ANDRAI ALL’INFERNO
Creata da Manaka Monaka

Diretta da Norichika Oba e Tomoyuki Takimoto, Andrai all’inferno è una serie in nove puntate sulla vita di Kazuko Hosoki, famosa veggente giapponese che ha vissuto un’esistenza partita dalle macerie del secondo dopoguerra, passando per i rapporti con il malaffare, la yakuza, fino ad arrivare a conquistare un pubblico vastissimo con presunte divinazioni. Dall’infanzia in estrema povertà fino all’età matura, fatta di ricchezza e venerazione, l’ascesa di una donna “che si è fatta da sé” anche attraverso cinismo, delusioni e sottili rivincite verso la rigida e contraddittoria società nipponica. Disponibile su Netflix.
La controversa vita di Kazuko Hosoki, donna che “si è fatta da sé”
Andrai all’inferno è una serie in nove episodi (della durata di circa un’ora ciascuno) che raccontano la vita di Kazuko Hosoki, diventata una star televisiva grazie alle sue pratiche divinatorie. La trama della serie Netflix segue due filoni paralleli: la vita della Hosoki, sin dall’infanzia, e il progetto letterario della scrittrice Minori Uozumi, che, a partire dal 2005, ne vuole scrivere la biografia in forma di romanzo. La Uozumi, madre single e reduce da un faticoso divorzio, instaura un contatto proprio con la Hosoki, spinta dal desiderio di comprendere davvero la donna dietro il personaggio pubblico. Nel corso degli episodi, vediamo una Hosoki (prima bambina e in estrema povertà nonché difficoltà di sopravvivenza, poi giovane donna che cerca il suo posto nel mondo) che mostra costantemente un carattere determinato, specie quando, da semplice intrattenitrice nei locali di Ginza, inizia a gestirne alcuni, finché non ne apre di suoi, inserendo amici e parenti come collaboratori. Ma l’ambizione e la voglia di fare carriera (e, soprattutto, tanti soldi) la spingono oltre, facendola venire a contatto con truffatori e malavitosi della yakuza, la celeberrima mafia nipponica. Progressivamente, la serie lascia emergere le contraddizioni, le ferite e le ambizioni che contribuiranno alla costruzione della futura veggente televisiva.
Il potere come forma di sopravvivenza

Nel corso degli episodi di Andrai all’inferno emerge con forza la smisurata ambizione della Hosoki, determinata a lasciarsi alle spalle miseria e marginalità attraverso il denaro, il lavoro e la costruzione di un’identità sempre più forte e riconoscibile. Le sue tappe, tra alti e bassi, sono un crescendo di situazioni sempre più dense e rischiose e le capacità di farsi valere, spesso in ambienti maschilisti (chiusi e fortemente patriarcali), la portano sempre più in alto, in un’inarrestabile ascesa inserita in logiche capitalistiche propulsive e proprie del mondo del secondo Novecento. La serie mostra bene anche la sua capacità di trascinare le persone dentro i propri progetti, convincendo familiari, conoscenti e investitori a seguirla persino nelle situazioni più rischiose o improbabili. La Hosoki non si comporta da femme fatale e non usa la seduzione per arrivare a degli obiettivi. Usa la testa e non si fa scrupoli nel mostrarlo, non accontentandosi di mostrare il suo, pur presente, fascino. Parallelamente, prende forma anche il cinismo del personaggio, alimentato da rapporti spesso opportunistici e da uomini che tentano di sfruttarla, manipolarla o, addirittura, ridimensionarla. Dal belloccio truffatore allo yakuza che la schiavizza, alla fine è lei a uscirne, in un certo senso, vincitrice. È proprio da queste esperienze che nasce una donna che mescola cinismo e doti imprenditoriali, convinta che il controllo e il successo economico siano le uniche reali forme di protezione.
Tra carisma e manipolazione

