul mondo accademico e, più in generale, su certi ambienti progressisti. Se da un lato ne estremizza alcuni tratti attraverso un registro ironico, dall’altro ne mette in luce le contraddizioni, senza mai affondare completamente il colpo. L’università in cui insegna M, luogo accogliente, moderno e in stile brutalista, è, in realtà, il contenitore di ipocrisie, abitato da figure quasi archetipiche: la collega pettegola, il collega ex amante, il nuovo arrivato con la moglie divisa tra carriera e maternità. Appare, quindi, come uno spazio che si definisce aperto e consapevole, ma che nei fatti rivela crepe profonde. Il caso di John e delle sue allieve è uno scandalo proiettato più sulle vittime che sull’accusato, docente sostanzialmente intoccabile. Viene, così, assorbito e quasi normalizzato all’interno di un sistema che sembra più interessato a preservare sé stesso. A pagarne le conseguenze rischia di essere M, moglie di un fedifrago e percepita come docente fin troppo non convenzionale. In questo contesto, anche altre dinamiche familiari finiscono per riflettere la stessa instabilità. La figlia Sid, alle prese con una relazione con un’altra ragazza e che non riesce a definire fino in fondo, incarna una forma diversa di incertezza, più generazionale, ma non meno significativa. La sua difficoltà nel prendere posizione è un elemento di ulteriore tensione nella vita di M.
Cosa funziona e cosa no di Vladimir

In Vladimir emerge un quadro complessivo in cui la presunta apertura sociale di impronta accademica e progressista convive con zone d’ombra e ambiguità, restituendo l’immagine di un sistema capace di accogliere e, al contempo, di svuotare di senso le stesse dinamiche che dovrebbe mettere in discussione. A funzionare è soprattutto la costruzione del desiderio: fantasie semplici, realistiche, mai estreme, che restituiscono il bisogno di leggerezza e il tentativo di riappropriarsi di una dimensione di piacere e vitalità attraverso lo sguardo di un uomo più giovane. Funziona anche il contrasto tra l’aura di intoccabilità di John e quella, fragile e continuamente esposta, di M, a sottolineare quanto il patriarcato resti saldo anche in ambienti dichiaratamente non conservatori. Meno convincente risulta, invece, il confine volutamente labile tra realtà e fantasia, che, se da un lato punta a creare ambiguità, dall’altro rischia di disorientare gli spettatori, più che coinvolgere davvero. Inoltre, il tema del desiderio femminile in età matura, seppur centrale, avrebbe potuto essere approfondito con maggiore incisività, soprattutto in relazione a un immaginario sociale che continua a concedere molto più spazio alla libertà maschile rispetto a quella femminile. Infine, il nome Vladimir è un chiaro riferimento a Vladimir Nabokov, autore del celebre romanzo Lolita. Quasi come a sovvertire quel canone letterario dell’uomo maturo che perde la testa per una ragazzina.
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Scheda
Titolo originale: Vladimir
Creata da: Julia May Jonas
Regia: Francesca Gregorini, Shari Springer Berman, Robert Pulcini, Josephine Bornebusch
Paese/anno: Stati Uniti / 2026
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Jessica Henwick, Rachel Weisz, Leo Woodall, John Slattery, Mallori Johnson, Matt Walsh, Subhash Santosh, Alexandra Rada, Brielle Jurksztowicz, Caroline Vartanian, Dani Pagliarello, Elisa Moolecherry, Ellen Robertson, Hinta Chambers, Illahi Rayani, Kari Matchett, Kayli Carter, Louise Lambert, Matthew Trueman, Milton Barnes, Miriam Silverman, Nasim Ramirez, Tattiawna Jones
Sceneggiatura: Matthew Capodicasa, Julia May Jonas, Colette Burson, Susan Soon He Stanton, Jeanie Bergen
Fotografia: Tim Orr, François Dagenais
Montaggio: Tim Streeto, Ken Eluto, John Grenham, Meg Reticker
Musiche: Tim Phillips
Produttore: Chris Pavoni, Radha Subramaniam, Serrantos Madimenos
Casa di Produzione: 20th Television, Merman, Astral Projection, Small Dog Picture Company
Distribuzione: Netflix
Data di uscita: 05/03/2026
