TESTAMENTS

TESTAMENTS

Dalla sezione Visti da vicino del Bergamo Film Meeting 2026, Testaments è un documentario di impronta decisamente anarcoide, spregiudicata, situazionista: nel rincorrere l'urna con le ceneri di un poeta scomparso da anni, il lettone Anatols Imermanis, il regista Jānis Ābele non si limita a rievocarne l'intenso percorso biografico ma lo eleva a simbolo di un personalissimo anelito libertario.

Le ceneri del poeta

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Dal pressoché inesauribile serbatoio di buon cinema rappresentato anche quest’anno, al Bergamo Film Meeting, dalla sezione Visti da vicino, abbiamo volentieri ripescato un film che potrebbe anche ambire al ruolo di ipotetico “epitaffio” della rassegna, visto il tema, se non fosse per il fatto che di ambientazioni cimiteriali ne abbiamo già viste altrove, ad esempio nel toccante e delicatissimo Those Who Watch Over di Karima Saïdi.

Diversissimi comunque i toni di Testaments (The Last Will, 2025), documentario d’impronta decisamente anarcoide, spregiudicata, situazionista, che nel rincorrere l’urna con le ceneri di un poeta scomparso da anni, il lettone Anatols Imermanis, non si limita a rievocarne l’intenso percorso biografico ma lo eleva a simbolo di un personalissimo anelito libertario. Tra Eros e Thanatos, è proprio il caso di dire.

Esteta ed erotomane

Testaments, un momento del documentario di Janis Abele
Testaments, un momento del documentario di Janis Abele

Giovane cineasta lettone attivo finora sia nella ricerca documentaria che nel cinema di finzione, Jānis Ābele si è mosso da par suo per assicurare a tale lavoro una forma spigliata, dinamica, per niente omologata. I filmati di repertorio si sovrappongono in modo sornione con ricostruzioni ambientali alquanto naïf e con una ancor più insolita detection: ci si ritrova infatti a pedinare, passo passo, un poeta contemporaneo fermamente determinato a ritrovare gli “amabili resti” del collega Anatols Imermanis, il quale un tempo aveva espresso il desiderio, malauguratamente non esaudito post mortem, che le proprie ceneri venissero dionisiacamente disperse nei quartieri a luci rosse di quella Parigi, che non ha mai potuto visitare da vivo. Come a sublimare quelle inclinazioni da convinto erotomane e da spirito non conformista, esibite per gran parte della sua vita. Finanche in quei versi, talora licenziosi, che se costui non avesse avuto fama di simpatizzante socialista in gioventù, difficilmente le autorità sovietiche gli avrebbero concesso di pubblicare. Coi proverbiali “Bacco, Tabacco e Venere” a guidarne l’ispirazione.

Forgive me, Love, for betraying you / Love, so violated, so pure / Certainly, artificial flowers don’t wither / Ours did, so it was real, be sure /So far that it was dangerous to he mind / So close that it burns the flesh / For me, already half burned / There was a single resort / I got Judas’ share from many women combined / I enjoyed them with no pleasure, no moderation / It didn’t burn, didn’t kill / A sunshine for body and shade for the mind / Forgive me, love / I hope to be forgiven / Don’t call me back / You scare me / Forgive me for Wallowing in artificial flowers / Forgive me / for keeping the real one in dreams”: questi, tradotti in inglese, sono alcuni dei versi amorosi da lui pubblicati e riportati nel film, altri – di volta in volta più taglienti o più malinconici – li si può ascoltare durante tutto l’arco narrativo, per bocca di personaggi inseriti in suggestive e ammiccanti cornici.

Dalla Lettonia alla Francia

Testaments, una sequenza del documentario di Janis Abele
Testaments, una sequenza del documentario di Janis Abele

Con frequenti tappe nelle sedi dell’Unione degli Scrittori dove Imermanis aveva sostato più a lungo, in Lettonia, l’arzigogolata detection di Testaments conduce infine, tra sketch farseschi messi in scena ai giorni nostri e più accorati ma sempre disinvolti ricordi del protagonista stesso, al ritrovamento dell’urna con le ceneri. Lo scrittore baltico appare perciò destinato a compiere la tanto desiderata trasferta francese a parecchi anni dalla sua morte.

L’ultimissima parte del film diviene così un brillante detour parigino, alla ricerca dei luoghi più adatti a disperdere le ceneri di quell’uomo, di quell’artista, che nel suo smodato amore per l’eros così poco si era curato delle convenzioni sociali; ed è forse questo il segmento più brillante del documentario, laddove pur continuando a tenere banco la presenza/assenza del defunto, l’obiettivo della videocamera si poggia volentieri su una Parigi andata impietosamente incontro a svariati cambiamenti, in questi decenni. L’incontro con anziane prostitute e con una varia umanità fa del resto riaffiorare quell’aura Bohémienne raccolta intorno ai bordelli, ai locali equivoci, ai cabaret meno castigati, la cui progressiva scomparsa ha portato in tempi recenti a una “normalizzazione” di certi quartieri che al nostro Imermanis, ne siamo sicuri, non sarebbe piaciuta un granché.

Locandina

Testaments, la locandina del film di Janis Abele
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Scheda

Titolo originale: The Last Will
Regia: Janis Abele
Paese/anno: Lettonia / 2025
Durata: 73’
Genere: Documentario
Cast: Aleksandrs Zapols, Gunars Binde, Guntars Godins, Janis Jonevs, Janis Rokpelnis, Knuts Skujenieks, Matthias Knoll
Sceneggiatura: Janis Jonevs
Fotografia: Toms Skele
Montaggio: Andris Grants
Produttore: Janis Abele, Guntis Trekteris, Dita Birkensteina
Casa di Produzione: Chaland Films, Ego Media

Trailer

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