BACKROOMS

BACKROOMS

Il giovanissimo Kane Parsons porta al cinema la rielaborazione dei suoi corti horror di successo. Backrooms, con Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, arriva nelle sale italiane il 27 maggio 2026 con la sua perturbante e misteriosa realtà alternativa, dedalo di stanze e corridoi apparentemente senza significato ma in realtà carichi di segreti.

Stanze vuote e pareti gialle

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La forza dell’horror, il genere più in salute nel malaticcio panorama americano, è la contraddizione. Prendiamo il budget: paradossalmente ma non troppo, le ristrettezze economiche sono la strada per la vera ricchezza, quella delle idee e del duro, sporco lavoro cinematografico. È il caso del primo dei due horror di tendenza della primavera 2026, Obsession di Curry Barker, che da un budget modestissimo (750.000 dollari), un’idea coraggiosa e un casting più che azzeccato tira fuori un trasversale enorme successo, di critica e di pubblico (la proiezione è sui 100 milioni di dollari, pazzesco). Backrooms, in sala dal 27 maggio 2026 per I Wonder Pictures, ha un paio di cose in comune con Obsession. L’idea forte, tanto per cominciare. E poi YouTube. Se nel caso di Curry Barker la piattaforma è la palestra che affina le doti di storytelling (non solo nell’horror) e prepara al salto nel cinema lungo, per Kane Parsons, il ventunenne (!) regista di Backrooms, YouTube è il principio di tutto. Il film è l’appendice cinematografica di una serie antologica e virale di corti horror, nati rielaborando un popolare mito internettiano, il fenomeno “backrooms”, ha un concept interessante, tradisce la contraddizione di cui sopra – meno soldi, più idee – in favore di un budget solido e un bel cast, Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve, ma non solo. Se è vero che la forza dell’horror moderno è la contraddizione, quella di Backrooms è diversa dalle altre. Non ha a che fare con i soldi e forse è difficile notarla proprio perché è così maledettamente vicina ai nostri occhi.

Un horror “luminoso” e con niente intorno

Backrooms, Renate Reinsve in una immagine dell'horror di Kane Parsons
Backrooms, Renate Reinsve in una immagine dell’horror di Kane Parsons

La madre di tutte le contraddizioni: se l’horror è cinema sul buio e i terribili segreti che il buio custodisce, Backrooms ribalta l’assunto: è luminoso e spoglio. Kane Parsons gira un film che deliberatamente saggia la flessibilità, la capacità di adattamento e la disponibilità al cambiamento dell’horror americano, una fantasia ambientata nel 1990 in una città come tante con due protagonisti. Lui si chiama Clark (Chiwetel Ejiofor), ed è terribilmente infelice. Il suo matrimonio è naufragato e sul piano professionale gli va anche peggio, perché è interamente assorbito da un lavoro – un negozio di mobili – che non gli piace e che vede come un tradimento della sua autentica vocazione, l’architettura. Lei si chiama Mary (Renate Reinsve), è la terapeuta di Clark e ha un passato complicato. All’inizio, Mary non crede a quello che Clark le racconta, cioè che ha trovato un passaggio nei sotterranei del negozio che lo conduce in una misteriosa ma apparentemente innocua realtà alternativa, un labirinto di spazi liminali – di passaggio – disadorni, non fosse che per qualche oggetto d’arredamento sparso qui e là. Quando Clark scompare nel dedalo delle backrooms, Mary mette da parte lo scetticismo e lo va a cercare. Per fortuna Kane Parsons, pur plasmando il suo horror sulle necessità e le convenzioni del cinema lungo, non tradisce del tutto la vocazione allusiva e l’ambiguità dei corti. Tradisce, sì, ma con senso della misura.

È il cinema puro che fa (la) paura

Backrooms, Chiwetel Ejiofor in un'affascinante immagine dell'horror di Kane Parsons
Backrooms, Chiwetel Ejiofor in un’affascinante immagine dell’horror di Kane Parsons

Il passaggio da un formato all’altro è un gioco di addizione e sottrazione. Quello che Backrooms perde in termini di allusività– l’ambiguità di un film di centocinque minuti è diversa da quella di un corto di nove – lo guadagna in potenza espressiva. Recupera l’estetica da vhs, la seduzione granulosa dei corti e la forza evocativa del found footage, ma la contamina con un lavoro spettacolare, molto cinematografico, di (ri)costruzione degli spazi e dell’immagine. L’immagine è la fotografia di Jeremy Cox e il tripudio del giallo soffocante, malato e opprimente delle backrooms. Gli spazi sono la desolazione – un vuoto gravido di segreti e presenze inquietanti – di corridoi che non portano a niente e di stanze senza scopo. La geometria rassicurante delle backrooms è sistematicamente tradita dalla regia di Kane Parsons; c’è sempre qualcosa di obliquo, sia l’angolazione della macchina da presa, sia una modalità di costruzione degli ambienti, a sporcare l’equilibrio e la linearità degli spazi. Tutto è sinistro, sbagliato, deforme, non ancorato a niente. Backrooms cerca la paura e la trova nel puro cinema: la sua verità dolorosa, la sua follia, la sua inquietante stravaganza sono veicolate da un linguaggio orgogliosamente non verbale. Sono le cose mostrate o nascoste, il taglio dell’inquadratura, il silenzio che fa rumore e il rumore che squarcia il silenzio, il dosaggio degli stili di recitazione – l’attitudine autocommiserante di Chiwetel Ejiofor, il lavoro in sottrazione di Renate Reinsve, c’è pure Mark Duplass – oltre alla natura frammentaria del montaggio a portarci dentro il cuore tematico di Backrooms.

