AMARGA NAVIDAD
Pedro Almodóvar torna, con Amarga Navidad, in concorso a Cannes e in sala dal 21 maggio 2026 per raccontarci del rapporto, necessario e problematico, tra arte e vita. Film in due tempi, passato e presente, dalle molte virtù e qualche limite, prolungamento del discorso inaugurato nel 2019 con Dolor y gloria, sa distanziarsene ma non ne replica, interamente, l’efficacia.
Arte e vita, dal punto di vista dell’artista
È un bel privilegio: sbirciare dal buco della serratura un maestro all’opera. È il regalo che Pedro Almodóvar fa al suo pubblico e in parte anche a sé stesso, per farsi capire meglio e per far capire meglio il processo creativo e l’attitudine “vampiresca” dell’autore. Amarga Navidad, uscita il 21 maggio 2026 per Warner Bros. Pictures Italia in sincrono con il passaggio in concorso al Festival di Cannes, è il primo film del maestro spagnolo dopo la trasferta inglese Leone d’Oro a Venezia 2024 (La stanza accanto), ed è davvero molto personale. Con, tra gli altri, Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia e Aitana Sánchez-Gijón, il film esplora il confine sottile tra realtà e artificio annullando qualsiasi superficiale distinzione tra i due. A Pedro Almodóvar interessa parlare d’amore, d’arte e dei problemi dell’atto creativo, ma soprattutto usa la narrazione doppia di Amarga Navidad – il piano della cosiddetta realtà e la fantasia – per raccontare, in equilibrio tra autoassoluzione e autocritica, come le necessità dell’arte impattano sulla vita.
Un film che ne contiene due, separati da vent’anni

Amarga Navidad è due film in uno, un presente e un passato separati da vent’anni. A Madrid, nel 2024, Raùl (Leonardo Sbaraglia) è un regista dal passato illustre e un presente un po’ così. Non fa un film da cinque anni e per recuperare il tempo perduto scrive un copione che ruba molto alla vita di chi gli sta intorno, su tutti l’assistente compagno Santi (Quim Gutiérrez) e il braccio destro Mónica (Aitana Sánchez-Gijón). Il copione di Raùl è ambientato nel 2004, tra Madrid e Lanzarote, e parla di una regista, Elsa (Bárbara Lennie). Elsa soffre attacchi di panico, ha girato solo due film, entrambi cult, si è autoesiliata nella pubblicità perché paga bene, ha perso la madre e non lo accetta, ha un compagno spogliarellista/pompiere, Bonifacio (Patrick Criado), e un rapporto non facile con le amiche Patricia (Victoria Luengo) e Natalia (Milena Smit). Tutto quello che Raùl immagina per Elsa e gli altri è una chirurgica riesumazione di fatti, ossessioni e sentimenti autentici. Usa, della vita altrui, quello che serve, senza curarsi troppo della sua rapacità. Messo con le spalle al muro, Raùl/Almodóvar si giustifica spiegando che il copione parte dalla vita ma finisce sempre per essere per qualcosa di molto diverso dall’originale. Non è del tutto vero; è solo quando le rimostranze si fanno più accese che Raùl si difende avvicinando lo spettatore al cuore tematico di Amarga Navidad. L’arte si nutre di realtà per isolare, dall’analisi di un caso particolare, le verità universali nascoste sotto. La vita, trasfigurata, diventa cinema, anche se per arrivarci c’è sempre un prezzo doloroso da pagare. Il film è di questo prezzo che sceglie di occuparsi.
Un punto di vista “felliniano”