Quello che emerge progressivamente in Andrai all’inferno è, quindi, un personaggio ambiguo e difficile da inquadrare in maniera netta. La Hosoki raccontata dalla serie appare autoritaria, manipolatrice e forse anche spietata, ma allo stesso tempo profondamente legata al contesto sociale in cui è cresciuta: un Giappone rigido, classista e fortemente contraddittorio, nel quale una donna partita dal basso poteva conquistare spazio soltanto costruendo attorno a sé una corazza sempre più dura, in una società che continuava comunque a considerarla inferiore rispetto a quanto meritasse. Più che raccontare semplicemente una sensitiva televisiva, la storia sembra interrogarsi continuamente sul rapporto tra autenticità e costruzione del personaggio pubblico, mostrando come il carisma possa trasformarsi, allo stesso tempo, in forma di emancipazione e di dominio sugli altri, riflesso di un vissuto drammatico e della continua percezione di dover sopravvivere e non soccombere. Le altre figure femminili importanti, come la scrittrice Uozumi e la cantante Chiyoko Shimakura, sono corollario della Hosoki, ma, al contempo, ne plasmano la figura, facendo vacillare le certezze caratteriali che si è costruita nel tempo. In età avanzata, la Uozumi la mette a nudo rispetto al proprio passato, attraverso il romanzo biografico che sta scrivendo. La Shimakura le farà sentire forza e difficoltà al contempo, perché, da cantante in crisi e rinata grazie a lei, le permetterà di sentire anche le proprie debolezze (attraverso una vendetta dal sapore passionale).
Una serie che guarda all’Occidente

La serie alterna il tratto narrativo biografico, mescolando critica sociale e ricostruzione d’epoca, mantenendo per gran parte delle puntate un tono diverso da quello del tipico dramma giapponese. Non siamo nel classico racconto familiare, introspettivo e “slice of life” tipicamente nipponico (e, in genere, dello stile dell’Estremo Oriente nel raccontare storie, che spesso può risultare fin troppo lento); piuttosto, c’è uno sviluppo che cresce d’intensità, con la perenne attesa di exploit e climax da parte di chi guarda la serie. Uno sguardo verso l’Occidente, quindi, nei ritmi, nel susseguirsi della trama, nelle musiche (tantissime canzoni anni Cinquanta e Sessanta americane e britanniche, a sottolineare l’influenza che proprio l’altra parte dell’Oceano ha avuto anche nel Giappone post bellico). Interessante anche il pezzo portante della colonna sonora, tra elettronica contemporanea e tradizione giapponese. Per quanto riguarda la regia, si insiste molto sulla figura centrale della Hosoki, interpretata egregiamente da Erika Toda, capace di rappresentarla dalla giovinezza fino alla tarda età. L’attrice riesce a trasformare questa figura controversa quasi in una presenza magnetica, attorno a cui ruotano tutti gli altri personaggi. Pur rischiando in alcuni momenti di lasciarsi sedurre dal mito della protagonista, la serie riesce comunque a mantenere uno sguardo sufficientemente e volutamente ambiguo, evitando una celebrazione totale del personaggio e lasciando emergere tanto il suo carisma quanto il lato più oscuro della sua ascesa. Andrai all’inferno è un titolo evocativo, simbolico, essendo la frase che la Hosoki pronunciava nelle sue “divinazioni”.
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Scheda
Titolo originale: Jigoku ni Ochiru wa yo
Creata da: Manaka Monaka
Regia: Norichika Ôba, Tomoyuki Takimoto
Paese/anno: Giappone / 2026
Genere: Drammatico, Storico, Biografico
Cast: Tôma Ikuta, Sairi Itô, Tôko Miura, Ayumu Nakajima, Eita Okuno, Erika Toda, Franz Michael Wirt, Gaku Hosokawa, Kentarô Tamura, Kento Hayashi
Sceneggiatura: Manaka Monaka
Fotografia: Taro Kawazu
Montaggio: Nobuyuki Takahashi, Masaya Okazaki
Musiche: Hibiki Inamoto
Produttore: Tomoo Fukatsu, Tatsuya Banno
Casa di Produzione: Django Film
Distribuzione: Netflix
Data di uscita: 27/04/2026