Una metafora a due livelli

Backrooms, Renate Reinsve in una inquietante sequenza dell'horror di Kane Parsons
Backrooms, Renate Reinsve in una inquietante sequenza dell’horror di Kane Parsons

Un cuore tematico difficile da decifrare. Kane Parsons deve trovare la giusta sintesi di allusività e rispetto per lo spettatore, deve capire cosa vada chiarito e cosa no, per massimizzare il piacere del suo audace, imperfetto ma coraggioso esordio cinematografico; ci riesce con un apprezzabile senso delle proporzioni. Non si può recensire Backrooms senza tradirne l’ambiguità, anche solo cercando di portare il discorso su un piano il più possibile razionale, lucido, organico. La metafora parla al nostro presente – le backrooms come riflesso dei tortuosi insensati labirinti del mondo moderno e iper tecnologico – ma c’è anche un’altra lettura, più universale e più intrigante, che merita attenzione: gli spazi disabitati che esprimono l’incubo della solitudine e una terribile assenza di scopo. Lo spazio liminale, nascosto nel retrobottega delle nostre anime, incarna con sinistra precisione la paura di restare intrappolati in una vita che è a tutti gli effetti una non-vita. Meglio fermarsi qui. Backrooms è una fantasia delirante al suo meglio quando cerca la paura nell’ambiguità, nell’indecifrabilità dei segni e dei significati. Al contrario, zoppica quando prova a farsi leggibile. È un film discontinuo: incipit folgorante, prima metà di solidissima costruzione dell’atmosfera, una seconda più confusa e a tratti didascalica, una bella ripresa sul finale. Oltre celebrare indirettamente YouTube come vetrina e laboratorio per una creatività iconoclasta, estranea alle logiche conformiste del mercato, il film, tramite la vitalità giovane e l’ambizione di Kane Parsons, mostra la via per un horror autoriale ma non sprezzante verso il pubblico, che nel concept, nell’idea forte, trova la relativa ragion d’essere. La sua forza è in definitiva l’ultima delle contraddizioni, non la meno importante, dell’horror moderno: proprio perché il cinema di genere ha un perimetro di pubblico più limitato di quello mainstream, non ha l’obbligo di livellarsi verso il basso per piacere a tutti. Può permettersi di essere coraggioso, creativo, diverso, in un certo bizzarro senso è incoraggiato a esserlo. Backrooms non funziona sempre, e non nello stesso modo, ma è diverso, creativo e soprattutto coraggioso. Non c’è nulla di più vivo, al cinema, del cinema di genere.

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Locandina

Backrooms, la locandina italiana dell'horror diretto da Kane Parsons

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Scheda

Titolo originale: Backrooms
Regia: Kane Parsons
Paese/anno: Stati Uniti, Canada / 2026
Durata: 110’
Genere: Horror, Fantascienza, Thriller
Cast: Chiwetel Ejiofor, Avan Jogia, Renate Reinsve, Katharine Isabelle, Lukita Maxwell, Mark Duplass, Natalie Moon, Robert Bobroczkyi, Calix Fraser, Dana Mahmood, Ember Ambrose, Finn Bennett, Kelly Craig, Krista Kosonen, Matthew Patrick Savage, Mel Kostas, Milana Wan, Patrick Baynham, Peter New, Philip Granger, Ramona Kim, Rhiannon Roberts, Sarah Hayward, Sawyer Fraser
Sceneggiatura: Kane Parsons, Will Soodik
Fotografia: Jeremy Cox
Montaggio: Greg Ng
Musiche: Edo Van Breemen, Kane Parsons
Produttore: James Wan, Shawn Levy, Dan Cohen, Dan Levine, Peter Chernin, Jenno Topping, Kori Adelson, Michael Clear, Chris Ferguson, Grant Donghia, Jenni DePiero, Roberto Patino, Marlaina Mah, Kane Parsons, Osgood Perkins
Casa di Produzione: Chernin Entertainment, A24, 21 Laps Entertainment, Atomic Monster, Oddfellows Pictures, Phobos
Distribuzione: I Wonder Pictures

Data di uscita: 27/05/2026

Trailer

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Nato a Roma a un certo punto degli anni '80 del secolo scorso. Laurea in Scienze Politiche. Amo il cinema, la musica, la letteratura. Aspirante maratoneta.

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