Guardando al passato recente, Amarga Navidad prolunga il discorso cinefilo/sentimentale e lo sdoppiamento dei piani di lettura del capolavoro Dolor y gloria (2019). Stavolta il territorio è più personale che autobiografico: la cosa importante, per Pedro Almodóvar, è di servirsi delle ossessioni dei personaggi per spiegare come veda il mondo e il cinema. È il suo film più felliniano, Amarga Navidad, e la considerazione tocca lo spirito del racconto più che la forma. Da quel lato lì, è il solito tripudio di interni curatissimi, estetica calorosa e un’immagine costruita con pulita geometria, cortesia del lavoro di Pau Esteve Birba; tutto incredibilmente almodovariano. Ma l’attitudine, l’equilibrio volutamente instabile di autocritica e autodifesa – sì, rubare alla vita per le necessità dell’arte ha un prezzo e bisogna capire quando fermarsi, ma è il cinema che impone di andare avanti – è tipicamente felliniano, nel senso che il maestro riminese pretendeva di essere, contemporaneamente, giudice e complice, indice accusatore e completa assoluzione. Pedro Almodóvar cuce la stessa filosofia schizofrenica sulla pelle di Amarga Navidad, che infatti somiglia a un’autopsia in piena vita del suo cinema: denuncia le storture del processo creativo mentre ne celebra la necessità e la seduzione. È un’ambiguità che non si risolve con facilità. È lì per restare.
Un bel punto di forza, un limite non evitabile e un’idea semplice e forte

Ma non solo. Amarga Navidad ha dalla sua un bel punto di forza, un limite non evitabile e un’idea semplice e forte. Il punto di forza è il rapporto tra arte e vita raccontato come una strada a doppio senso di marcia: l’influenza è reciproca, e in questa bella e problematica confusione l’autore trova la ragion d’essere dell’atto creativo. Il limite non evitabile è la parzialità della visione: manca il controcampo, il punto di vista “altro”, il punto di vista degli spettatori, dei non autori, dei “derubati”, cui il film offre una certa soddisfazione sul finale ma smorzata, perché c’è un momento passato il quale lo sguardo largo del regista non è più così largo. Pedro Almodóvar, come chiunque altro, non può uscire da sé stesso: la tensione autocritica si spegne dopo un po’ e questo toglie brio ad Amarga Navidad, che di Dolor y gloria è parente stretto, ma meno efficace. L’idea semplice e forte del film è di glorificare l’espressione creativa e la sua capacità di risolvere le contraddizioni del rapporto tra reale e artificio fissando la vita al massimo grado di purezza. Capita spesso, nel corso di Amarga Navidad, che una parentesi di pura creatività – una canzone o un testo scarabocchiato sulle pagine di un libro – porti storia e personaggi a un livello di verità che il quotidiano e le parole piatte non saprebbero raggiungere. È la ricompensa definitiva che Pedro Almodóvar regala ai personaggi – valga per la fragilità un po’ arrogante di Leonardo Sbaraglia o la tensione di Bárbara Lennie – e al pubblico: per quanto caotico sia l’intreccio di verità e artificio, la ricompensa, l’opera d’arte, è più grande, forte e nobile del prezzo che siamo costretti a pagare.
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Scheda
Titolo originale: Amarga Navidad
Regia: Pedro Almodóvar
Paese/anno: Spagna / 2026
Durata: 111’
Genere: Commedia, Drammatico
Cast: Rossy de Palma, Leonardo Sbaraglia, Quim Gutiérrez, Aitana Sánchez-Gijón, Bárbara Lennie, Carmen Machi, Milena Smit, Victoria Luengo, Alana S. Portero, Amaia Romero, Antonio Romero, Belén Riquelme, Bibiana Fernández, Elena Gallardo, Fernando Iglesias, Gloria Muñoz, Javier Ambrossi, Javier Calvo, Lola Rodríguez, Luis Jaspe, Mairén Muñoz, María Morales, Miguel Gorbe, Nico Martín, Nieves Álvarez, Nourdin Batan, Omar Ayuso, Patrick Criado, Samuel López, Tusti de las Heras
Sceneggiatura: Pedro Almodóvar
Fotografia: Pau Esteve Birba
Montaggio: Teresa Font
Musiche: Alberto Iglesias
Produttore: Agustín Almodóvar
Casa di Produzione: Instituto de Crédito Oficial (ICO), Movistar Plus+, Instituto de la Cinematografía y de las Artes Audiovisuales (ICAA), Radio Televisión Española (RTVE), El Deseo, Pathé
Distribuzione: Warner Bros.
Data di uscita: 21/05/2026

