MILLENNIUM ACTRESS
di Satoshi Kon

Secondo film di Satoshi Kon, primo basato su un soggetto originale del regista, Millennium Actress viene distribuito per la prima volta nelle sale italiane in occasione del venticinquennale della sua uscita originale, in un’uscita-evento prevista per le giornate dell’11, 12 e 13 maggio. Un’occasione per vedere o rivedere un’opera straordinaria nel suo rendere omaggio al cinema e alla storia del suo paese, capace di unire la forza del mito all’inventiva lirica di un grande cineasta.
Il viaggio di Chiyoko
Ammettiamolo pure: la pratica delle re-release in sala di vecchi film, spesso organizzate nella forma di “eventi” di poche giornate a celebrare questo o quell’anniversario, è da tempo sfuggita di mano. Una considerazione, questa, che viene quasi spontanea, e che evidenzia spesso scarsa lungimiranza e capacità di osare, da parte di molti dei distributori che operano in questa specifica congiuntura storica; ciò vista anche la quantità di opere indipendenti (e non) che restano invece inedite nel nostro mercato, finendo ad alimentare direttamente il circuito dello streaming, o in alternativa arrivano fuori tempo massimo, “depotenziate” dalla pirateria (si veda il caso del recente The Long Walk). Tuttavia, quando si tratta di opere come questo Millennium Actress, secondo lavoro da regista del compianto Satoshi Kon, questo tipo di considerazioni passano in secondo piano. Anzi, dopo la visione – o la re-visione – del film del grande cineasta giapponese, scomparso prematuramente nel 2010, viene proprio voglia di accantonare qualsiasi considerazione di questo tipo, e dire: meglio così. Anche perché il film di Kon, uscito originariamente in patria nel 2001 (quattro anni dopo il successo di Perfect Blue) era stato finora visibile in Italia solo in home video e in streaming – al netto di alcune, meritevoli proiezioni festivaliere (tra cui quella del Future Film Festival di Bologna). E allora, dopo i ritorni in sala, risalenti allo scorso anno, di Paprika – Sognando un sogno e Tokyo Godfathers, e quello di poco precedente di Perfect Blue, ben venga quindi l’approdo al cinema (pur breve, limitato nello specifico alle giornate dell’11, 12 e 13 maggio) di un film come Millennium Actress. Anche perché, e qui chi scrive deve fare coming out, questa è stata per noi la sua prima visione in assoluto. Mea culpa, come si dice (e qui abbandoniamo momentaneamente il plurale, che il latino non è materia nostra), specie per chi si interessa usualmente di cinema; ma per fortuna, aggiungiamo, che l’incontro è avvenuto in sala.
Un viaggio meraviglioso e destabilizzante

Il plot del film di Kon, il primo basato su un soggetto originale del regista, si articola di nuovo intorno a un set cinematografico (anzi, a più set che si succedono nel tempo), oltre che alla deliberata confusione e contaminazione tra cinema e realtà. Protagonista ne è di nuovo un’attrice, stavolta colta nella fase diametralmente opposta a quella dell’eroina di Perfect Blue: Chiyoko Fujiwara, già star del cinema nipponico degli anni del secondo dopoguerra, si è ritirata da un trentennio a vita privata, lasciando la recitazione proprio quando era all’apice del successo. Mentre i leggendari Ginei Studios, teatro di tante sue interpretazioni, stanno per essere demoliti, il documentarista Genya Tachibana e il suo cameramen, Kyoji Ida fanno visita alla solitaria attrice, che ha accettato di concedere loro un’intervista. Ma Genya, da sempre grande fan di Chiyoko, ha anche un altro obiettivo, più personale: quello di restituire alla sua beniamina un oggetto venuto in suo possesso tanti anni prima, che lega misteriosamente e saldamente i destini dei due. L’intervista all’anziana star, presto, si trasforma in un incredibile, destabilizzante viaggio metacinematografico tra le epoche e i set, col filo conduttore di un’inesausta, disperata ricerca protrattasi attraverso i decenni.
Il cerchio che (non) si chiude

