THE LONG WALK
Uscito nelle nostre sale in sordina, oltre che in netto ritardo, The Long Walk adatta con intelligenza e consapevolezza un romanzo dello Stephen King più cupo e distopico: il risultato è un teso, crudele road movie, attraverso il quale Francis Lawrence rivolta e problematizza quel filone young adult che lui stesso aveva contribuito a lanciare.
Verso un oscuro traguardo
Quello di The Long Walk è stato un caso di “amnesia” abbastanza singolare, per la distribuzione italiana: produzione medio/grande ispirata a un romanzo di Stephen King, con la regia dell’esperto Francis Lawrence, e un cast giovane ma tutt’altro che anonimo (il protagonista Cooper Hoffman, figlio del compianto Philip Seymour, l’avevamo già visto in Licorice Pizza di Paul Thomas Anderson, mentre il villain è interpretato da Mark Hamill), il film era uscito negli USA lo scorso settembre, per approdare solo ora, oltre sette mesi dopo, nelle sale italiane. Nel frattempo, le copie piratate, perlopiù di ottima qualità, che hanno inevitabilmente iniziato a circolare in rete, hanno pesantemente diminuito il potenziale commerciale del film, uscito infine a primavera inoltrata e abbastanza in sordina. Questa scarsa lungimiranza verso un prodotto dall’indubbio potenziale commerciale, si affianca all’altra curiosa circostanza, quella per cui un romanzo come La lunga marcia (storia distopica per eccellenza, che King pubblicò nel 1979 con lo pseudonimo di Richard Bachman) non era ancora stata adattata per il grande schermo; questo, a dispetto dei vari tentativi e i progetti abortiti nel corso dei decenni – tra cui spiccano, in ordine, quelli di George A. Romero e Frank Darabont. Il cupo, allucinato romanzo firmato King/Bachman, ambientato dopo la sconfitta degli Stati Uniti in un imprecisato conflitto globale (che l’autore lasciava intendere essere stata una specie di versione alternativa della Seconda Guerra Mondiale) arriva al cinema quasi un cinquantennio dopo la sua apparizione in libreria: e ci arriva, va detto, in un contesto geopolitico e sociale perfettamente adeguato per coglierne le (fosche) suggestioni. Oggi ancor più di allora.
Ne resterà soltanto uno. Prima o poi.

Il contesto è proprio quello di una marcia: una letale competizione destinata a persone giovani o giovanissime (anche se l’età, qui, sembra essere stata alzata sensibilmente rispetto agli adolescenti del romanzo) organizzata dal sadico, tirannico “Maggiore” (interpretato da Mark Hamill) per forgiare il carattere delle nuove generazioni in tempo di crisi economica, e dare così un esempio di patriottismo alla nazione. Il premio in palio è una larghissima somma di denaro, oltre alla soddisfazione di un singolo desiderio espresso dal vincitore; costui sarà l’unico che sarà riuscito a resistere a oltranza, dopo il “congedo” comminato ai concorrenti che si saranno arresi. Un congedo che implica la fucilazione sul posto, giunta dopo tre ammonizioni consecutive per coloro che scendono sotto l’andatura di 3 miglia orarie. Raymond “Ray” Garraty (il già citato Cooper Hoffman), iscrittosi alla gara nonostante i disperati tentativi di dissuasione di sua madre, fa amicizia con alcuni altri tra i cinquanta giovani partecipanti, uno per ogni stato: tra questi, l’altruista, empatico Peter McVries (David Jonsson), l’estroverso e vulcanico Hank Olson (Ben Wang), il religioso ma sboccato Art Baker (Tut Nyuot). Nonostante la posta in palio e il carattere mortale della competizione, i legami si rinsaldano man mano che i chilometri e la fatica crescono, mentre il fisico inizia a cedere; intanto, cominciano ad accumularsi i sanguinosi “congedi”, comminati dai militari che seguono la marcia sui loro automezzi – mentre allo sfinimento fisico si somma, per Ray e gli altri, il progressivo deterioramento dello stato psichico. Ma la fine sembra ben lungi dal profilarsi all’orizzonte.
Keep walking

