MASTERS OF THE UNIVERSE
Secondo adattamento cinematografico live-action del franchise giocattolo Mattel di He-Man, questo Masters of the Universe di Travis Knight è un blockbuster da 200 milioni di dollari che possiede una qualità rara nel genere: la piena consapevolezza di ciò che è, ovvero la messa in scena di un universo di plastica sublimato in mitologia popolare. Il guaio è che questa lucidità non regge da sola il peso di 140 minuti di racconto, e che la seconda parte del film paga in modo significativo le contraddizioni di tono che la prima lasciava già intravedere. Jared Leto nei panni di Skeletor è, quasi paradossalmente, il suo punto più alto.
Il castello di plastica
Il punto di partenza narrativo di Masters of the Universe che Travis Knight e i suoi sceneggiatori — Chris Butler, Aaron e Adam Nee, David Callaham — hanno scelto è, sulla carta, più sofisticato di quanto i trailer lasciassero presagire. Il Principe Adam non si presenta come l’eroe nerboruto dell’iconografia classica: è un uomo cresciuto sulla Terra dopo essere stato sottratto a Eternia nell’infanzia, che ha imparato — con un tocco di ironia dichiarata — a gestire i conflitti attraverso la mediazione verbale, lavorando nelle risorse umane di una grande azienda. Quando la Spada del Potere lo rintraccia, quindici anni dopo che Skeletor ha preso il controllo del suo mondo, Adam si trova a dover fare i conti non soltanto con un nemico, ma con un’identità che non ha mai scelto e con un destino che lo aspetta senza avergli chiesto il consenso.
Questo impianto da romanzo di formazione — il successore legittimo che non voleva esserlo, l’eroe che deve costruirsi il titolo prima di poterlo portare — è la scelta narrativa più intelligente del film, e quella su cui Travis Knight lavora con maggiore convinzione nella prima ora. Il confronto con Bumblebee (2018), precedente lavoro del regista nell’ambito dei franchise giocattolo, è inevitabile: anche in quel caso il centro emotivo del film si reggeva su una relazione e su un percorso di crescita più che sull’azione, e anche in quel caso il risultato aveva superato le aspettative della vigilia.
L’universo che abbraccia la propria assurdità

La sorpresa più genuina di Masters of the Universe è il rapporto che intrattiene con il proprio materiale. Knight non prova a rendere credibile ciò che credibile non può essere, né cede alla tentazione opposta di deriderlo. Sceglie invece di abitarlo con leggerezza consapevole, trasformando i nomi improbabili dei personaggi, le architetture stravaganti di Eternia e le convenzioni più datate della mitologia originale in elementi di un gioco che lo spettatore è esplicitamente invitato a condividere. Il cameo di Dolph Lundgren — interprete del primo He-Man cinematografico nel film di Gary Goddard del 1987, che a sua volta attingeva all’estetica di Jack Kirby — è prevedibile, ma il film lo inserisce in modo funzionale alla trama, evitando di ridurlo a pura strizzatina d’occhio nostalgica.
Il rischio di questa impostazione è quello di usare l’autoironia come scudo: quando la comicità interviene a smorzare una tensione drammatica che il film non ha ancora costruito con sufficiente solidità, smette di essere una scelta stilistica e diventa una forma di elusione. Ed è esattamente ciò che accade in diverse sequenze della seconda parte, dove il registro leggero non bilancia l’emotività ma la sostituisce, lasciando alcune scene sospese in un limbo tra la parodia e l’avventura epica che non appartiene pienamente né all’una né all’altra.
Jared Leto e il problema del tono

La performance di Jared Leto è stata per molti il vero punto di discussione di Masters of the Universe, e probabilmente quello destinato a restare più impresso. Il suo Skeletor è una creatura teatrale, gonfiata fino ai limiti del grottesco, con una consapevolezza quasi brechtiana del proprio statuto di antagonista da cartone animato. È un villain che non spaventa ma affascina, e che possiede una coerenza interna tanto rigorosa quanto stravagante: Leto ha capito che l’unico modo per abitare quel teschio dipinto era spingere il pedale fino in fondo, e ha avuto ragione. Nicholas Galitzine nel ruolo principale regge la prima parte, nella quale il suo Adam incerto e disancorato funziona bene; nella seconda, quando il personaggio deve compiere il salto verso l’eroismo, l’evoluzione appare accelerata in modo meccanico, come se la sceneggiatura avesse esaurito la pazienza prima che il film avesse esaurito il tempo. Idris Elba è autorevole nel ruolo di Man-At-Arms, ma il suo Duncan rimane ai margini di una storia che non trova mai il modo di valorizzarlo davvero. Alison Brie, come Evil-Lyn, è a sua volta semplicemente sprecata.
Il franchise come forma del mondo

Il confronto con Barbie (2023) di Greta Gerwig — l’adattamento Mattel che ha ridisegnato il perimetro di ciò che questo tipo di operazione può ambire a essere — è scritto nell’aria di ogni sequenza del film, e non gioca a favore di Travis Knight. Gerwig aveva costruito uno sguardo critico e stratificato sul proprio giocattolo, usando la sua artificiosità come lente attraverso cui leggere qualcosa di reale. Knight si ferma un passo prima: l’affetto che nutre per il franchise è autentico, ma non si trasforma mai in visione. La questione di cosa rappresenti davvero He-Man — un archetipo della mascolinità onnipotente e senza sfumature, con tutto l’ingombro ideologico che quella figura porta con sé — viene avvicinata di lato, attraverso l’ironia, senza mai essere davvero attraversata. Il film la neutralizza invece di abitarla.
Ciò che rimane in Masters of Universe è un blockbuster onesto, dotato di un’energia genuina e di almeno un personaggio memorabile. Non è trascurabile, nel panorama attuale. Ma è considerevolmente meno di quanto il materiale, e il budget, avrebbero consentito di fare.
Locandina

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Scheda
Titolo originale: Masters of the Universe
Regia: Travis Knight
Paese/anno: Stati Uniti / 2026
Durata: 140’
Genere: Azione, Fantascienza, Fantastico, Avventura
Cast: Idris Elba, Jared Leto, Alison Brie, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Kristen Wiig, Dolph Lundgren, Morena Baccarin, Charlotte Riley, Artie Wilkinson-Hunt, Kojo Attah, Nicholas Galitzine, Arun Bassi, Camila Mendes, Christiaan Bettridge, Christian Vunipola, Eire Farrell, Elena Rivers, Hafþór Júlíus Björnsson, Hung Dante Dong, James Apps, James Purefoy, James Wilkinson, Jon Xue Zhang, Kelly Coughlin, Max Kraus, Sam C. Wilson, Sasheer Zamata
Sceneggiatura: Dave Callaham, Chris Butler, Adam Nee, Aaron Nee
Fotografia: Fabian Wagner
Montaggio: Paul Rubell
Musiche: Daniel Pemberton
Produttore: Robbie Brenner, DeVon Franklin, Nate Atwood, Jason Blumenthal, Todd Black, Steve Tisch
Casa di Produzione: Escape Artists, Metro-Goldwyn-Mayer (MGM), Amazon MGM Studios, Canada Audio Visual Tax Credit, Film in Iceland, Mattel Studios, South Australian Government
Distribuzione: Eagle Pictures, Sony Pictures Entertainment
Data di uscita: 04/06/2026

