KILL BILL: THE WHOLE BLOODY AFFAIR

KILL BILL: THE WHOLE BLOODY AFFAIR

Vale la pena, decisamente, restare 281 minuti in una sala cinematografica per una nuova/vecchia visione come quella di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, distribuito da Midnight Factory e Plaion Pictures dal 28 maggio al 3 giugno 2026. Perché, al di là dei contenuti rinnovati, questo è il film che Quentin Tarantino aveva originariamente in mente, quando ha concepito il viaggio di Beatrix/Black Mamba a caccia di Bill. Seguirlo di nuovo nella sua interezza, quel viaggio, significa anche assaporarlo davvero per la prima volta.

Black Mamba strikes again. Once and for all.

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Sono passati più di vent’anni dall’uscita dei due volumi di Kill Bill, e ora, grazie alla distribuzione di Midnight Factory e Plaion Picture, il cult di Quentin Tarantino viene riproposto in Italia su grande schermo in un unico film, The Whole Bloody Affair, della durata oceanica di quattro ore e quarantuno minuti.
Oggi, rispetto al 2004, molte cose sono cambiate, in particolare la fruizione dei film è diventata una “questione privata”, un’esperienza che si può fare a casa, nel proprio salotto, grazie all’abbonamento a diverse piattaforme, a un costoso televisore performante o a un videoproiettore a tutta parete. Viene dunque da chiedersi se “vale la pena” restare 281 minuti in una sala con gente seduta accanto che potrebbe disturbare, resistendo agli stimoli della fame e della sete, ai crampi alle gambe, al desiderio di stoppare il tutto per andare alla toilette o rispondere al messaggio di un amico.
La risposta è sì, assolutamente, e per diversi motivi.

Nuovi contenuti, a rinnovare un contenitore già noto

Kill Bill: The Whole Bloody Affair, una sequenza animata del film
Kill Bill: The Whole Bloody Affair, una sequenza animata del film

Innanzitutto, una motivazione contenutistica. Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è un semplice lungometraggio riproposto restaurato come accade con molti classici, ma ha al suo interno sequenze mai viste prima.
Il passato di O-Ren Ishii, narrato nell’efficace stile anime cartoon, è stato arricchito di sette minuti in più, in cui la ragazzina non si vendica soltanto di Matsumoto, il capo della yakuza, ma rintraccia e fa fuori altri membri del clan in un carosello di sequenze splatter e iperviolente.
Stessa cosa vale per Go-Go Yubari: in coda al film, come in una sorta di epilogo easter-egg compare The Lost Chapter: Yuki’s Revenge. Il corto è stato girato personalmente da Tarantino in collaborazione con la Epic Games; prende in prestito l’estetica del celebre videogame Fortnite e narra le gesta di Yuki, che tenta di uccidere la sposa per vendicare la sorella Go-Go. Al corto ha partecipato anche Uma Thurman, sia al doppiaggio che prestando le sue movenze per l’animazione.

Uno sguardo inedito…

Kill Bill: The Whole Bloody Affair, Uma Thurman si prepara a combattere
Kill Bill: The Whole Bloody Affair, Uma Thurman si prepara a combattere

Inoltre, uno degli aspetti più sorprendenti del film è la scelta di proporre la scena del duello di Black Mamba contro gli 88 Folli totalmente a colori. Nell’edizione originale del 2004 la carneficina (girata in quasi tre mesi e per la quale erano stati adoperati ben 1700 litri di sangue finto) figurava in bianco e nero, per sfuggire a una severa censura e mantenere il visto R-rated. In questa nuova edizione, invece, la scena è a colori, così come era stata voluta inizialmente dal regista, e l’effetto è a dir poco dirompente, una sanguinosa e adrenalinica sinfonia di vendetta.
Un’altra fondamentale differenza con la prima versione: qui Tarantino sceglie di mostrarci la vicenda totalmente dal punto di vista della Sposa. Infatti, se alla fine di Kill Bill Volume 1 per mantenere alta la tensione come si fa nei feuilleton, veniva rivelato che la figlia di Beatrix era nelle mani di Bill, in The Whole Bloody Affair l’esistenza della bambina la scopriamo insieme alla Sposa, nell’epilogo della seconda parte.

…che è in realtà quello originale.

Kill Bill: The Whole Bloody Affair, Uma Thurman affronta il nemico David Carradine
Kill Bill: The Whole Bloody Affair, Uma Thurman affronta il nemico David Carradine