Destabilizza e meraviglia, prima di ogni altra cosa, un film come Millennium Actress; anche (e forse soprattutto, viste le visioni decisamente più “pacificate” a cui ci siamo nel frattempo abituati) a un venticinquennio dalla sua prima uscita. Se l’estro visivo di Satoshi Kon era già riconoscibile in Perfect Blue (pur nel contenitore di un thriller psicologico che partiva dai modelli di Alfred Hitchcock e Dario Argento) qui il talento del regista si libera dai legacci di qualsiasi, pur ampia, classificazione di genere; e lo fa correndo in modo disinvolto tra epoche, filoni cinematografici, eventi storici, rimandi politici e suggestioni filosofiche. La dimensione del viaggio, meraviglioso e terribile insieme, informa tutto l’arco narrativo della protagonista Chiyoko – e quello parallelo, altrettanto rilevante, di Genya – riassunto da quelle sequenze di vecchi film poste sui titoli di testa di cui al momento non comprendiamo il senso; ma che accettiamo altresì come indizi (o briciole di pane) sapientemente disseminati sul percorso, in modo preventivo, dal regista. Perché il viaggio di Chiyoko è circolare, piuttosto che lineare, e scava nel profondo – della vita dell’anziana attrice, ma anche del cinema e della cultura giapponesi tout court della seconda metà del XX secolo – proprio mentre il suo respiro si fa epico, si bagna di melodramma e assume la coloritura del mito. Un doppio movimento che permette a chi guarda di perdersi, abbandonando gradualmente (come preso per mano) la dimensione razionale del racconto biografico, per abbracciare quella del mito archetipico, di una memoria da mettere al sicuro e valorizzare, di una riconciliazione col passato da portare finalmente a termine. Laddove, anni dopo, il già citato Paprika – Sognando un sogno ci avrebbe introdotto con veemenza ben maggiore nell’universo onirico e poetico di Satoshi Kon, qui il regista piuttosto ci accarezza, promettendoci una storia che saremo in grado di riconoscere e com-prendere, e invitandoci ad abbassare le difese della razionalità.
Ma ci sono altri mondi, oltre a questi

Il risultato è potentissimo, di una ricchezza visiva quasi ubriacante ma, contemporaneamente, di invidiabile lucidità e coerenza: i cambi repentini di registro e di set(ting) spazio/temporale, gli sconfinamenti e i ritorni tra sogno, cinema e realtà, le zone liminali e la contemporanea capacità di mandare avanti il racconto senza ridondanze; è raro, nel cinema di ieri come in quello di oggi, vedere all’opera una tale inventiva unita a tanto rigore nella scansione della narrazione, una capacità tanto limpida di sondare le profondità del desiderio, del rimpianto e di una memoria non pacificata, senza perdere nulla in fatto di impatto emozionale. Una costruzione che non esclude i frequenti puntelli di humour (espressi soprattutto dal personaggio di Genya e dal suo assistente), anch’essi perfettamente funzionali al procedere della narrazione, ben lontani dalla mera funzione di comic relief. Abbiamo parlato di struttura circolare e di “memoria non pacificata”, descrivendo l’architettura narrativa del film di Kon: siamo consapevoli che queste espressioni sono insufficienti per rendere la complessità (di temi) e la contemporanea limpidezza (narrativa) di un’opera come Millennium Actress: tuttavia, il regista sembra volerci dire chiaramente, qui, che il percorso circolare che abbiamo intrapreso – e che, come in ogni mito che si rispetti, vede i personaggi, e noi fruitori, trasformati rispetto alla partenza – può fare da trampolino di lancio (letterale) per una nuova entusiasmante quest, per un uscio ancora da aprire, per altre meraviglie promesse – e che infatti arriveranno. Purtroppo in misura minore a ciò che sarebbe stato lecito, e giusto, attendersi. Viene proprio da dirlo: cosa abbiamo perso.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: Sennen joyû
Regia: Satoshi Kon
Paese/anno: Giappone / 2001
Durata: 87’
Genere: Drammatico, Animazione, Sentimentale, Fantastico
Cast: Kôichi Yamadera, Mami Koyama, Tomie Kataoka, Fumiko Orikasa, Hirotaka Suzuoki, Hisako Kyôda, Kan Tokumaru, Masamichi Satô, Masane Tsukayama, Masaya Onosaka, Miyoko Shôji, Shôko Tsuda, Shôzô Îzuka, Takkô Ishimori
Sceneggiatura: Satoshi Kon, Sadayuki Murai
Fotografia: Hisao Shirai
Montaggio: Satoshi Terauchi
Musiche: Susumu Hirasawa
Produttore: Tarô Maki
Casa di Produzione: WOWOW, Bandai Visual Company, Chiyoko Commitee, Genco, Madhouse, Kadokawa Shoten Publishing Co.
Distribuzione: Plaion Pictures
Data di uscita: 11/05/2026