Viene quasi naturale accostare un’operazione come quella di questo The Long Walk al quasi contemporaneo The Running Man di Edgar Wright (arrivato nelle nostre sale con ben altra rapidità), che a sua volta rileggeva il King/Bachman più disperato e distopico. Eppure, le affinità superficiali restano, appunto, soltanto tali: laddove Wright – coerente, in questo, col suo percorso autoriale – puntava sul parossismo e sul consapevole sberleffo, senza per questo tradire lo spirito dell’opera originale, Francis Lawrence sceglie di essere più filologico rispetto alla sua fonte: questo non significa il rispetto alla lettera del romanzo – che per sua natura non poteva essere tradotto in immagini tal quale – ma l’intelligente sfrondamento di personaggi e situazioni, allo scopo di cogliere il nucleo portante del discorso, tematico e narrativo, che emergeva dall’opera di King. Un nucleo improntato a un nichilismo radicale e apparentemente privo di vie d’uscita, che in fondo si sposa bene con l’idea di una competizione che è violenta in nuce, in modo diverso da quelle a cui siamo stati abituati negli ultimi anni; nonostante Lawrence abbia legato la sua popolarità alla saga degli Hunger Games, il tipo di crudeltà del concept di The Long Walk è insieme più profondo e più subdolo. Abituati agli scontri all’ultimo sangue degli young adult cinematografici e televisivi degli ultimi decenni (dai classici come l’apripista Battle Royale di Kinji Fukasaku, a blockbuster seriali quali Squid Game) siamo favorevolmente colpiti dai tempi dilatati, dalla ricercata enfasi sulla consunzione fisica e psichica, dal senso di solidarietà impossibile e masochista – eppure così necessario, e inevitabile – che si crea tra i personaggi. Un’allegoria che, al suo dichiarato carattere politico, affianca quello disperato e nichilista – probabilmente non alieno a un King giovane, e all’epoca in lotta con alcolismo e dipendenze – di una visione della vita improntata a un keep walking che è più inerzia e sofferta necessità che reale scelta, ben conscio dell’oscurità che attende alla fine del tragitto.
Ma nessuno si salva (davvero) da solo

E allora, laddove lo young adult classico mette in scena senza remore lo scontro tra i corpi (in qualche modo neutralizzandone, o comunque attenuandone fortemente, il potenziale disturbante), una storia come quella di The Long Walk procede invece per accumuli di tensione e minacciosi rinvii, rotti da improvvise accelerazioni e impennate di violenza (le uccisioni dei concorrenti sfiniti o infortunati, le liti tra gli stessi partecipanti) che periodicamente fanno mostra reale dell’orrore; e lo fanno promettendo continuamente (e minacciando) l’accumulo e il culmine, in un climax inevitabilmente privo di effetto catartico. In questo, la regia di Francis Lawrence si adatta bene alle necessità narrative, “facendosi da parte” e lasciando parlare volti e corpi sempre più consunti, oltre a un paesaggio che ha mutato definitivamente in incubo il sogno americano on the road, quello che (da Steinbeck a Springsteen, passando per Kerouac) prometteva libertà e redenzione su strade in parte fisiche, in parte fantastiche e fantasticate. Eppure, sembra(va) già dirci King – e Lawrence con lui – l’individualismo libertario di chi si mette in viaggio sfidando se stesso – anche nella versione più nichilista e disperata come quella qui messa in scena – non può che tendere “naturalmente” alla costituzione di comunità e solidarietà. Malgrado tutto. E, in questo senso, può assumere una luce nuova anche il già molto discusso finale del film, certo problematico e per certi versi discutibile, ma comunque più ambiguo e meno scontato di quanto non possa apparire a prima vista. Anch’esso, a ben vedere, fedele al concetto della storia originale, più che alla lettera.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: The Long Walk
Regia: Francis Lawrence
Paese/anno: Stati Uniti, Canada / 2025
Durata: 108’
Genere: Drammatico, Fantascienza, Thriller
Cast: Mark Hamill, Charlie Plummer, Judy Greer, Adam Hurtig, Gabriel Daniels, Marina Stephenson Kerr, Cooper Hoffman, David Jonsson, Joshua Odjick, Roman Griffin Davis, Athena Barten, Ben Wang, Cameron MacConomy, Dale Neri, Daymon Wrightly, Emmanuel Oderemi, Garrett Wareing, Jack Giffin, Jordan Gonzalez, Josh Hamilton, Keenan Lehmann, Leo King, Noah de Mel, Ruger Red Barnes, Samuel Clark, Teagan Stark, Thamela Mpumlwana, Tut Nyuot
Sceneggiatura: JT Mollner
Fotografia: Jo Willems
Montaggio: Mark Yoshikawa, Peggy Eghbalian
Musiche: Jeremiah Fraites, Mark Yoshikawa
Produttore: Steven Schneider, Roy Lee, Rhonda Baker, Cameron MacConomy, Francis Lawrence, Hadie DeJesus, Ellen Rutter, Carrie Wilkins
Casa di Produzione: LionsGate, Vertigo Entertainment, Media Capital Technologies, Manitoba Film and Video Tax Credit Program, about:blank
Distribuzione: Adler Entertainment
Data di uscita: 23/04/2026