Le motivazioni contenutistiche si intrecciano dunque con quelle cinefile e con quelle emozionali, che sono poi il valore dell’arte di Quentin Tarantino, il suo stile e il suo appeal.
Perché Kill Bill: The Whole Bloody Affair non è un cut differente di Kill Bill, ma ne è la versione d’elezione con cui il regista ha concepito il lungometraggio: assistere a tale spettacolo vuol dire coglierne il senso nella sua interezza.
Il primo atto della narrazione si sofferma sull’aspetto più violento e catartico per poi sfumare, poco a poco, in quello sacrale: dall’incontro con Hattori Hanzo e Pai Mei, Kill Bill si trasforma, da Sinfonia, in Liturgia della Vendetta.
Il sacro in Kill Bill: The Whole Bloody Affair si manifesta in crescendo, fino a portare alla resurrezione fisica e psicologica di Black Mamba, donna ferita e insieme angelo della vendetta.
A uno sguardo superficiale, comune a diversi detrattori del film, l’opera appare scollegata: chi si era entusiasmato allo stile della prima parte, si attendeva una seconda parte analoga, “meno lenta” come alcuni l’avevano definita.
Ma Tarantino ama disconfermare le attese, e l’evoluzione interna di Kill Bill simboleggia un po’ la sua evoluzione registica, segnata dal passaggio dal violento e stiloso Pulp Fiction all’introspettivo e altrettanto stiloso Jackie Brown.
Nell’economia della storia, un secondo atto di Kill Bill altrettanto sopra le righe e ricco di coreografie d’azione sarebbe stata una narrazione urlata e non avrebbe consentito un’evoluzione reale della protagonista; personaggio prima bidimensionale, quasi fumettistico, che si scopre donna in carne e ossa, nella sua forza ma anche nelle sue debolezze.

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“Gargantuesco” e imperdibile

Kill Bill: The Whole Bloody Affair, una determinata Uma Thurman in una scena
Kill Bill: The Whole Bloody Affair, una determinata Uma Thurman in una scena

Sul finale Bill, eterna nemesi di Beatrix, le fa una rivelazione inquietante: ha scelto di non farla uccidere da Elle Driver durante il coma in ospedale per un motivo preciso. Perché, nel compiere la sua vendetta, Beatrix tornasse a essere Black Mamba, la killer spietata da cui aveva tentato di fuggire, facendo la commessa in un negozio di dischi.
Combattendo la squad di Bill, Black Mamba si è trasformata nel suo doppio crudele, nella metà oscura che voleva ricacciare indietro per amore della figlia.
Ma tutta questa ricerca, fino al melodrammatico finale, l’ha condotta a fare i conti con se stessa, a osservare la sua rabbia allo specchio attraverso Bill. E a rinascere un’ultima volta.
Ed è proprio questo aspetto che emerge dalla visione totale dell’intero film: Kill Bill è la storia della Vendetta di Beatrix o della Vendetta di Bill?
Per scoprirlo, non resta che andare al cinema. Forse si uscirà dalla sala con qualche crampo in più, ma con tanta adrenalina nelle vene e con lo sguardo pieno di meraviglia per questo film “gargantuesco”. Come direbbe Elle Driver, “succede raramente di poterlo usare in una frase”, ma per Kill Bill: The Whole Bloody Affair è decisamente perfetto.   

Locandina

Kill Bill: The Whole Bloody Affair, la locandina italiana del film di Quentin Tarantino

Gallery

Scheda

Titolo originale: Kill Bill: The Whole Bloody Affair
Regia: Quentin Tarantino
Paese/anno: Stati Uniti / 2004
Durata: 281’
Genere: Azione, Thriller
Cast: Lucy Liu, Jun Kunimura, Michael Madsen, Daryl Hannah, James Parks, Kazuki Kitamura, Laura Cayouette, Uma Thurman, Akaji Maro, Ambrosia Kelley, Bo Svenson, Chiaki Kuriyama, Christopher Allen Nelson, Claire Smithies, Clark Middleton, David Carradine, Gorô Daimon, Helen Kim, Issei Takahashi, Jeannie Epper, Jonathan Loughra, Julie Dreyfus, Kenji Ôba, Larry Bishop, Liu Chia-Hui, Michael Bowen, Michael Parks, Perla Haney-Jardine, Reda Beebe, Shana Stein, Shu Lan Tuan, Shun Sugata, Sid Haig, Sonny Chiba, Thea Rose, Vivica A. Fox, Yoshiyuki Morishit
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Sally Menke
Musiche: RZA, Robert Rodriguez
Produttore: Koko Maeda, Dede Nickerson, Lawrence Bender
Casa di Produzione: Super Cool ManChu, A Band Apart
Distribuzione: Plaion Pictures, Midnight Factory

Data di uscita: 28/05/2026

Trailer

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Scrittrice, cinefila, bibliofila. Sono laureata in psicologia delle comunicazioni di massa e autrice della Trilogia dei Colori (Tutto quel nero, Tutto quel rosso, Tutto quel blu, 2011-2014) edita dal Giallo Mondadori, a cui è seguito Tutto quel buio (Elliot, 2018); nei quattro romanzi della serie la giovane cinefila Susanna Marino va alla ricerca di misteriosi film realmente scomparsi. Ho inoltre tradotto diversi autori noir tra cui Jeffery Deaver e la saga di Dexter, da cui è stata tratta la serie tv omonima, e nel 1999 ho ricevuto il premio "Adelio Ferrero" per la Critica Cinematografica. Colleziono compulsivamente dvd, libri introvabili e locandine di cinema.

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